Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6734 del 15/03/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 15/03/2017, (ud. 15/02/2017, dep.15/03/2017),  n. 6734

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. CAIAZZO Luigi – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CARBONE Enrico – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 21360-2012 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

GB INTERNATIONAL GROUP SRL;

– intimato –

avverso la sentenza n. 425/2011 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di

SALERNO, depositata il 05/10/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/02/2017 dal Consigliere Dott. LUCIOTTI LUCIO;

udito per il ricorrente l’Avvocato TIDORE che si riporta al ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUZIO RICCARDO che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza n. 425 del 5 ottobre 2011 la Commissione Tributaria Regionale della Campania respingeva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la sentenza di primo grado che aveva accolto il ricorso proposto dalla società contribuente avverso l’avviso di diniego di condono di cui alla L. n. 289 del 2002, art. 9 bis, cui aveva aderito la società in relazione ad IVA, IRPEF ed ILOR dovute per l’anno di imposta 2002, per non avere questa provveduto al versamento di tutte le rate.

1.1. I giudici di appello affermavano il principio secondo cui la L. n. 289 del 2002, non sancisce la decadenza o l’inefficacia della domanda di condono nell’ipotesi in cui non venga effettuato l’integrale pagamento delle rate, perfezionandosi con il pagamento della prima rata.

2. Avverso detta statuizione l’Agenzia propone ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo, cui non replica l’intimata.

3. Il Collegio ha autorizzato la redazione della motivazione della sentenza in forma semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo di ricorso l’Agenzia ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione della L. n. 289 del 2002, art. 9 bis, deducendo che, diversamente da quanto sostenuto dai giudici di appello, l’omesso versamento della rate successive alla prima determini l’inefficacia della definizione agevolata di cui alla citata disposizione.

1.1. Il motivo è fondato per ragioni pregiudiziali quanto all’IVA e nel merito quanto alle altre imposte.

1.2. Invero, quanto agli effetti della disciplina agevolativa recata dalla L. n. 289 del 2002, sull’IVA, va rilevata d’ufficio (cfr., tra le altre, Cass. n. 961 e n. 16754 del 2016, nonchè Cass. S.U. sent. n. 26948 del 2006, e, per la giurisprudenza eurounitaria, Corte giustizia, 14/12/1995 in causa C- 312/93, Peterbroeck; 14/12/1995, in causa C -430-431/93, Van Schijndel; 27/02/2003, in causa C – 327/00, Santex), l’incompatibilità del condono previsto dalla predetta legge, art. 9 bis, con l’ordinamento eurounitario in materia di tributi armonizzati (nella specie, di IVA), per contrasto con gli artt. 2 e 22 della Sesta direttiva del 17 maggio 1977, n. 77/388/CEE, nonchè con l’art. 10 del Trattato della Comunità Europea, espressamente affermata dalla Corte di Giustizia delle Comunità europee nella sentenza resa in causa C-132/06, più volte ribadita da questa Corte, a principiare dalla sentenza delle Sezioni Unite n. 20068 del 2009, poi seguita da numerosissime pronunce conformi di questa Sezione (cfr. Cass. n. 19546 del 2011; n. 8110 e n. 13505 del 2012; n. 2915 del 2013; n. 20435 del 2014; n. 420, n. 1003, n. 5953, n. 6667, n. 7852, n. 19436 e n. 20064 del 2015; fino alle recentissime sentenze n. 406, n. 409, n. 410, n. 411, n. 416, n. 961, n. 14293 e n. 16754 del 2016).

1.2.1. Va, altresì, precisato che quanto attiene all’imposta si riferisce anche alle sanzioni, come indicato punto 42 della citata sentenza in causa C-132/06, pur non essendo la materia delle sanzioni regolata dalla 6 direttiva (Cass. n. 20068 e n. 25701 del 2009; n. 19546 del 2011; n. 13505 del 2012; n. 23750 del 2015).

1.3. Come sopra anticipato, il motivo è fondato anche con riguardo alle imposte diverse dall’IVA (nella specie IRPEF ed ILOR) in quanto, secondo il costante orientamento di questa Corte, il condono previsto dalla L. 27 dicembre 2012, n. 289, art. 9 bis, relativo alla possibilità di definire gli omessi e tardivi versamenti delle imposte e delle ritenute emergenti dalle dichiarazioni presentate, mediante il solo pagamento dell’imposta e degli interessi od, in caso di mero ritardo, dei soli interessi, senza aggravi e sanzioni, costituisce una forma dì condono clemenziale e non premiale come, invece, deve ritenersi per le fattispecie regolate della L. n. 289 del 2002, artt. 7, 8, 9, 15 e 16, le quali attribuiscono al contribuente il diritto potestativo di chiedere un accertamento straordinario, da effettuarsi con regole peculiari rispetto a quello ordinario, con la conseguenza che, nell’ipotesi di cui all’art. 9 bis, non essendo necessaria alcuna attività di liquidazione D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis, in ordine alla determinazione del quantum, esattamente indicato nell’importo specificato nella dichiarazione integrativa presentata ai sensi del terzo comma, con gli interessi di cui all’art. 4, il condono è condizionato dall’integrale pagamento di quanto dovuto ed il pagamento rateale determina la definizione della lite pendente solo se tale condizione venga rispettata, essendo insufficiente il solo pagamento della prima rata cui non segua l’adempimento delle successive (Cass., 8 novembre 2013, n. 25238; 7 maggio 2013, n. 10650; 3 maggio 2013, n. 10309; 23 settembre 2011, n. 19546; 6 ottobre 2010, n. 20745) ed escludendosi che le previsioni contenute nella L. n. 289 del 2002, artt. 8, 9, 15 e 16, che considerano efficaci le ipotesi di condono ivi regolate anche senza adempimento integrale, siano suscettibili di applicazione analogica, in quanto, come tutte le disposizioni di condono, sono di carattere eccezionale (cfr. Cass. n. 25238 del 2013, n. 19546 del 2011, n. 21364 del 2012 e, più recentemente, nn. 5861, 5967, 5968 e 5969 del 2016).

2. All’accoglimento del motivo di ricorso consegue la cassazione della sentenza impugnata e, non essendovi ulteriori accertamenti in fatto da compiere, la causa può essere decisa nel merito ex art. 384 c.p.c., comma 2, con rigetto dell’originario ricorso della società contribuente.

3. Le spese del presente giudizio di legittimità seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo, mentre vanno compensate quelle di merito in ragione del consolidarsi della giurisprudenza in epoca successiva.

PQM

accoglie il motivo di ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l’originario ricorso della società contribuente, che condanna al pagamento in favore della ricorrente delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 5.000,00 per compenso, oltre alle spese prenotate a debito, compensando le spese dei gradi di merito.

Così deciso in Roma, il 15 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 15 marzo 2017

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