Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6672 del 15/103/2017

Cassazione civile, sez. trib., 15/03/2017, (ud. 14/06/2016, dep.15/03/2017),  n. 6672

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI IASI Camilla – Presidente –

Dott. GRECO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 435/2011 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

F.F.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 112/2010 della COMM. TRIB. REG. di MILANO,

depositata il 01/10/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

14/06/2016 dal Consigliere Dott. ANTONIO GRECO;

udito per il ricorrente l’Avvocato PALASCIANO che ha chiesto

l’accoglimento;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CUOMO Luigi, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione con tre motivi nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia che, rigettandone l’appello, ha confermato il riconoscimento a F.F. del diritto al rimborso – richiesto con istanza del 27 ottobre 2006 dell’IRPEF per l’anno 2002, indebitamente trattenuta all’atto della tassazione alla fonte di quanto corrisposto dal datore di lavoro Banca Intesa spa a titolo di incentivo all’esodo volontario intervenuto il 1 settembre 2002, prima del compimento del cinquantacinquesimo anno di età.

Il contribuente non ha svolto attività nella presente sede.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Col primo motivo, denunciando violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, l’amministrazione ricorrente lamenta che la Commissione regionale abbia deciso il ricorso nel merito, tralasciando del tutto di pronunciarsi sull’eccezione preliminare di tardività dell’istanza di rimborso, eccezione ribadita in appello, ma sollevata sin dal primo grado.

Con il secondo motivo censura la sentenza impugnata, sotto il profilo dell’omessa motivazione in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, per aver del tutto tralasciato di considerare la detta eccezione preliminare, decisiva e dirimente ai fini del decidere, concernente la tardiva presentazione dell’istanza di rimborso dell’IRPEF oltre il termine di quarantotto mesi.

Con il terzo motivo, denunciando violazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 37, assume che la Commissione regionale, nonostante l’eccezione sollevata, non avrebbe dichiarato la tardività dell’istanza di rimborso delle ritenute IRPEF allorquando questa sia stata presentata oltre il termine di 48 mesi a decorrere dal momento in cui le ritenute richieste a rimborso sono state operate.

Il primo motivo è fondato.

Come si evince dalla sentenza gravata, infatti, “l’appellante Ufficio nel chiedere la riforma dell’impugnata sentenza eccepiva in via principale che i primi giudici avevano omesso di pronunciarsi sulla dedotta inammissibilità dell’istanza del contribuente per intervenuta decadenza del D.P.R. n. 602 del 1973, ex art. 38, ovvero oltre il termine normativamente previsto di 48 mesi, in ordine alla richiesta di rimborso delle ritenute IRPEF presentata solo in data 17/10/06 in relazione al quantum percepito in data 1/9/02 a titolo di incentivo all’esodo volontario…(e) l’Ufficio conclusivamente chiedeva in via preliminare la dichiarazione di inammissibilità del ricorso introduttivo…”.

Nondimeno, il giudice ometteva ogni pronuncia in ordine all’eccezione di decadenza per tardività della domanda di rimborso, e decideva la causa nel merito, stabilendo che in forza della sentenza della Corte di giustizia delle Comunità Europee n. C/207/04, che aveva dichiarato l’illegittimità dell’art. 19, comma 4 bis del T.U.I.R., per la disparità di trattamento fra uomini e donne, non era necessario, per accedere al regime agevolato della tassazione dell’incentivo all’esodo, il possesso, per gli uomini, del requisito dell’età minima del 55^ anno di età.

Il motivo deve essere pertanto accolto, con assorbimento dell’esame del secondo e del terzo motivo, la sentenza impugnata deve essere cassata e la causa rinviata, anche per le spese, alla Commissione tributaria della Lombardia in diversa composizione.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo del ricorso, assorbiti il secondo e il terzo, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale della Lombardia in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 14 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 15 marzo 2017

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