Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6797 del 24/03/2011

Cassazione civile sez. trib., 24/03/2011, (ud. 23/02/2011, dep. 24/03/2011), n.6797

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – rel. Presidente –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che le rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

I.S.;

– intimata –

per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria

regionale della Campania, sez. 32, n. 57, depositata il 16 maggio

2008.

Letta la relazione scritta redatta dal Consigliere relatore Dott.

Aurelio Cappabianca; constatata la regolarità delle comunicazioni di

cui all’art. 380 bis c.p.c., comma 3.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Premesso:

che la contribuente propose ricorso avverso cartella di pagamento per imposta di successione in morte di S.A. avvenuta nel (OMISSIS);

che l’adita commissione tributaria accolse il ricorso, con decisione confermata, in esito all’appello dell’Agenzia, dalla commissione regionale;

rilevato:

– che l’Agenzia delle Entrate propone ricorso, in unico motivo, avverso la decisione di appello, deducendo vizio di motivazione “nella parte motiva della, sentenza, ove la C.t.r. ritiene che l’Ufficio aveva tenuto conto solo dell’iniziale denuncia di successione, tralasciando gli effetti della dichiarazione modificativa” e omette di considerare che, nella specie la cartella era stata preceduta dall’avviso di rettifica e liquidazione divenuto definitivo.

– che la contribuente non è costituita;

osservato:

– che la doglianza va disattesa, giacchè non sembra ottemperare le prescrizioni imposte, a pena d’inammissibilità, dall’art. 366 bis c.p.c., poichè, ai sensi della disposizione indicata, in ipotesi di deduzione di vizio motivazionale, la disposizione indicata, è violata quando il fatto controverso coinvolto dal motivo, in relazione al quale si assuma omessa, contraddittoria od insufficiente la motivazione, e le ragioni, per cui la motivazione medesima sia reputata inidonea a sorreggere la decisione, s’identifichino solo in esito alla completa lettura del motivo e non in base alla specifica sintesi offertane dal ricorrente, al fine dell’osservanza del requisito sancito dall’art. 366 bis (v. Cass. 4311/08, 4309/08, 20603/07, 16002/07);

– che, per effetto del richiamo alla definitività del prodromico avviso di accertamento, l’unico motivo di ricorso appare, poi, in sostanza denunciare una (non dedotta) violazione legge ovvero rilevare (inammissibilmente: cfr. Cass. 16640/05, 11883/03) un vizio di motivazione in diritto;

ritenuto:

che, pertanto, il ricorso va respinto nelle forme di cui agli artt. 375 e 380 bis c.p.c.;

che, stante l’assenza d’attività difensiva dell’intimata, non vi è luogo a provvedere sulle spese.

P.Q.M.

la Corte: respinge il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 23 febbraio 2011.

Depositato in Cancelleria il 24 marzo 2011

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