Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6616 del 18/03/2010

Cassazione civile sez. I, 18/03/2010, (ud. 11/01/2010, dep. 18/03/2010), n.6616

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITTORIA Paolo – rel. Presidente –

Dott. FELICETTI Francesco – Consigliere –

Dott. RORDORF Renato – Consigliere –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 28969/2007 proposto da:

V.M. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA LICIA 44, presso l’avvocato ADAMO

Alessandro, che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati

CIANFANELLI DEBORAH, DEFILIPPI CLAUDIO, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di ANCONA, depositato il

20/06/2007;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

11/01/2010 dal Presidente Dott. PAOLO VITTORIA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PRATIS Pierfelice, che ha concluso per l’inammissibilità del

ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. – V.M., con ricorso alla corte d’appello di Ancona, ha proposto una domanda di equa riparazione per violazione del termine di ragionevole durata del processo.

La corte d’appello ha rigettato la domanda.

Ha accertato che la domanda di insinuazione tardiva era stata proposta con ricorso depositato il 21.6.2004 e che l’ammissione al passivo era avvenuta su accordo delle parti nell’udienza del 19.12.2006: ha perciò negato che vi fosse stata durata irragionevole del giudizio in relazione alla domanda.

2. – V.M. ha chiesto la cassazione del decreto.

Il Ministero della giustizia vi ha resistito.

Il ricorrente ha depositato una memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Il ricorso contiene un motivo.

La cassazione del decreto è chiesta per i vizi di violazione di norme di diritto e di difetto di motivazione (art. 360 cod. proc. civ., nn. 3 e 5, in relazione all’art. 6, par. 1, della CEDU e della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2).

Conclude il motivo il seguente quesito: “..se ai sensi del combinato disposto dell’art. 6, par. 1 CEDU e della L. Pinto n. 89 del 2001, art. 2, il giudice nazionale nell’accertare la sussistenza della violazione della durata ragionevole del processo debba considerare discrezionalmente la tempistica congrua ai fini della individuazione della lesione del diritto alla ragionevole durata, ovvero, debba uniformarsi alla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, e conformemente a quest’ultima attribuire rilievo al complessivo periodo di tempo necessario affinchè il diritto di credito azionato dal ricorrente trovi concreta attuazione”.

2. – Il ricorso è inammissibile.

La corte d’appello ha accertato – come si è già detto – che la domanda di ammissione allo stato passivo è stata presentata dal ricorrente, non il 6.5.2001, come ancora viene indicato nel ricorso, ma il 21.6.2004 ed ha ritenuto che il lasso di tempo intercorso tra questa data e quella in cui il diritto è stato riconosciuto, il 19.6.2006, pari a 2 anni e 6 mesi, non potesse essere considerato aver superato la durata ragionevole del processo.

Orbene, il ricorso non è stato impostato sulla critica di tale accertamento di fatto o per converso sulla prospettazione di un contrasto tra fatto accertato e valutazione giuridica dello stesso alla stregua di uno specifico parametro di concretizzazione del precetto di ragionevole durata, ma sulla riproposizione della diversa circostanza di fatto, costituita dalla avvenuta presentazione del ricorso per ammissione tardiva nella data del 6.5.2001, a questa ancorando la violazione di norme di diritto prospettata nel ricorso per cassazione.

E’ dunque mancata una pertinente critica della decisione.

Come è del resto mancata una formulazione del quesito in modi tali da far emergere la specificità della situazione di fatto decisa e le ragioni del contrasto della decisione con i parametri accolti dalla giurisprudenza in sede di applicazione delle norme dettate dalla L. n. 89 del 2001.

3. – Il ricorrente è condannato alle spese del giudizio liquidate nel dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna V. M. alle spese del giudizio di cassazione, che liquida in Euro 600,00 oltre le spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 11 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 18 marzo 2010

 

 

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA