Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6657 del 10/03/2021

Cassazione civile sez. VI, 10/03/2021, (ud. 25/09/2020, dep. 10/03/2021), n.6657

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 8440/2019 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello

Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi,

12;

– ricorrente –

contro

P.Y.D.C. (C.F. (OMISSIS)), rappresentata e difesa

dall’Avv. ROSSO LUIGI, elettivamente domiciliata presso lo studio

dell’Avv. LORETI MARIA ELENA in Roma, Via Pinerolo, 22;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Friuli

Venezia Giulia, n. 230/04/2018, depositata in data 15 novembre 2018,

notificata il 20 dicembre 2018.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio non partecipata

del 25 settembre 2020 dal Consigliere Relatore D’Aquino Filippo.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

La contribuente P.Y.D.C. ha impugnato un avviso di accertamento con metodo sintetico relativo al periodo di imposta dell’anno 2008, con cui veniva rideterminato l’imponibile IRPEF, oltre interessi e sanzioni, a termini del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 38, comma 4.

La CTP di Udine ha parzialmente accolto il ricorso relativo all’anno di imposta, sentenza successivamente appellata sia dalla contribuente, sia dall’Ufficio.

A seguito di successiva impugnazione della intimazione di pagamento, fondata sulla rideterminazione sintetica del reddito come operata dalla menzionata sentenza della CTP di Udine, la CTP di Udine ha rigettato il nuovo ricorso della contribuente, sentenza anch’essa appellata da parte contribuente.

La CTR del Friuli Venezia Giulia, previa riunione dei due appelli, con sentenza in data 15 novembre 2018, ha accolto gli appelli della contribuente e ha dichiarato assorbito l’appello dell’Ufficio. Ha ritenuto il giudice di appello, richiamandosi a Cass., Sez. VI, 12 aprile 2016, n. 7147, che non sia possibile fondare un accertamento sintetico su elementi indicativi di capacità contributiva relativi ad anni successivi a quelli di accertamento, in quanto estranei al perimetro di accertamento. Ha, inoltre, rilevato che l’incremento patrimoniale manifestatosi nell’anno di imposta 2009 non poteva essere considerato dall’Ufficio ai fini dell’accertamento relativo agli anni precedenti in ragione di un quinto, posto che il D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito dalla L. 30 luglio 2010, n. 122, ha previsto che gli incrementi patrimoniali vanno calcolati nel loro complessivo ammontare con accertamento induttivo. Ha, pertanto, ritenuto di accogliere gli appelli della contribuente sulla base dei conteggi che sterilizzavano l’apporto dell’elemento di capacità contributiva em r nel corso dell’anno di imposta 2009.

Ha proposto ricorso l’Ufficio affidato a un unico motivo; resiste con controricorso la contribuente.

La proposta del relatore è stata comunicata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1 – Con l’unico motivo si deduce violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38 e del D.M. 24 dicembre 2012, art. 5, sia nella parte in cui la sentenza impugnata ha ritenuto di fare applicazione del D.L. n. 78 del 2010 al caso di specie, sia nella parte in cui la sentenza ha ritenuto di sterilizzare, ai fini dell’accertamento operato per il periodo di imposta dell’anno 2008, oggetto di causa, l’elemento indicativo di capacità contributiva emerso nel periodo di imposta dell’anno 2009. Evidenzia come per gli accertamenti relativi a tali periodi di imposta debba trovare applicazione il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 5, precedente la novella del 2010, la quale si applica agli accertamenti dall’anno di imposta 2009. Ritiene, conseguentemente, che l’incremento patrimoniale subito nel 2009 possa essere imputato, in sede di accertamento sintetico, nella misura di 1/5 agli anni di imposta precedenti.

2.1 – Va rigettata la preliminare eccezione di inammissibilità del ricorso, stante la “doppia conforme”, posto che il ricorso non mira a una riformulazione del giudizio di fatto o a una riconsiderazione di fatti omessi nel giudizio di merito, bensì a censurare una falsa applicazione della norma di legge in materia di individuazione dei fatti costitutivi sui quali si fonda l’avviso di accertamento.

2.2 – Il ricorso è fondato nella parte in cui la sentenza di appello ha ritenuto di fare applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 5 nella formulazione applicabile in forza della novella del D.L. n. 78 del 2010, conv. dalla L. n. 122 del 2010, sul presupposto che l’elemento indicativo di capacità contributiva si sia manifestato nel vigore della nuova disciplina.

Questa Corte è ferma nel principio secondo cui ciò che radica l’applicazione di una disciplina sopravvenuta e, in particolare, del D.L. n. 78 del 2010, stante il disposto del citato D.L. art. 22 (“per gli accertamenti relativi ai redditi per i quali il termine di dichiarazione non è ancora scaduto alla data di entrata in vigore del presente decreto”) è il periodo di imposta oggetto di accertamento (Cass., Sez. V; 21 novembre 2019, n. 30356; Cass., Sez. V, 16 maggio 2017, n. 12207; Cass., Sez. VI, 29 gennaio 2016, n. 1772; Cass., Sez. V, 6 ottobre 2014, n. 21041; Cass., Sez. VI, 6 novembre 2015, n. 22744), non anche il momento in cui si manifestano gli elementi indicativi di capacità contributiva, circostanza che attiene ai fatti costitutivi (e, quindi, all’onere della prova incombente sull’Ufficio) sui quali l’accertamento si fonda.

2.3 – Fondato è, inoltre, il ricorso quanto alla circostanza che l’accertamento possa fondarsi anche su elementi indicativi di capacità contributiva manifestatisi in periodi successivi a quello di accertamento, essendo largamente prevalente in questa Corte l’orientamento secondo cui in tema di accertamento delle imposte sui redditi il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, nel prevedere che l’ufficio possa determinare induttivamente il reddito o il maggior reddito in relazione ad elementi indicativi di capacità contributiva individuati con decreto del Ministero delle Finanze – qualora il reddito dichiarato non risulti congruo rispetto ai predetti elementi per due o più periodi di imposta – non richiede che, necessariamente, tali periodi siano consecutivi o anteriori a quello per il quale si effettua l’accertamento (Cass. Sez. VI, 19 novembre 2018, n. 29750; Cass., Sez. VI, 21 maggio 2018, n. 12397; Cass., Sez. VI, 23 agosto 2017, n. 20316; Cass., Sez. VI, 14 dicembre 2016, n. 25645; Cass. Sez. V, 12 gennaio 2011, n. 617; Cass., Sez. V, 9 gennaio 2009, n. 237).

2.4 – L’elemento indicativo di capacità contributiva costituisce, difatti, impiego (spesa), astrattamente ascrivibile a fonti di reddito che ragionevolmente devono manifestarsi in epoca precedente al sostenimento della spesa medesima; laddove, poi, l’emersione di l tale impiego si manifesti in un anno di imposta successivo a quello oggetto di accertamento, ciò non esclude, a tenore del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 4, pro tempore applicabile, che esso sia riconducibile al coacervo presuntivo in base al quale è stato rideterminato il reddito (Cass., Sez. V, 6 febbraio 2019, n. 3403 2019; Cass., n. 12207 2017, cit.). Il giudizio tributario ha, difatti, ad oggetto l’analisi delle ragioni in base alle quali la dichiarazione si ritiene incongrua, dovendo il giudice tributario – anzichè limitarsi ad accertare se l’Ufficio abbia preso in considerazione due o più anni consecutivi – verificare se dall’atto di accertamento possano desumersi le ragioni per le quali l’Ufficio stesso abbia ritenuto non congrua la dichiarazioni per tali annualità (Cass., Sez. VI, 5 maggio 2017, n. 10972; Cass., Sez. V, 5 novembre 2008, n. 26541).

3 – La sentenza impugnata, nella parte in cui ha ritenuto che l’avviso di accertamento non potesse essere fondato su elementi indicativi di capacità contributiva verificatisi successivamente al periodo di imposta oggetto di accertamento, non ha fatto buon governo di tali principi.

Il ricorso va, pertanto, accolto, cassandosì la sentenza impugnata con rinvio alla CTR a quo, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte, accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata con rinvio alla CTR del Friuli Venezia Giulia, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 25 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 10 marzo 2021

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