Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6739 del 19/03/2010

Cassazione civile sez. lav., 19/03/2010, (ud. 27/01/2010, dep. 19/03/2010), n.6739

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE LUCA Michele – Presidente –

Dott. MONACI Stefano – Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

D.M., domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dagli avvocati MIRARCHI MARIA CARMELA e FEMIA ROCCO, giusta mandato a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE;

– intimato –

e sul ricorso n. 33708/2006 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati VALENTE NICOLA,

PREDEN SERGIO, RICCIO ALESSANDRO, giusta mandato in calce al

controricorso e ricorso incidentale;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

D.M.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 433/2005 della CORTE D’APPELLO di REGGIO

CALABRIA, depositata il 25/10/2005 r.g.n. 2707/00;

udita la relazione della causa svolta nella Udienza pubblica del

27/01/2010 dal Consigliere Dott. NAPOLETANO Giuseppe;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PATRONE Ignazio, che ha concluso per il rigetto del ricorso

principale; accoglimento del ricorso incidentale.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte di Appello di Reggio Calabria, in parziale riforma della sentenza del Giudice del Lavoro di Locri, condannava l’INPS al pagamento in favore di D.M. della pensione d’inabilita’ con decorrenza dal 30 novembre 2004, oltre gli interessi legali.

I giudici di appello, per quello che interessa in questa sede, ritenuta la sussistenza, in base alla espletata CTU, di uno stato d’invalidita’ pari al 100%, con decorrenza dal gennaio 1999, consideravano che la documentazione, relativa al requisito reddittuale, prodotta solo nel giudizio di appello, poteva valere a dimostrare la ricorrenza del relativo requisito esclusivamente dall’epoca della sua produzione. Tale documentazione, infatti, secondo i giudici di secondo grado, per il periodo precedente era tardiva e, non avendo la parte mai dedotto la sussistenza di detto requisito, non poteva assumersi la relativa sussistenza sulla base della non contestazione non potendo la controparte essere onerata della contestazione di un fatto mai allegato o dedotto.

Avverso tale sentenza la D. ricorre in Cassazione sulla base di due censure.

Resiste con controricorso, la parte intimata, la quale propone ricorso incidentale assistito da un unico motivo.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

I ricorsi vanno, preliminarmente, riuniti riguardando l’impugnazione della stessa sentenza.

Con il primo motivo del ricorso principale la D. deduce omessa e/o insufficiente motivazione su punti decisivi della controversia, inidoneita’ della motivazione a, giustificare la decisione.

Allega la ricorrente che la Corte territoriale ha omesso di valutare il comportamento delle parti resistenti che non hanno contestato, in alcun modo ne’ nel giudizio di primo grado, ne’ nel giudizio di appello gli elementi costitutivi del diritto all’assegno d’invalidita’ diversi da quello sanitario. Assume al riguardo, la D., che la non contestazione e’ un comportamento univocamente rilevante ai fini della determinazione dell’oggetto con effetti vincolanti per il giudice.

Denuncia, poi, la ricorrente, la contraddittorieta’ della sentenza in punto di ritenuta ammissibilita’ della produzione tardiva.

Il motivo e’ infondato.

Invero, la Corte territoriale opera un motivato ed adeguato esame del comportamento delle parti rilevando che dalla non contestazione della controparte non puo’ farsi discendere la conseguenza della prova del requisito reddittuale in quanto, conformemente all’indirizzo di questa Suprema Corte (V. per tutte Cass. SU 17 giugno 2004 n. 11353 e Cass. 11 luglio 2007 n. 15486) ritiene irrilevante, sul piano processuale, la non contestazione difettando, sia nel ricorso introduttivo del giudizio che nello stesso atto di appello, qualsiasi allegazione e deduzione fatta da parte del ricorrente circa il requisito reddittuale.

Ne’ risulta contraddittoria la sentenza in punto di ritenuta ammissibilita’ della prova documentale avendo la Corte territoriale ritenuto, in coerenza con la rilevata tardivita’ della produzione documentale, l’inidoneita’ della stessa a dimostrare la sussistenza del requisito reddittuale per il periodo precedente la data di produzione.

Con il secondo motivo la ricorrente principale, sostenendo la violazione degli artt. 412 e 437 c.p.c. formula il quesito di diritto di cui all’art. 366 bis c.p.c., cosi’ come introdotto dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 6.

Prospetta la D., al riguardo, che il giudice avrebbe dovuto, in presenza di piste probatorie, rappresentate dalle autocertificazioni inerenti il requisito reddittuale, esibite nel primo e nel secondo grado del giudizio,provvedere d’ufficio a richiedere “l’esibizione della documentazione prodotta, considerata idonea a superare l’incertezza dei fatti costitutivi del diritto”.

