Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6739 del 15/03/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 15/03/2017, (ud. 27/02/2017, dep.15/03/2017),  n. 6739

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CARBONE Enrico – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 28554/2012 R.G. proposto da:

G.P., rappresentato e difeso dall’Avv. Cesare Cardoni,

elettivamente domiciliato presso il suo studio in Roma alla via dei

Gracchi n. 209, per procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, presso i cui uffici in Roma alla via dei

Portoghesi n. 12 domicilia ex lege;

– resistente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio

n. 148/21/12 depositata l’11 giugno 2012.

Udita la relazione svolta nella pubblica udienza del 27 febbraio 2017

dal Consigliere Enrico Carbone.

Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Del Core Sergio, che ha concluso per il rigetto del

ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Commissione Tributaria Provinciale di Viterbo respingeva l’impugnazione proposta da G.P. – venditore ambulante di prodotti d’igiene – contro gli avvisi di accertamento emessi nei di lui confronti in applicazione degli studi di settore per gli anni d’imposta 2004 e 2005.

La Commissione Tributaria Regionale del Lazio respingeva l’appello del contribuente, ritenendo corretto l’accertamento standardizzato, sia in ordine al cluster, sia in ordine al ricarico.

Il soccombente ricorre per cassazione sulla base di quattro motivi.

L’Agenzia delle Entrate ha depositato atto di costituzione per l’eventuale partecipazione alla discussione, dalla quale si è infine astenuta.

Il Collegio ha deliberato di adottare la motivazione semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il primo e il secondo motivo di ricorso denunciano falsa applicazione del D.L. n. 331 del 1993, art. 62-sexies conv. L. n. 427 del 1993, L. n. 146 del 1998, art. 10, L. n. 212 del 2000, art. 7, art. 2697 c.c., D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39; il terzo e il quarto motivo denunciano “travisamento” ex art. 360 c.p.c., n. 5.

I motivi vanno scrutinati insieme, tutti assumendo che il giudice d’appello erroneamente abbia ritenuto legittima la rettifica, malgrado questa fosse stata operata col solo studio di settore, ignorando le deduzioni precontenziose del contribuente circa la modestia della sua attività, svolta in mercati rionali, senza dipendenti, con un vecchio furgone, ed altresì esposta alla concorrenza dei supermercati.

2. I motivi sono infondati.

La procedura di accertamento standardizzato mediante studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici la cui gravità, precisione e concordanza origina dal contraddittorio, nell’àmbito del quale il contribuente può e deve allegare rilievi giustificativi, che onerano l’amministrazione a motivare l’avviso con le ragioni per cui tali rilievi disattende (Cass., sez. un., 18 dicembre 2009, n. 26635, Rv. 610691; Cass. 15 maggio 2013, n. 11633, Rv. 626925; Cass. 6 agosto 2014, n. 17646, Rv. 631951).

Le allegazioni del contribuente devono essere specifiche, tuttavia, in quanto deduzioni generiche non sono idonee a scalfire il fondamento statistico del parametro, nè sono in grado di onerare l’ufficio a una motivazione dettagliata.

Orbene, che la vendita itinerante di prodotti per l’igiene si svolga con mezzi ridotti e l’attività personale dell’ambulante, in contesti economici marginali rispetto alla grande distribuzione, è proprio del cluster nella sua dimensione generica; la relativa deduzione nel contraddittorio amministrativo, quindi, non poteva incidere sull’esito dell’accertamento, nè sulla motivazione dell’avviso.

Pertanto, rilevando la genericità delle allegazioni del contribuente e la loro conseguente inidoneità a giustificare lo scostamento reddituale, il giudice d’appello non è incorso in violazioni di legge, nè in cadute motivazionali.

Quanto alla percentuale di ricarico, la sentenza d’appello riferisce dell’applicazione di una misura (18%) inferiore a quella lamentata nel ricorso per cassazione (35%); tuttavia, il ricorso non trascrive i passi degli avvisi di accertamento che indicano la percentuale effettivamente applicata, ciò che integra violazione del principio di autosufficienza (Cass. 13 agosto 2004, n. 15867, Rv. 575601; Cass. 4 aprile 2013, n. 8312, Rv. 625996; Cass. 19 aprile 2013, n. 9536, Rv. 626383).

3. Il ricorso deve essere respinto; nulla sulle spese, non avendo l’Agenzia delle Entrate partecipato alla discussione.

PQM

Rigetta il ricorso; nulla sulle spese.

Così deciso in Roma, il 27 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 15 marzo 2017

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