Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6773 del 10/03/2021

Cassazione civile sez. VI, 10/03/2021, (ud. 15/12/2020, dep. 10/03/2021), n.6773

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LEONE Margherita Maria – Presidente –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – rel. Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19271-2019 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Direttore legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA

CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati LUIGI

CALIULO, SERGIO PREDEN, LIDIA CARCAVALLO, ANTONELLA PATTERI;

– ricorrente –

Contro

O.E., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA AGRI, 1, presso

lo studio dell’avvocato MASSIMO NAPPI, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 654/2019 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 03/04/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 15/12/2020 dal Consigliere Relatore Dott. PONTERIO

CARLA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. con sentenza n. 654 pubblicata il 3.4.19 la Corte d’appello di Milano ha respinto l’appello dell’INPS, confermando la decisione del Tribunale che aveva accolto la domanda proposta da O.E. e condannato l’Istituto al pagamento in favore del predetto dei ratei della pensione anticipata di vecchiaia, con decorrenza dal primo giorno del mese successivo alla data di presentazione della domanda, considerando inapplicabili le cosiddette “finestre mobili”;

2. la Corte territoriale ha ritenuto la fattispecie in esame non regolata del D.L. n. 78 del 2010, art. 12, comma 1, che prevede lo slittamento di dodici mesi del diritto al trattamento di vecchiaia, in considerazione sia del dato letterale, sia della ratio della norma: al riguardo ha sostenuto che la pensione di vecchiaia anticipata deve ritenersi sottratta alle cosiddette “finestre di accesso” in ragione della notevole minorazione dell’efficienza lavorativa dei soggetti che vi aspirano; la diversa interpretazione propugnata dall’Inps avrebbe comportato lo stravolgimento della finalità sottesa alla disciplina dell’istituto, che è quella di tutelare i soggetti con una ridotta capacità lavorativa;

3. avverso tale sentenza l’INPS ha proposto ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo; O.E. ha resistito con controricorso;

4. la proposta del relatore è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

5. con l’unico motivo di ricorso l’INPS ha denunciato la violazione del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, art. 12, convertito nella L. 30 luglio 2010, n. 122;

6. la sentenza impugnata sarebbe censurabile per aver escluso la generale applicazione della disciplina delle cd. finestre di accesso previste dal D.L. n. 78 del 2010, art. 12, convertito nella L. n. 122 del 2010; in particolare, per avere ritenuto non operante il regime delle cd. finestre mobili per gli invalidi in misura non inferiore all’80 per cento;

7. il ricorso è fondato;

8. questa Corte ha già deciso analoghe fattispecie e affermato il seguente principio di diritto: “In tema di pensione di vecchiaia anticipata, di cui alla L. n. 503 del 1992, art. 1, comma 8, il regime delle cd. “finestre” previsto dal D.L. n. 78 del 2010, art. 12, (conv., con modif. in L. n. 122 del 2010), si applica anche agli invalidi in misura non inferiore all’ottanta per cento, come si desume dal chiaro tenore testuale della norma, che individua in modo ampio l’ambito soggettivo di riferimento per lo slittamento di un anno dell’accesso alla pensione di vecchiaia, esteso non solo ai soggetti che, a decorrere dall’anno 2011 maturano il diritto a sessantacinque anni per gli uomini e a sessanta anni per le donne, ma anche a tutti i soggetti che “negli altri casi” maturano il diritto all’accesso al pensionamento di vecchiaia “alle età previste dagli specifici ordinamenti” (Cass. n. 29191 del 2018; Cass. n. 32591 del 2018; Cass. n. 15964 del 2019; ex plurimis ord., VI sez., n. 17278 del 2020);

9. questa Corte ha anche chiarito che nessun argomento contrario all’interpretazione accolta possa trarsi dalla normativa successiva, dettata dalla c.d. riforma Fornero (L. n. 214 del 2011, di conversione del D.L. n. 201 del 2011), che ha eliminato (art. 24, comma 5), con decorrenza dal 1^ gennaio 2012, il sistema delle finestre mobili e la disciplina delle decorrenze di cui al D.L. n. 78 del 2010, art. 12. Tale intervento modificativo ha infatti riguardato “esclusivamente” i soggetti i cui requisiti di pensionamento sono ridefiniti, attraverso una dilazione dell’età pensionabile contestualmente disposta, dai successivi commi della medesima norma che non menzionano i pensionati di vecchiaia per invalidità anticipata. Rispetto ad essi resta quindi efficace la normativa che svincola le età di pensionamento da quelle, mano a mano, ridefinite per il pensionamento di vecchiaia (il citato D.Lgs. n. 503 del 1992, art. 1, comma 8), come anche, di converso, permane la disciplina sulle finestre di cui al D.L. n. 78 del 2010, art. 1, comma 8 cit. (Cass. n. 32591 del 2018; Cass. n. 15964 del 2019);

10. a tali principi occorre assicurare continuità in questa sede e, pertanto, il ricorso deve essere accolto, con cassazione della sentenza impugnata nella parte in cui ha riconosciuto la decorrenza della pensione anticipata di vecchiaia, senza considerare il periodo di 12 mesi della c.d. finestra mobile;

11. la causa pertanto va rinviata per un nuovo esame, secondo gli indicati principi, alla Corte d’appello di Milano, in diversa composizione, che provvederà anche alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di Milano, in diversa composizione, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 15 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 10 marzo 2021

 

 

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