Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6711 del 15/03/2017

Cassazione civile, sez. trib., 15/03/2017, (ud. 22/02/2017, dep.15/03/2017),  n. 6711

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. ZOSO Liana M.T. – rel. Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17560-2012 proposto da:

CLEAR CHANNEL AFFITALIA SRL, elettivamente domiciliato in ROMA VIALE

REGINA MARGHERITA 46, presso lo studio dell’avvocato ANDREA

FRASCAROLI, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

FRASCAROLI RUGGERO;

– ricorrente –

contro

ROMA CAPITALE, elettivamente domiciliata in ROMA VIA DEL TEMPIO DI

GIOVE 21, presso lo studio dell’avvocato ENRICO MAGGIORE, che la

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 36/2012 della COMM. TRIB. REG. di ROMA,

depositata il 26/01/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/02/2017 dal Consigliere Dott. ZOSO LIANA MARIA TERESA.

Fatto

ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE

1. La società Clear Channel Affitalia s.r.l., impresa operante nel settore delle affissioni pubblicitarie, impugnava il silenzio rifiuto serbato dal Comune di Roma sull’istanza presentata il 27.12.1999 di rimborso delle somme versate per la TOSAP dal 1994 al 1998. Sosteneva l’istante che la L. n. n. 127 del 1997, art. 17, comma 63, aveva previsto la facoltà per i comuni di deliberare agevolazioni sino alla completa esenzione dal pagamento della TOSAP per le superfici gravate da canoni concessori. Successivamente la L. n. 448 del 1998, art. 31, comma 27, aveva statuito che per i rapporti non conclusi inerenti alla TOSAP i comuni e le province, con propria deliberazione, potevano disporre le agevolazioni di cui alla L. n. 127 del 1997, art. 17, comma 63, anche con effetto retroattivo. Sulla base di tali previsioni normative il Comune di Roma, con delibera numero 260/97 e con delibera numero 86/99, aveva disposto l’esonero degli operatori del settore delle affissioni pubblicitarie dal pagamento della TOSAP a decorrere dall’aprile 1994 fino al 1 gennaio 1999, data di entrata in vigore della COSAP. La commissione tributaria provinciale di Roma accoglieva il ricorso limitatamente ai versamenti effettuati dal 27 dicembre 1996 a tutto il 1998, rimanendo esclusi i periodi per i quali l’istante era incorsa in decadenza a norma del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 51, comma 6. Proposto appello da parte del Comune di Roma, la CTR del Lazio lo accoglieva sul rilievo che la L. n. 488 del 1998, art. 31, comma 27, limita la facoltà di disporre agevolazioni con effetto retroattivo ai soli rapporti non conclusi, di talchè il rimborso non poteva essere disposto a favore della società che aveva già pagato la tassa per i periodi pregressi.

2. Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione la società contribuente affidata a tre motivi. Resiste Roma Capitale con controricorso illustrato con memoria.

3. Con il primo motivo la ricorrente deduce vizio di motivazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in quanto la sentenza gravata ha affrontato una questione di diritto del tutto diversa rispetto a quella posta a fondamento della sentenza di primo grado. Ciò in quanto il giudice di primo grado aveva accolto il ricorso proposto dalla ricorrente sulla base del fatto che gli impianti pubblicitari andavano assoggettati alla sola imposta di pubblicità e non anche alla TOSAP. Invece il collegio di secondo grado ha deciso pronunciandosi sui limiti operativi della L. n. 488 del 1998, art. 31, comma 27, e della deliberazione del Comune di Roma numero 86/1999, affermando che il beneficio tributario disposto da tale provvedimento, in quanto riferito ai soli rapporti non conclusi, non era fruibile dalla società ricorrente.

4. Con il secondo motivo deduce nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, in relazione all’art. 112 c.p.c., per omessa pronuncia sulla pregiudiziale eccezione di inammissibilità dell’appello, posto che era stato dedotto dalla ricorrente che dal ricorso in appello non era possibile correlare le ragioni sulle quali si fondava il gravame con le ragioni poste a base della sentenza appellata.

5. Con il terzo motivo deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione alla L. n. 127 del 1997, art. 17, comma 63, e alla L. n. 448 del 1998, art. 31, comma 27. Sostiene la ricorrente che la CTR ha ritenuto non applicabile l’esonero tributario di cui alla L. n. 488 del 1998, art. 31, comma 27, art. 31, comma 27, in relazione alla TOSAP versata dalla società sul presupposto che il rapporto tra detta società e Roma Capitale era da considerarsi concluso perchè definito attraverso il pagamento del tributo. Per contro la CTR avrebbe dovuto considerare che in materia tributaria devono considerarsi esauriti o conclusi i rapporti il cui pagamento dell’imposta sia stato eseguito e non sia stata presentata domanda di rimborso nel termine stabilito a pena di decadenza delle singole leggi d’imposta, laddove, nel caso di specie, risultava presentata la domanda di rimborso.

6. Osserva la Corte che il primo motivo di ricorso è infondato in quanto i giudici di appello, pur considerando le ragioni a sostegno della sentenza di primo grado, hanno esposto in maniera esaustiva il percorso logico – giuridico che portava a ritenere che la L. n. 488 del 1998, art. 31, comma 27, limitando la facoltà di disporre agevolazioni con effetto retroattivo ai soli rapporti non conclusi, inducesse alla negazione del rimborso a favore della società poichè essa aveva già pagato la tassa per i periodi pregressi.

7. Il secondo motivo è parimenti infondato, dovendosi considerare che la stessa ricorrente evidenzia nella parte narrativa del ricorso che il Comune appellante si era doluto del fatto che la CTP non aveva tenuto conto che la L. n. 448 del 1998, art. 31, comma 27, limita la facoltà di disporre agevolazioni con effetto retroattivo ai soli rapporti non conclusi. Ne consegue che si ravvisa piena corrispondenza della sentenza della CTR con le ragioni esplicitate dall’appellante.

8. Il terzo motivo è infondato perchè le delibere n. 260/97 e n. 86 del 30.6.1999, adottate dal Comune di Roma nel rispetto delle norme di cui alla L. n. 127 del 1997, art. 17, comma 63, ed alla L. n. 488 del 1998, art. 31, comma 27, precedono cronologicamente l’istanza di rimborso presentata dalla contribuente il 27.12.1999, per il che il rapporto tributario doveva ritenersi esaurito al momento della adozione delle delibere.

9. Il ricorso va, dunque, rigettato e le spese processuali, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

La corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente a rifondere a Roma Capitale le spese processuali che liquida in Euro 5.000,00, oltre al rimborso delle spese forfettarie nella misura del 15% ed oltre agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 22 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 15 marzo 2017

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