Rileva, preliminarmente, il Collegio che l’art. 366 bis c.p.c., cosi’ come introdotto dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 6 trova applicazione solo per i ricorsi per Cassazione proposti avverso decisioni pubblicate a decorrere dal due marzo 2006 (V. per tutte Cass. 16275/07), mentre nella specie la decisione impugnata e’ stata pubblicata in data anteriore. Conseguentemente questa Corte e’ esonerata dal prendere in esame il quesito di diritto formulato dalla parte ricorrente.

Passando all’esame del motivo rileva la Corte che lo stesso e’ infondato e come tale non merita accoglimento.

Questa Corte, infatti, ha affermato che nel rito del lavoro, ai sensi di quanto disposto dagli artt. 421 e 437 c.p.c., l’uso dei poteri istruttori da parte del giudice non ha carattere discrezionale, ma costituisce un potere – dovere del cui esercizio o mancato esercizio il giudice e’ tenuto a dar conto; tuttavia, per idoneamente censurare in sede di ricorso per Cassazione l’inesistenza o la lacunosita’ della motivazione sul punto della mancata attivazione di tali poteri, occorre dimostrare di averne sollecitato l’esercizio, in quanto diversamente si introdurrebbe per la prima volta in sede di legittimita’ un tema del contendere totalmente nuovo rispetto a quelli gia’ dibattuti nelle precedenti fasi di merito (V. per tutte Cass. 14731/06 e 10182/07). Nella specie il ricorrente omette del tutto di allegare di aver sollecitato l’esercizio dei poteri istruttori da parte del giudice e, quindi, la relativa questione deve considerarsi sollevata per la prima volta solo in sede di legittimita’ e come tale e’ inammissibile.

Con il ricorso incidentale l’INPS denuncia violazione degli artt. 414 e 437 c.p.c..

Assume l’INPS che la Corte del merito ha ritenuto erroneamente ammissibile la produzione di documentazione in ordine a circostanze di fatto non oggetto di allegazione da parte della istante.

Richiama l’orientamento delle S.U. di questa Corte segnato dalle sentenze nn. 11353/04 e 8202/05 nonche’ da Cass. nn. 2468/06 e 1718/06.

La censura e’ fondata.

Invero e’ oramai principio di diritto vivente, nella giurisprudenza di questa Corte, che nel rito del lavoro, in base al combinato disposto dell’art. 416 c.p.c., comma 3, che stabilisce che il convenuto deve indicare a pena di decadenza i mezzi di prova dei quali intende avvalersi, ed in particolar modo i documenti, che deve contestualmente depositare – onere probatorio gravante anche sull’attore per il principio di reciprocita’ fissato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 13 del 1977 – e dall’art. 437 c.p.c., comma 2, che, a sua volta, pone il divieto di ammissione in grado di appello di nuovi mezzi di prova – fra i quali devono annoverarsi anche i documenti -, l’omessa indicazione, nell’atto introduttivo del giudizio di primo grado, dei documenti, e l’omesso deposito degli stessi contestualmente a tale atto, determinano la decadenza del diritto alla produzione dei documenti stessi, salvo che la produzione non sia giustificata dal tempo della loro formazione o dall’evolversi della vicenda processuale successivamente al ricorso ed alla memoria di costituzione (ad esempio, a seguito di riconvenzionale o di intervento o chiamata in causa del terzo); e la irreversibilita’ della estinzione del diritto di produrre i documenti, dovuta al mancato rispetto di termini perentori e decadenziali, rende il diritto stesso insuscettibile di reviviscenza in grado di appello (Cass. S.U. 20 aprile 2005 n. 8202 e, da ultimo, Cass. 2 febbraio 2009 n. 2577).

E’, pertanto, errata la sentenza impugnata che ha ammesso la produzione, in appello, di documentazione atta a provare il requisito reddituale, nonostante tale documentazione non fosse stata prodotta nel giudizio di primo grado e nonostante tale tardiva produzione non fosse giustificata dal tempo della formazione dei documenti.

In conclusione il ricorso principale va rigettato, mentre quello incidentale va accolto e di conseguenza la sentenza impugnata va cassata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti, decidendosi nel merito, la domanda della D. va rigettata per difetto del requisito reddituale.

Nulla deve disporsi per le spese dell’intero processo ex art. 152 disp. att. c.p.c. non trovando applicazione ratione temporis il disposto del D.L. 30 settembre 2003, n. 269, art. 42, comma 11, convertito in L. 24 novembre 2003, n. 326.

P.Q.M.

LA CORTE Riuniti i ricorsi rigetta il ricorso principale, accoglie quello incidentale. Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda della D..

Nulla per le spese dell’intero processo.

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 27 Gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 19 marzo 2010

 

 

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