Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6809 del 11/03/2021

Cassazione civile sez. VI, 11/03/2021, (ud. 02/02/2021, dep. 11/03/2021), n.6809

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Presidente –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13240-2020 proposto da:

D.W., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e

difesa dall’avvocato FRANCESCO BONATESTA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 658/2020 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 13/2/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 2/2/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ALBERTO

PAZZI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. il Tribunale di Bologna, con ordinanza ex art. 702-bis c.p.c. del 16 novembre 2017, rigettava il ricorso proposto da D.W., cittadino del Senegal, avverso il provvedimento emesso dalla locale Commissione territoriale di diniego di riconoscimento del suo status di rifugiato nonchè del suo diritto alla protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex artt. 2 e 14 o a quella umanitaria ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, e D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6;

2. la Corte d’appello di Bologna, a seguito dell’impugnazione proposta dal D., rilevava, fra l’altro e per quanto di interesse, che: i) le dichiarazioni del migrante (il quale aveva raccontato di essere espatriato dopo la morte del padre, provocata da una mina, per il timore di essere rapito dai ribelli del movimento indipendentista MFDC a fini di reclutamento) erano inattendibili; li) tale inverosimiglianza faceva sì che non fossero ravvisabili i presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria, in presenza di timori del tutto ipotetici e astratti; non era possibile attribuire neppure la protezione umanitaria, non essendo stata allegata alcuna condizione di particolare vulnerabilità e in considerazione del fatto che il migrante non aveva dimostrato di aver raggiunto una condizione di integrazione nel paese ospitante e avrebbe fatto rientro in un paese considerato sicuro;

3. per la cassazione della sentenza di rigetto dell’appello, pubblicata in data 13 febbraio 2020, ha proposto ricorso D.W. prospettando tre motivi di doglianza;

il Ministero dell’Interno si è costituito al di fuori dei termini di cui all’art. 370 c.p.c. al fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. occorre osservare, in limine, come non assuma alcun rilievo ai fini del decidere la richiesta di cessata materia del contendere presentata dal ricorrente, atteso che la stessa è stata posta all’attenzione di questa Corte in epoca successiva alla celebrazione dell’adunanza camerale (e precisamente in data 3 febbraio 2021);

5. il primo motivo di ricorso denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, in quanto la Corte d’appello non ha tenuto conto delle difficili condizioni personali in cui il migrante si trovava al momento della narrazione nè ha escluso la sostanziale veridicità del fatto narrato; in tal modo la Corte non ha valutato la sostanziale coerenza e plausibilità del racconto nè ha considerato le conseguenze che ne sarebbero derivate;

6. il motivo è inammissibile, per una pluralità di ragioni;

occorre rilevare, innanzitutto, che il contenuto della decisione impugnata non registra la presentazione di alcun motivo di appello in punto di credibilità (avendo al contrario sostenuto l’appellante che la protezione sussidiaria doveva essergli comunque riconosciuta in ragione della situazione di violenza indiscriminata di livello elevato esistente in Casamance, “a prescindere dalla valutazione di non credibilità formulata dal Tribunale”);

le valutazioni della Corte di merito in punto di credibilità sono dunque pleonastiche, in presenza di un giudicato interno, e le critiche proposte a tal riguardo risultano di conseguenza inammissibili;

d’altra parte, sono di certo inammissibili, per mancanza di riferibilità alla decisione impugnata, gli argomenti sviluppati con riferimento al reato di incendio o alla possibilità per il richiedente asilo di finire nelle carceri senegalesi, perchè la vicenda narrata esula del tutto da una simile situazione;

le critiche rivolte all’apprezzamento della verosimiglianza del racconto risultano, in ogni caso, inammissibili, poichè la valutazione in ordine alla credibilità del racconto del cittadino straniero, costituendo un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, è sì censurabile in cassazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ma soltanto come omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, come mancanza assoluta della motivazione, come motivazione apparente e come motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile, mentre si deve escludere l’ammissibilità in questa sede della prospettazione di una diversa lettura e interpretazione delle dichiarazioni rilasciate dal richiedente asilo, trattandosi di censura attinente al merito (Cass. 3340/2019);

7. ne consegue l’inammissibilità tanto del secondo motivo di ricorso (che lamenta la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, comma 2, e art. 14, lett. b), poichè la Corte di merito avrebbe omesso di valutare il rischio di reclutamento forzato prospettato dal ricorrente), quanto del terzo motivo di ricorso (che assume la violazione dell’art. 5, comma 6, T.U.I. e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32 in ragione dell’omissione di “ogni valutazione circa la sua condizione personale in caso di rientro nel suo paese così come rappresentata e le conseguenze cui andrebbe incontro”): simili critiche si riducono nella sostanza a un tentativo di offrire una diversa lettura, in termini di verosimiglianza, alle dichiarazioni del migrante, pur in presenza di un giudicato interno sul punto e comunque malgrado questa valutazione rimanga affidata – come detto – ai compiti istituzionali del giudice di merito e non sia rivedibile in questa sede; giova soltanto aggiungere, quanto all’asserita sottostima dell’impegno del richiedente nell’inserimento sociale, che il livello di integrazione raggiunto in Italia, isolatamente ed astrattamente considerato, non assume rilievo ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria secondo la disciplina applicabile catione temporis (Cass., Sez. U., 29459/2019);

8. per tutto quanto sopra esposto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile;

la costituzione dell’amministrazione intimata al di fuori dei termini previsti dall’art. 370 c.p.c. ed al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione, non celebrata, esime il collegio dal provvedere alla regolazione delle spese di lite.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 2 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 11 marzo 2021

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