Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6823 del 20/03/2010

Cassazione civile sez. III, 20/03/2010, (ud. 25/02/2010, dep. 20/03/2010), n.6823

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Presidente –

Dott. FINOCCHIARO Mario – Consigliere –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul regolamento di competenza d’ufficio proposto dal Tribunale di

Catanzaro, con ordinanza n. R.G. 1799/08 dell’11.5.09, depositata il

28.5.09, nel procedimento pendente fra:

ISTITUTO FIORENTINO-(OMISSIS);

F.G., F.M., F.S., F.

F., FA.GI. e C.F. in qualità di

eredi di Fa.Se., COMUNE DI CATANZARO;

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25/02/2010 dal Consigliere Relatore Dott. RAFFAELE FRASCA.

E’ presente il P.G. in persona del Dott. LIBERTINO ALBERTO RUSSO.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

quanto segue:

p.1. Il Tribunale di Catanzaro, Sezione Specializzata Agraria, ha sollevato conflitto di competenza d’ufficio nella controversia a suo tempo introdotta nel lontano gennaio del 1988 davanti al Pretore di Catanzaro e poi passata, a seguito della soppressione dell’ufficio pretoriale, al Tribunale in sede ordinaria (sezione stralcio), dall’Istituto Fiorentino (OMISSIS), per ottenere, in ragione della sua qualità di proprietaria, da Fa.Se. il rilascio per occupazione abusiva senza titolo di un fondo rustico, denominato “(OMISSIS)”.

Nel giudizio interveniva in via adesiva rispetto alla domanda attorea la IPAB- Ente Morale – Casa di Riposo – Istituto per anziani nella qualità di comproprietaria del fondo, cui successivamente subentrava nel 1997 il Comune di Catanzaro (ai sensi della L.R. Calabria n. 6 del 1985). Con sentenza del 2 novembre 2007 il Tribunale, all’esito dell’istruzione documentale e testimoniale, declinava la competenza.

Il Tribunale, come emerge dalla sentenza che si rinviene in atti nel fascicolo dell’Istituto Fiorentino (OMISSIS), aveva dichiarato la propria incompetenza adducendo: 1) che dalle emergenze dell’istruzione testimoniale e documentale era risultato che il Fa. sarebbe stato affittuario del fondo in forza di contratto concluso con gli eredi di L.F., che l’aveva legato per testamento del (OMISSIS) a favore di enti morali, cui erano succeduti nel corso del tempo l’istituto attore e la IPAB; 2) che i detti eredi avrebbero “consegnato” sic il fondo “ai destinatari” sic soltanto il (OMISSIS). Il Tribunale ha ritenuto che da dette emergenze, pur non avendo sostenuto alcuna delle parti e segnatamente il Fa. (che anzi l’aveva negata) l’esistenza del rapporto agrario, risultasse una situazione che lo legittimava al rilievo d’ufficio della competenza sulla controversia della Sezione Specializzata Agraria, vertendosi in tema di competenza per materia, dovendosi accertare appunto quella esistenza. Ha anche osservato che le cennate risultanze lasciavano incerto se il contratto di affitto fosse durato solo con gli eredi della L. o continuato con i proprietari subentrati dopo la consegna dei beni (evidentemente – è da credere – in esecuzione del legato).

La Sezione Specializzata Agraria (davanti alla quale la causa veniva riassunta e si costituivano gli eredi di Fa.Se., deceduto), nell’ordinanza di elevazione del conflitto, ha sostenuto che la declinatoria di competenza sarebbe stata erronea, in quanto le domande di cui il Tribunale ordinario risultava investito erano solo quella principale di rilascio per occupazione abusiva senza titolo e quella riconvenzionale di usucapione. Ha, quindi, osservato che la questione dell’accertamento del rapporto di affittanza agraria fra il de cuius e gli eredi L. non rilevava ai fini dell’individuazione della competenza, in quanto si sarebbe trattato di rapporto fra una delle parti e terzi. All’uopo, il giudice specializzato, dopo avere richiamato il consolidato principio di diritto (Cass. n. 447 del 2005) secondo cui rientrano nella competenza funzionale ratione materiae delle sezioni specializzate agrarie, tutte le controversie nelle quali, in base alla domanda dell’attore o all’eccezione del convenuto, la decisione della causa implichi un accertamento positivo o negativo dei rapporti soggetti alle speciali norme cogenti in materia di contratti agrari, salvo che appaia ictu oculi infondata la tesi volta a ricondurre il rapporto controverso nell’ambito di quelli contemplati dalla speciale legislazione sui contratti agrari, ha escluso che ricorresse nella specie una simile situazione, assumendo che ricorrerevano gli estremi per l’applicazione del principio diritto di cui a Cass. n. 19137 del 2005 (ma affermato, per la verità, anche da decisioni precedenti), secondo cui La causa promossa per ottenere il rilascio di un fondo rustico perchè detenuto senza titolo, nella quale il convenuto eccepisca di possedere il fondo in virtù di un rapporto di affitto intercorrente con una terza persona, appartiene non alla competenza della sezione specializzata agraria, bensì a quella del tribunale in composizione ordinaria, in quanto, in mancanza di un rapporto tra la parte che chiede il rilascio e il terzo preteso affittante, è irrilevante, ai fini della decisione, l’eventuale sussistenza del rapporto agrario. Nessuna delle parti ha svolto attività difensiva.

p.2. L’istanza di regolamento ricorso è soggetta alla disciplina delle modifiche al processo di cassazione, disposte dal D.Lgs. n. 40 del 2006.

p.3. Essendosi ritenute sussistenti le condizioni per la decisione con il procedimento di cui all’art. 380-bis c.p.c., è stata redatta relazione ai sensi di tale norma, che è stata comunicata al Pubblico Ministero presso la Corte.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

quanto segue:

p.1. Nella relazione redatta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c. si è osservato quanto segue:

“(…) 3. – L’istanza di regolamento di competenza appare tempestiva, in quanto sollevata entro l’udienza di trattazione e, quindi, quando il potere di elevazione del conflitto era ancora sussistente.

3.1. – L’istanza appare, altresì, fondata, ma per ragioni diverse da quelle assunte dall’ordinanza di elevazione del conflitto e che la Corte dovrebbe rilevare nell’esercizio dei suoi poteri di statuizione sulla competenza.

La ragione che secondo la Sezione Specializzata comporterebbe l’illegittimità della rimessione della causa alla detta Sezione da parte del Tribunale e che dovrebbe rinvenirsi nel principio di diritto di cui a Cass. n. 19137 del 2005 appare, infatti, insussistente all’esito dell’esame degli atti.

Invero, gli eredi L., in quanto danti causa dei comproprietari Istituto Fiorentino (OMISSIS) e Comune di Catanzaro non possono essere considerati terzi rispetto ad essi, che sono titolari di una posizione dipendente e potrebbero essere subentrati nella posizione di concedenti, come rilevò, del resto, il Tribunale, sia pure con affermazioni non del tutto chiaramente esplicitate.

3.2. – Venuta meno la ragione indicata dalla Sezione Specializzata, la ragione per la quale l’istanza è fondata si deve rinvenire, invece, nella corretta applicazione del consolidato principio di diritto, pure richiamato nell’ordinanza come criterio di individuazione generale della competenza agraria. Tale applicazione comporta quanto segue.

Poichè nè l’originario attore nè il convenuto avevano svolto alcuna domanda riconducibile alla detta competenza, quest’ultima si sarebbe potuta configurare: a) se l’esistenza di una controversia sulla sussistenza dell’affitto agrario fosse stata allegata comunque per via di eccezione dallo stesso convenuto (cumulativamente con la prospettazione dell’usucapione) e detta eccezione non fosse stata prima facie o ictu oculi priva di fondamento; b) se le emergenze delle allegazioni delle parti, al di là della qualificazione giuridica loro data da esse, avessero rivelato una situazione oggettivamente evidenziante l’esistenza dell’affitto agrario e, quindi, idonea a giustificare l’esercizio del potere officioso del Tribunale istruttorie.

La prima ipotesi non ricorreva, perchè lo stesso Tribunale ordinario diede atto che il Fa. aveva negato che fosse intercorsa l’affittanza con gli eredi L.. Nemmeno la seconda ipotesi ricorreva.

3.3. – Va rilevato che nella specie, vertendosi in un processo soggetto al regime di rilevazione della incompetenza anteriore alla L. n. 353 del 1990 e, quindi, di rilevabilità d’ufficio della incompetenza per materia in ogni stato e grado del giudizio, il Tribunale ebbe a procedere pacificamente al rilievo dell’incompetenza all’esito delle acquisizioni processuali scaturire dall’espletata istruzione.

Ora, il Tribunale, essendo il processo di vecchio rito e, dunque, la questione di competenza per materia rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del processo (giusta il tenore dell’art. 38 anteriore alla L. n. 353 del 1990) poteva certamente, stante la durata del suo potere di rilevazione, esercitare il potere di rilevazione nel momento in cui lo ha esercitato, cioè ancorchè fosse stata espletata l’istruzione, ma avrebbe dovuto farlo non già sulla base delle risultanze istruttorie, bensì esclusivamente sulla base delle allegazioni delle parti in limine litis o, tenuto conto che l’art. 184 c.p.c. nel testo anteriore alla riforma di cui alla L. n. 353 del 1990 e scaturito dalla novella del 1950, consentiva l’esercizio del potere di modificare domande ed eccezioni fino all’udienza di precisazione delle conclusioni, sulla base di allegazioni delle parti, finalizzate alla modifica della domanda originaria o delle eccezioni o alla proposizione di nuove eccezioni, che si fossero verificate successivamente alla fase iniziale della lite e fino a quel momento.

Questa limitazione, anche per la rilevazione d’ufficio della incompetenza per materia ancorchè in allora rilevabile in ogni stato e grado del giudizio, discendeva dall’applicazione del principio di cui all’art. 10, comma 1, secondo cui la competenza si determinava (come tuttora si determina) dalla domanda, il che implicava (come implica) che la valutazione di sussistenza o meno della competenza si dovesse correlare alla situazione scaturita dal potere della parte sulla domanda, mentre, quando l’ordinamento dava rilievo eccezionalmente, in funzione della individuazione della competenza ad attività di allegazione successive alla domanda, come altre domande (si vedano gli artt. 34, 35 e 36 c.p.c.) o un’eccezione del convenuto (si vedano l’art. 13 c.p.c., commi 1 e 2, e art. 14 c.p.c.), dal potere del convenuto di introdurre dette domande ed eccezioni rilevanti sulla competenza.

Per quanto attiene alla modifica della domanda la rilevanza della stessa ai fini della competenza era coerente con il principio di cui all’art. 10, comma 1, in quanto, trattandosi di attività lecita fino ad un certo momento, bene si poteva comprendere come dovesse rilevare proprio in ragione della regola di cui a detta norma.

Per quanto attiene alle domande introdotte dal convenuto, doveva tenersi conto del fatto che l’art. 167 (testo anteriore alla novella della L. 1990) prevedeva una preclusione e, pertanto, l’eventuale introduzione di domande rilevanti in funzione della modificazione della competenza per come correlata alla domanda originaria poteva scaturire solo dall’accettazione del contraddittorio sulla loro introduzione tardiva.

Quanto alla rilevanza dell’eccezione in funzione della determinazione della competenza, l’ordinamento conteneva, come contiene, un principio per cui essa doveva manifestarsi in limine litis in due norme rilevanti per la competenza per valore (artt. 13 e 14 c.p.c. già citati). Si sarebbe potuto, pertanto, tranquillamente ritenere che tali norme fossero espressione di un principio generale, per cui nei casi eccezionali di rilevanza sulla competenza delle eccezioni del convenuto, dovesse valere sempre la situazione verificatasi in limine litis, il che avrebbe consentito di escludere che l’introduzione successiva dei fatti integranti l’eccezione potesse rilevare dopo quel momento (così, infatti, Cass. n. 11609 del 2005).

Se invece, sulla base del rilievo che nessuna norma regolava, come regola, l’incidenza sulla competenza per materia di eventuali eccezioni introdotte dal convenuto nel corso dello svolgimento processo e (in allora) fino all’udienza di precisazione delle conclusioni, si fosse pensato che l’introduzione di una nuova eccezione da parte del convenuto fino a quell’udienza, in quanto avesse prospettato che la controversia era soggetta ad una diversa competenza per materia rispetto a quella del giudice adito, dovesse avere senz’altro rilievo proprio in quanto l’art. 184 consentiva nuove eccezioni, allora la conclusione sarebbe stata nel senso che a detta introduzione dovesse riconoscersi rilevanza. Ma tale soluzione avrebbe postulato che fosse stato lo stesso convenuto ad introdurre il fatto integrante l’eccezione di incompetenza per materia, cioè ad attribuirgli rilievo, sia pure anche senza porlo espressamente a base dell’eccezione di incompetenza. Non avrebbe potuto legittimare il giudice, sulla base della mera emersione dall’espletata istruzione del fatto potenzialmente individuatore di una diversa competenza per materia a rilevare l’incompetenza: ciò, perchè, una volta che si fosse stati in presenza di una situazione per cui ai fini della individuazione della competenza per materia rilevava anche l’eccezione del convenuto, pur sempre a livello dell’onere di allegazione, sarebbe stato necessario che il fatto che l’avesse integrata fosse stato invocato dal convenuto. Se il convenuto si fosse astenuto dal dare rilevanza al fatto, sarebbe mancato il presupposto per l’attribuzione al fatto della eccezionale rilevanza in funzione della determinazione della competenza.

Ebbene, nella specie il Tribunale ha dato rilievo alle emergenze dell’istruzione in assenza di una qualsiasi attività di allegazione del convenuto e, pertanto, si verte proprio in ipotesi di mancanza del detto presupposto.

Nella logica individuata si iscrive Cass. n. 7131 del 1997, la quale diede rilievo all’eccezione di incompetenza sollevata dal convenuto sulla base delle risultanze agrarie, statuendo quanto segue: ®Quando l’incompetenza funzionale non venga rilevata dal giudice nè eccepita dalle parti in limine litis, ma solo in un momento successivo, ragioni di economia processuale impongono che dei risultati dell’attività istruttoria sino a quel momento compiuta si tenga conto ai fini della decisione sulla competenza. Ne consegue, con riguardo a domanda di rilascio di un fondo rustico proposta innanzi al Tribunale, che la domanda riconvenzionale del convenuto il quale prospetti l’esistenza di un rapporto agrario e ne chieda il riconoscimento, rende necessaria da parte del giudice adito la declaratoria di incompetenza in favore della sezione specializzata agraria, a meno che l’istruttoria cui sia stato dato corso nonostante la suddetta prospettazione, non consenta di riconoscere la manifesta infondatezza della riconvenzionale medesima.

3.4 – Peraltro, proprio questo precedente consente di formulare i limiti della diversa – e non condivisa – ipotesi ricostruttiva che – nel regime anteriore alla L. n. 353 del 1990 – avesse inteso, nella materia della competenza agraria, ammettere che il giudice desse rilievo alle risultanze dell’attività istruttoria anche senza un’attività di allegazione ed eccezione del convenuto volta a prospettare una situazione che, indipendentemente dalla qualificazione giuridica da lui data, fosse oggettivamente riconducibile alla competenza agraria. Si sarebbe dovuto ritenere che quelle risultanze, proprio perchè l’istruzione era stata espletata e la materia del contendere e, quindi, l’effettivo contenuto della domanda e dei fatti idonei ad evidenziare eccezioni rispetto ad essa era sufficientemente individuata, avrebbero dovuto essere idonee a rivelare se la domanda stessa era o meno riconducibile all’ambito delle controversie di competenza del giudice specializzato in modo certo e non più a livello di delibazione di non infondatezza ictu oculi o prima facie. hi altri termini, solo se le risultanze istruttorie fossero state tali da evidenziare in modo certo la natura agraria del rapporto coinvolto dalle domande delle parti e, quindi, l’esistenza del rapporto di affittanza, si sarebbe potuto rilevare l’incompetenza.

Viceversa, il Tribunale ha proceduto alla rilevazione della incompetenza sulla base del rilievo del tutto ipotetico che le risultanze istruttorie alimentavano un generico dubbio sull’esistenza dell’affittanza agraria e soprattutto sulla sua persistenza fino al momento dell’acquisizione del fondo da parte dell’istituto attore e dell’intervenuto. Ciò è tanto vero che nella sentenza del Tribunale si prefigura la necessità che davanti al giudice specializzato quella questione dovesse trovare il naturale approfondimento.

In tal modo il Tribunale avrebbe esercitato il potere di rilevazione d’ufficio della competenza della sezione specializzata sulla base di emergenze del tutto incerte in ordine alla ricorrenza di un rapporto agrario implicato dalle domande di cui era investito. Lo ha fatto, cioè, con un ragionamento non diverso da quello che bene avrebbe potuto fare se l’incertezza de qua fosse stata palese già in limine litis.

Come s’è detto, invece, qualora non si fosse condivisa la prima opzione interpretativa sopra indicata o addirittura quella di Cass. n. 7131 del 1997 (diretta ad ancorare il problema della competenza sempre allo stato della causa in limine litis), si sarebbe dovuto ritenere che, nel regime anteriore alla riforma dell’art. 38 di cui alla L. n. 353 del 1990, la circostanza che l’incompetenza per materia fosse rilevabile in ogni stato e grado del processo, allorquando l’individuazione della competenza per materia fosse stata dipendente dalla natura del rapporto e, quindi, anche dagli accertamenti di merito su di esso, comportava che, quando l’esercizio del potere di rilevazione fosse avvenuto all’esito di tali accertamenti, cioè dell’istruzione, la rilevazione della incompetenza potesse avvenire solo se detti accertamenti avessero palesato in modo sufficientemente certo la natura del rapporto come riconducibile alla competenza per materia di un giudice diverso da quello adito. Ciò non era men vero anche nel rapporto fra la competenza ordinaria e quella del giudice specializzato agrario, ancorchè la giurisprudenza anche di questa Corte si fosse indirizzata a ritenere sufficiente in limine litis allo spostamento di competenza l’apparire non prima facie o ictu oculi infondata la qualificazione agraria del rapporto. E, pertanto, quando solo all’esito dell’istruzione fosse emersa la natura agraria del rapporto, pur non dedotta da alcuna delle parti, il potere d’ufficio poteva essere esercitato solo sulla base di una situazione di riscontro dell’agrarietà certa in base all’istruzione, mentre, l’incertezza quanto a tale situazione comportava che la controversia dovesse restare radicata davanti al giudice della competenza ordinaria e dovesse essere decisa nel presupposto dell’esclusione di qualsiasi profilo di agrarietà. Spostare una controversia davanti al giudice agrario sulla base di una qualificazione del rapporto idonea a giustificare la sua competenza del tutto incerta pur dopo lo svolgimento dell’attività istruttoria non poteva che sembrare contrario all’effettività del diritto di azione in giudizio e, quindi, avrebbe integrato un’interpretazione lesiva della Costituzione, ma, è da credere, delle stesse intenzioni del legislatore codicistico, il quale, là dove aveva previsto un potere di rilevazione esercitabile per tutta la durata del processo per la competenza per materia, non poteva – per un’elementare esigenza di ragionevolezza – aver voluto ch’esso, quando esercitato dopo l’istruzione, lo fosse sulla base di risultanze incerte.

3.5. – In base alle considerazioni svolte sembra, pertanto, che si dovrà dichiarare la competenza del Tribunale di Catanzaro, in accoglimento dell’istanza di regolamento di competenza d’ufficio”.

2. Il Collegio condivide le argomentazioni e le conclusioni della relazione alle quali nulla è necessario aggiungere, tenuto conto che il Pubblico Ministero presso la Corte non ha svolto alcun rilievo.

3. Dev’essere, pertanto, dichiarata la competenza del Tribunale di Catanzaro, davanti al quale il giudizio andrà riassunto nel termine di sei mesi dal deposito della presente ordinanza (applicandosi l’art. 50 c.p.c. nel testo anteriore alla modifica da parte della L. n. 69 del 2009. Il deposito della presente ordinanza, infatti, essendo rimaste contumaci in questa sede le parti, non va loro comunicato. Questa Corte, infatti, ha già affermato il principio di diritto, secondo cui “la sentenza non va comunicata alla parte non costituita e pertanto, nel caso di sentenza emessa a definizione del giudizio per regolamento di competenza il termine per la riassunzione decorre, per la parte contumace, dalla pubblicazione della sentenza stessa” (Cass. n. 8024 del 2003; Cass. (ord.) n. 18795 del 2007).

P.Q.M.

La Corte dichiara la competenza del Tribunale di Catanzaro. Assegna per la riassunzione termine di mesi sei dal deposito della presente ordinanza.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Terza Sezione Civile, il 25 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 20 marzo 2010

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