Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6719 del 10/03/2020

Cassazione civile sez. trib., 10/03/2020, (ud. 11/12/2019, dep. 10/03/2020), n.6719

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. BALSAMO Milena – rel. Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. VECCHIO Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18385-2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

IMEX LANE SPA, elettivamente domiciliato in ROMA C.SO V. EMANUELE II

18 – STUDIO GREZ, presso lo studio dell’avvocato MAURO GIOVANNELLI,

che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4/2015 della COMM.TRIB.REG. di FIRENZE,

depositata il 08/01/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/12/2019 dal Consigliere Dott. BALSAMO MILENA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La società Imex lane s.p.a., in persona del L.R., presentava, in data 25.02.2011, denuncia Docfa relativa al frazionamento e cambio di destinazione dell’immobile sito nel Comune di Prato (FI (OMISSIS), part. (OMISSIS), sub (OMISSIS)).

L’Agenzia del Territorio notificava gli avvisi di accertamento in data 16 maggio 2012, con i quali comunicava il nuovo classamento, ritenendo che fossero state costituite due unità immobiliari.

La contribuente impugnava detti avvisi, eccependo la carenza di motivazione di detti atti.

La CTP di Prato respingeva il ricorso con sentenza appellata dalla società contribuente.

La CTR della Toscana accoglieva il gravame, statuendo la carenza motivazionale degli avvisi, in quanto privi di motivazione, presupponendo l’avvenuta variazione catastale senza esplicitare le ragioni di diritto e di fatto. Avverso la citata sentenza – n. 4/17/2015 – ricorre per cassazione l’Agenzia delle Entrate, svolgendo tre motivi.

Resiste con controricorso la contribuente.

Diritto

MOTIVI DI DIRITTO

2.Con il primo motivo di ricorso si lamenta – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) – violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 10 nonchè del D.L. n. 95 del 2012, art. 23 quater nonchè la nullità della sentenza, per avere i giudici regionali omesso di decidere sulla carenza di legittimazione passiva eccepita dall’Agenzia del territorio, il quale era stato incorporato dall’Agenzia delle Entrate a far data dal primo dicembre 2012.

3.Con la seconda censura, che deduce violazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, della L. n. 241 del 1990, art. 3 nonchè dei principi generali in ordine alla motivazione degli atti in materia catastale, ex art. 360 n. 3) c.p.c., l’amministrazione finanziaria lamenta l’erroneità della decisione adottata dalla CTR nella parte in cui ha affermato la carenza motivazionale degli avvisi, sebbene essi siano stati emessi a seguito di procedura Docfa, in relazione alla quale la Cassazione ha affermato che è sufficiente la motivazione dell’atto che riporti i dati catastali e la sintetica stima, tenuto conto che il contribuente ha una conoscenza completa dei dati sulla cui base l’Amministrazione ha stabilito il classamento.

Aggiunge, l’ente ricorrente che la contribuente comunque era già a conoscenza delle ragioni delle variazioni, in quanto l’ufficio aveva notificato la nota prot. N. 123076 del 14.02.2012 trasmessa sia alla proprietaria che al geometra incarico della redazione della denuncia Docfa, sebbene, pur in presenza di specifiche contestazioni della società, avesse omesso di produrre la prova della notificazione della nota alla società (prodotta nel presente giudizio).

Al riguardo, deduce la ricorrente che la società contribuente aveva dimostrato di essere a conoscenza della nota, in quanto con il ricorso aveva confermato di avere ricevuto notizia dal geometra dell’esistenza di una missiva con cui si informava che la planimetria relativa alle unità immobiliari in oggetto non risultava conforme allo stato di fatto.

4.Con il terzo motivo, che prospetta l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti ex art. 360 c.p.c., n. 5), l’Agenzia delle Entrate lamenta che la CTR ha omesso di dare rilievo alla comunicazione della nota al geometra A., benchè la stessa società contribuente avesse dato atto nel ricorso introduttivo della missiva inviata al geometra. Sostenendo che se i giudici regionali avessero valutato la nota menzionata avrebbero ritenuto soddisfatto l’obbligo motivazionale della rettifica.

5. Preliminarmente va disattesa l’eccezione di inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse alla prosecuzione del contraddittorio, per avere l’Agenzia delle Entrate emesso nuovi atti di accertamento relativi ai medesimi immobili e aventi il medesimo contenuto sostanziale degli avvisi impugnati dalla contribuente.

E, difatti, in mancanza di annullamento in autotutela degli avvisi opposti dalla società, la circostanza che siano stati emessi nuovi atti impositivi relativamente al medesimo immobile e per le stesse ragioni, non fa venir meno l’interesse alla prosecuzione del presente giudizio.

7.La prima censura è infondata.

