Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6783 del 15/03/2017

Cassazione civile, sez. VI, 15/03/2017, (ud. 20/01/2017, dep.15/03/2017),  n. 6783

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAGONESI Vittorio – Presidente –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8707/2014 proposto da:

A.M., elettivamente domiciliato in ROMA, C.SO VITTORIO

EMANUELE II 142, presso lo studio dell’avvocato DAMIANO FORTI,

rappresentato e difeso dall’avvocato MASSIMO MAZZI, giusta procura

in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

BOLLETTA CANNE FUMARIE SRL, FERRIERA SRL, FALLIMENTO (OMISSIS) SNC

(OMISSIS) SNC;

– intimate –

avverso la sentenza n. 96/2014 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA del

30/01/2014, depositata il 24/02/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 20/01/2017 dal Consigliere Relatore Dott. MARIA

ACIERNO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

In ordine al procedimento recante il numero di R.G. 8707 del 2014 è stata depositata la seguente relazione:

In esito alla dichiarazione di fallimento della s.n.c. (OMISSIS) e dei suoi soci, A.M. ha proposto opposizione osservando di essere receduto dalla società, previa cessione delle quote, quando già era stata presentata la prima istanza di fallimento, alla quale erano state riunite altre rispetto alle quali non aveva potuto svolgere attività difensiva.

La Corte d’Appello ha rigettato l’opposizione sulla base delle seguenti argomentazioni:

secondo quanto stabilito dalla L. Fall., artt. 10 e 147, il socio cedente o receduto può essere dichiarato fallito entro l’anno dalla cessazione della qualità di socio.

Il reclamante è stato raggiunto da rituale notifica di fissazione di udienza prefallimentare con avviso, contenuto nel decreto di fissazione d’udienza, che gi altri ricorsi sarebbero stati aggiunti senza obblighi ulteriori di comunicazione. Peraltro l’obbligo di nuova notifica non può ritenersi sorto per effetto della cessione dal momento che non la ditta individuale ma la s.n.c. era stata dichiarata fallita e che la fase prefallimentare era pendente al momento della cessione delle quote con rituale notifica anteriormente eseguita nei confronti del reclamante. Infine sempre la società in nome collettivo e non la ditta individuale aveva presentato domanda di concordato ritenuta inammissibile.

Avverso tale pronuncia ha proposto ricorso per cassazione A.M. esponendo nel primo motivo, sotto la veste formale del vizio di violazione degli artt. 2272 c.c. e segg. e L. Fall., artt. 147 e 15, che la società si era sciolta sei mesi dopo la cessione e non trasformata non essendo stata ricostituita la pluralità dei soci. La prosecuzione dell’attività era pertanto ascrivibile al solo A.L. nelle date in cui erano state proposte le altre istanze di fallimento.

Il motivo è radicalmente inammissibile avendo uno sviluppo solo narrativo con esclusi ione della formulazione di una effettiva censura.

Nel secondo motivo è stata dedotta la violazione di legge sotto il profilo della mancata notifica della sentenza dichiarativa del fallimento al socio A.M.. Il ricorrente lamenta che non sono state eseguite le rituali notifiche ai soci receduti in ordine all’esistenza della procedura concorsuale.

Il motivo è radicalmente inammissibile per la netta contraddittorietà tra rubrica (difetto di notifica dichiarazione di fallimento) e corpus del motivo. L’altro serio profilo d’inammissibilità consiste nel non aver colto la ratio decidendi della sentenza della Corte d’Appello fondata sulla piena idoneità a costituire il contraddittorio per tutte le istanze della prima notifica.

Il terzo motivo contiene un vizio d’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in ordine alla qualificazione come trasformazione della cessione di quote trascurando l’insorgenza di un nuovo soggetto giuridico.

Il motivo è inammissibile perchè formulato alla stregua della formulazione ante vigente del vizio ex art. 360 c.p.c., n. 5, ed inoltre perchè anch’esso non centrato sulla ratio decidendi costituita dall’inclusione tra i fallendi anche del socio recenduto entro l’anno del fallimento.

In conclusione, ove si condividano i predetti rilievi il ricorso deve essere dichiarato inammissibile”.

Il Collegio condivide la relazione depositata e per l’effetto dichiara inammissibile il ricorso. Non si deve provvedere sulle spese di lite in mancanza della parte resistente.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ricorrono le condizioni per l’applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 20 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 15 marzo 2017

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