Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6615 del 18/03/2010

Cassazione civile sez. I, 18/03/2010, (ud. 16/12/2009, dep. 18/03/2010), n.6615

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITTORIA Paolo – rel. Presidente –

Dott. RORDORF Renato – Consigliere –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere –

Dott. MACIOCE Luigi – Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 30826/2007 proposto da:

D.M.M.C. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA N. TARTAGLIA 21, presso l’avvocato SABETTA

ETTORE, rappresentata e difesa dall’avvocato FORGIONE Salvatore,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositato il

23/10/2006;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

16/12/2009 dal Presidente Dott. PAOLO VITTORIA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Libertino Alberto, che ha concluso per l’inammissibilità del

ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. – D.M.M.C., con ricorso alla corte d’appello di Roma, ha proposto una domanda di equa riparazione per violazione del termine di ragionevole durata del processo.

Ha convenuto il Ministero della Giustizia.

La corte d’appello ha parzialmente accolto la domanda.

Pronunciando in sede di rinvio, ha liquidato l’equa riparazione in 1.425,00 Euro in ragione di Euro 900,00 ad anno, avendo ritenuto che il giudizio, protrattosi in primo grado dal 7.5.1996 al 15.6.2000, avesse superato di 19 mesi la durata ragionevole di 2 anni e mezzo.

La parte ha impugnato il decreto.

Il Ministero della giustizia vi ha resistito.

Ha depositato una memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Il ricorso, che contiene tre motivi, di violazione di norme di diritto e difetto di motivazione, investe la misura dell’equa riparazione.

Non è fondato.

A tale proposito va osservato che la giurisprudenza della Corte è costante nell’affermare che non è assunta in violazione dell’art. 6 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo nè della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2, la decisione pronunciata sulla domanda di equa riparazione, con la quale il danno non patrimoniale è considerato essere stato prodotto dalla sola protrazione del giudizio presupposto, oltre il tempo della sua dovuta ragionevole durata, questa è determinata in tre anni per un giudizio che si sia esaurito in primo grado ed il danno è liquidato nella somma di Euro 1.000,00 ad anno di protrazione del processo oltre il ragionevole.

La stessa Corte EDU, peraltro, se pure preferisce seguire un diverso criterio quanto alla durata del giudizio che può essere considerata causa di danno, nella sua più recente giurisprudenza accorda indennizzi inferiori a quelli che risulterebbero dalla applicazione del parametro di mille euro per ogni anno di intera durata del processo, se nel suo complesso non ragionevole, sicchè sono poi da considerare legittimi indennizzi risultanti dalla combinazione di diversi parametri, sempre che mediante la loro applicazione si pervenga ad un ristoro del danno non patrimoniale non irrisorio e motivatamente adeguato al caso concreto.

Pertanto, la Corte, nella sua più recente giurisprudenza, è venuta considerando che, da parte del giudice di merito, uno scostamento rispetto al parametro di mille euro per anno di non ragionevole durata del processo, ma non al di sotto della soglia di 750,00 Euro, sia giustificato quando ricorrano fattori, quali ad esempio la modestia della posta in giuoco, e quando, come è nel caso in esame, si tratti di dare rilievo ad una protrazione del processo che non abbia superato di oltre tre anni quella ordinaria.

Nel caso, la liquidazione compiuta dalla corte d’appello si basa su un parametro anche superiore a quello da ultimo indicato e la circostanza che la domanda, nel giudizio presupposto, abbia riguardato gli interessi e la rivalutazione su una prestazione previdenziale pagata in ritardo dando luogo ad una controversia di minima entità, come la corte d’appello aveva rilevato nel giudizio di primo grado – il che risulta dal decreto impugnato – giustifica la valutazione, comune ai giudici di merito, che la posta in giuoco sia stata modesta.

2. – Il ricorso è rigettato.

L’orientamento, più recente, che sta alla base del rigetto del ricorso, giustifica che le spese di questo grado siano dichiarate compensate.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso, compensa le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 16 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 18 marzo 2010

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