Il D.L. 6 luglio 2012, n. 95, art. 23 quater convertito nella L. n. 7 agosto 2012, n. 135 ha disposto l’unificazione dell’Agenzia del Territorio e dell’Agenzia delle Entrate. si è verificata, ai sensi dell’art. 111 c.p.c., una successione a titolo particolare dell’Agenzia nei poteri e nei rapporti giuridici facenti capo all’Agenzia del territorio, ormai priva della legittimazione sostanziale e processuale.

8.La seconda censura è destituita di fondamento.

Va premesso che in ricorso, in ossequio al principio di autosufficienza, l’Agenzia ha riportato il contenuto della motivazione dell’avviso di accertamento, con cui ha rideterminato il nuovo classamento.

In proposito soccorre il costante orientamento di legittimità, secondo cui (da ultimo, tra le tante, Cass. ord. 31809/18; 12777 del 23/05/2018): ” In tema di classamento di immobili, qualora il classamento avvenga a seguito della cd. procedura DOCFA, l’obbligo di motivazione del relativo avviso è soddisfatto con la mera indicazione dei dati oggettivi e della classe attribuita, quando gli elementi di fatto indicati dal contribuente non siano disattesi dall’Ufficio e l’eventuale differenza tra la classe o rendita proposta e quella attribuita derivi da una diversa valutazione tecnica riguardante il valore economico dei beni, mentre, nel caso in cui vi sia una diversa valutazione degli elementi di fatto, la motivazione deve essere più approfondita e specificare le differenze riscontrate sia per consentire il pieno esercizio del diritto di difesa del contribuente e sia per delimitare l’oggetto dell’eventuale contenzioso”.

9. Nel caso in esame, è la stessa ricorrente ad evidenziare come la divergenza di classamento sia dipesa dalla contestazione, da parte dell’ufficio, di elementi di fatto concernenti la tipologia e composizione dell’immobile, con la conseguenza che la mera individuazione dei dati catastali non consente di ritenere adempiuto l’onere motivazionale da parte dell’Agenzia, la quale ha ritenuto l’esistenza di due unità immobiliari anzichè dell’unico cespite originariamente denunciato, senza, tuttavia, offrire elementi idonei per dimostrare la difforme valutazione degli elementi di fatto.

Nè può assumere rilievo, la circostanza che il ricorrente avrebbe fatto menzione nel ricorso introduttivo di aver ricevuto notizia dal geom. A. di una missiva dell’Agenzia che preannunciava la difformità grafica tra denuncia Docfa e lo stato reale degli immobili.

La L. n. 212 del 2000, art. 7, comma 1, che si riferisce solo agli atti di cui il contribuente non abbia già integrale e legale conoscenza, consente di assolvere all’obbligo di motivazione degli atti tributari anche “per relationem”, ovvero mediante il riferimento ad elementi di fatto risultanti da altri atti o documenti, che siano collegati all’atto notificato, quando lo stesso ne riproduca il contenuto essenziale, cioè l’insieme di quelle parti (oggetto, contenuto e destinatari) dell’atto o del documento necessari e sufficienti per sostenere il contenuto del provvedimento adottato, la cui indicazione permette al contribuente ed al giudice, in sede di eventuale sindacato giurisdizionale, di individuare i luoghi specifici dell’atto richiamato nei quali risiedono le parti del discorso che formano gli elementi della motivazione del provvedimento(Cass. n. 9323/2017; 407/ 2015; Cass. n. 15327/2014).

La disposizione in parola, nel prevedere che debba essere allegato all’atto dell’amministrazione finanziaria ogni documento da esso richiamato in motivazione, si riferisce esclusivamente agli atti di cui il contribuente non abbia già integrale e legale conoscenza. E non può dunque assimilarsi alla legale conoscenza la dedotta e non provata circostanza che il ricorrente avesse saputo dal geom. A. dell’esistenza di una missiva dell’Agenzia, di cui peraltro non viene evidenziata la decisività.

8.Infondato è infine il terzo motivo, con cui si censura ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 la sentenza di appello, per avere il decidente omesso di decidere sulla rilevanza della comunicazione tramessa al geom. A..

Al contrario, la CTR ha ritenuto non solo che la comunicazione della missiva al geom. A. fosse irrilevante in quanto non notificata alla società o al suo procuratore, ma ha preso in esame il contenuto della nota, concludendo per la sua inconsistenza ed ininfluenza sotto il profilo motivazionale, ” risolvendosi nella tautologica affermazione che in sede di verifica si era rilevata l’esistenza di due unità immobiliari”.

9.In conclusione il ricorso va respinto con aggravio di spese.

Rilevato che risulta soccombente parte ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato per essere amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non si applica il D.P.R. 30 maggio 2012, n. 115, art. 13, comma 1-quater.

P.Q.M.

– Rigetta il ricorso; condanna la ricorrente alla refusione delle spese processuali sostenute dalla contribuente che liquida in Euro 2.600,00, oltre rimborso forfettario ed accessori, come per legge;

Così deciso in Roma, il 11 dicembre 2019.

Depositato in cancelleria il 10 marzo 2020

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