Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6642 del 18/03/2010

Cassazione civile sez. I, 18/03/2010, (ud. 10/12/2009, dep. 18/03/2010), n.6642

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ADAMO Mario – Presidente –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – rel. Consigliere –

Dott. FITTIPALDI Onofrio – Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

C.S., elettivamente domiciliato in Roma, via Baldo degli

Ubaldi 272, presso l’avv. Umberto Ilardo, rappresentato e difeso

dall’avv. Lo Giudice Vincenzo, giusta procura in atti;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in Roma, via dei Portoghesi 12, presso l’Avvocatura

generale dello Stato, che lo rappresenta e difende per legge;

– controricorrente –

avverso il decreto della Corte d’appello di Catania, n. 1655 cron.,

del 7 marzo 2007, nel procedimento iscritto al n. 349/2006 R.G.

affari camera di consiglio;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

dicembre 2009 dal relatore, cons. SCHIRO’ Stefano;

alla presenza del Pubblico ministero, in persona del sostituto

procuratore generale, dott. GAMBARDELLA Vincenzo, che nulla ha

osservato.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

LA CORTE:

A) rilevato che e’ stata depositata in cancelleria, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., la seguente relazione, comunicata al Pubblico Ministero e notificata agli avvocati delle parti:

“IL CONSIGLIERE RELATORE, letti gli atti depositati;

RITENUTO CHE:

1. C.S. ha proposto ricorso per Cassazione, sulla base di un motivo, avverso il decreto in data 7 marzo 2007, con il quale la Corte di appello di Catania ha respinto il ricorso con il quale egli aveva chiesto la condanna del Ministero della giustizia alla corresponsione, ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2 di un’equa riparazione per i danni sofferti in relazione alla irragionevole durata del processo promosso nei suoi confronti dinanzi al Tribunale di Caltanissetta, con atto di citazione notificato il 18 settembre 1993, per la risoluzione di un contratto di comodato e il rilascio di un immobile, definito in primo grado con sentenza in data 8 marzo 2003 e in grado di appello con sentenza della Corte di appello di Caltanissetta del 29 giugno 2006;

1.1. il Ministero della giustizia ha resistito con controricorso;

OSSERVA:

2. la Corte di appello di Catania ha respinto il ricorso, affermando il ricorrente non ha fornito la prova del danno patrimoniale e di quello non patrimoniale;

3. il ricorrente ha censurato il decreto impugnato, deducendo che, una volta accertato il superamento del termine ragionevole di durata del processo, la Corte di appello avrebbe dovuto liquidare il danno non patrimoniale, che costituisce conseguenza immediata e diretta di detto superamento;

4. il motivo appare manifestamente fondato, in quanto il danno non patrimoniale e’ conseguenza normale, ancorche’ non automatica e necessaria, della violazione del diritto alla ragionevole durata del processo, di cui all’art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle liberta’ fondamentali, senza che l’entita’ della posta in gioco nel processo in cui si e’ verificato il mancato rispetto del termine ragionevole assuma rilevanza al fine di escludere il riconoscimento del danno, poiche’ l’ansia e il patema d’animo conseguenti alla pendenza del processo si verificano normalmente anche nei giudizi in cui sia esigua la posta in gioco, potendo tale aspetto rilevare solo nella determinazione del quantum del risarcimento spettante; sicche’, pur dovendo escludersi la configurabilita’ di un danno non patrimoniale in re ipsa – ossia di un danno automaticamente e necessariamente insito nell’accertamento della violazione – il giudice, una volta accertata e determinata l’entita’ della violazione relativa alla durata ragionevole del processo secondo le norme della citata L. n. 89 del 2001, deve ritenere sussistente il danno non patrimoniale ogniqualvolta l’altra parte non dimostri l’esistenza, nel caso concreto, di circostanze particolari che facciano positivamente escludere che tale danno sia stato subito dal ricorrente (Cass. S. U. 2004/1338; Cass. 2005/3396; 2006/1047);

5. alla stregua delle considerazioni che precedono e qualora il collegio condivida i rilevi in precedenza formulati, si ritiene che il ricorso possa essere trattato in Camera di consiglio ai sensi degli artt. 375 e 380 bis c.p.c.”;

B) osservato che le parti non hanno depositato memoria e che, a seguito della discussione sul ricorso tenuta nella Camera di consiglio, il collegio ha condiviso le considerazioni esposte nella relazione depositata; ritenuto che, alla stregua delle argomentazioni svolte in detta relazione, il ricorso va accolto per manifesta fondatezza e che il decreto impugnato deve essere annullato;

ritenuto altresi’ che, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa puo’ essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 1; che, in particolare – determinata in dodici anni e nove mesi la durata complessiva del processo presupposto, ma limitato al solo giudizio di primo grado, protrattosi per nove anni e sei mesi dal 18 settembre 1993 all’8 marzo 2003, il periodo di durata non ragionevole, secondo la valutazione compiuta dal giudice del merito e non censurata dal ricorrente – la ragionevole durata del processo di primo grado va stimata in tre anni, secondo i parametri cronologici elaborati dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo (cfr.

Cass. 2008/14), e che di conseguenza il periodo di durata non ragionevole deve essere determinato in sei anni e sei mesi;

B2) considerato che il parametro per indennizzare la parte del danno non patrimoniale subito nel processo presupposto va individuato nell’importo non inferiore ad Euro 750,00 per anno di ritardo, alla stregua degli argomenti svolti nella sentenza di questa Corte n. 16086 del 2009; che, secondo tale pronuncia, in tema di equa riparazione per violazione del diritto alla ragionevole durata del processo e in base alla giurisprudenza della Corte dei diritti dell’uomo (sentenze 29 marzo 2006, sui ricorsi n. 63261 del 2000 e nn. 64890 e 64705 del 2001), gli importi concessi dal giudice nazionale a titolo di risarcimento danni possono essere anche inferiori a quelli da essa liquidati, a condizione che le decisioni pertinenti siano coerenti con la tradizione giuridica e con il tenore di vita del paese interessato, e purche’ detti importi non risultino irragionevoli, reputandosi, peraltro, non irragionevole una soglia pari al 45 per cento del risarcimento che la Corte avrebbe attribuito, con la conseguenza che, stante l’esigenza di offrire un’interpretazione della L. 24 marzo 2001, n. 89 idonea a garantire che la diversita’ di calcolo non incida negativamente sulla complessiva attitudine ad assicurare l’obiettivo di un serio ristoro per la lesione del diritto alla ragionevole durata del processo, evitando il possibile profilarsi di un contrasto della medesima con l’art. 6 della CEDU (come interpretata dalla Corte di Strasburgo), la quantificazione del danno non patrimoniale deve essere, di regola, non inferiore a Euro 750,00 per ogni anno di ritardo eccedente il termine di ragionevole durata;

ritenuto che tali principi vanno confermati in questa sede, con la precisazione che il suddetto parametro va osservato in relazione ai primi tre anni eccedenti la durata ragionevole, dovendo invece aversi riguardo per quelli successivi, al parametro di Euro 1.000,00 per anno di ritardo, tenuto conto che l’irragionevole durata eccedente tale periodo comporta un evidente aggravamento del danno; che di conseguenza si deve riconoscere alla ricorrente l’indennizzo di Euro 5.750,00 oltre agli interessi legali dalla domanda al saldo, al cui pagamento deve essere condannato il Ministero soccombente;

B3) considerato altresi’ che le spese del giudizio di merito e di quelle del giudizio di cassazione seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo, in base alle tariffe professionali previste dall’ordinamento italiano con riferimento al giudizio di natura contenziosa (Cass. 2008/23397; 2008/25352) con distrazione delle spese di entrambi i giudizi in favore del difensore del ricorrente dichiaratosi antistatario.

P.Q.M.

LA CORTE Accoglie il ricorso. Cassa il decreto impugnato e, decidendo nel merito, condanna il Ministero della Giustizia al pagamento in favore del ricorrente della somma di Euro 5.750,00, oltre agli interessi legali a decorrere dalla domanda.

Condanna il Ministero della Giustizia al pagamento in favore del ricorrente delle spese del giudizio di merito, che si liquidano in Euro 1.140,00, di cui Euro 600,00 per competenze ed Euro 50,00 per esborsi, oltre a spese generali e accessori di legge, nonche’ di quelle del giudizio di cassazione che si liquidano in Euro 1.000,00, di cui Euro 900,00 per onorari, oltre a spese generali e accessori di legge, con distrazione, per le spese di entrambi i giudizi, in favore del difensore del ricorrente, avv. Lo Giudice Vincenzo, dichiaratosi antistatario.

Cosi’ deciso in Roma, il 10 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 18 marzo 2010

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA