Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6614 del 18/03/2010

Cassazione civile sez. I, 18/03/2010, (ud. 16/12/2009, dep. 18/03/2010), n.6614

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITTORIA Paolo – rel. Presidente –

Dott. RORDORF Renato – Consigliere –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere –

Dott. MACIOCE Luigi – Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 30825/2007 proposto da:

T.G. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA N. TARTAGLIA 21, presso l’avvocato SABETTA

ETTORE, rappresentata e difesa dall’avvocato FORGIONE Salvatore,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositato il

23/10/2006;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

16/12/2009 dal Presidente Dott. PAOLO VITTORIA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Libertino Alberto, che ha concluso per l’inammissibilità del

ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. – T.G., con ricorso alla corte d’appello di Roma, ha proposto una domanda di equa riparazione per violazione del termine di ragionevole durata del processo.

Ha convenuto il Ministero della Giustizia.

La corte d’appello ha parzialmente accolto la domanda.

Pronunciando in sede di rinvio, ha liquidato l’equa riparazione in 3.600,00 Euro in ragione di Euro 900,00 ad anno, avendo ritenuto che il giudizio, iniziato il 28.4.1992 e conclusosi per transazione il 15.12.1998, avesse superato di 48 mesi la durata ragionevole di 2 anni e mezzo.

La parte ha impugnato il decreto.

Il Ministero della giustizia vi ha resistito.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Il ricorso, che contiene tre motivi, di violazione di norme di diritto e difetto di motivazione, investe la misura dell’equa riparazione.

Non è fondato.

A tale proposito va osservato che la giurisprudenza della Corte è costante nell’affermare che non è assunta in violazione dell’art. 6 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo nè della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2, la decisione pronunciata sulla domanda di equa riparazione, con la quale il danno non patrimoniale è considerato essere stato prodotto dalla sola protrazione del giudizio presupposto, oltre il tempo della sua dovuta ragionevole durata, questa è determinata in tre anni per un giudizio che si sia esaurito in primo grado ed il danno è liquidato nella somma di Euro 1.000,00 ad anno di protrazione del processo oltre il ragionevole.

La stessa Corte EDU, peraltro, se pure preferisce seguire un diverso criterio quanto alla durata del giudizio che può essere considerata causa di danno, nella sua più recente giurisprudenza accorda indennizzi inferiori a quelli che risulterebbero dalla applicazione del parametro di mille euro per ogni anno di intera durata del processo, se nel suo complesso non ragionevole, sicchè sono poi da considerare legittimi indennizzi risultanti dalla combinazione di diversi parametri, sempre che mediante la loro applicazione si pervenga ad un ristoro del danno non patrimoniale non irrisorio e motivatamente adeguato al caso concreto.

Pertanto, la Corte, nella sua più recente giurisprudenza, è venuta considerando che, da parte del giudice di merito, uno scostamento rispetto al parametro di mille euro per anno di non ragionevole durata del processo, ma non al di sotto della soglia di 750,00 Euro, sia giustificato quando ricorrano fattori, quali ad esempio la modestia della posta in giuoco, e quando si tratti di dare rilievo ad una protrazione del processo che non abbia superato di oltre tre anni quella ordinaria, mentre per il periodo ulteriore lo scostamento dal più alto parametro non si giustifichi.

Nel caso, la liquidazione compiuta dalla corte d’appello non si discosta dal risultato cui avrebbe condotto l’applicazione del parametro indicato (Euro 3.250,00) ed anzi la supera.

Essa trova d’altra parte giustificazione nella scarsa rilevanza della posta in giuoco, già rilevata dalla corte d’appello nel giudizio di primo grado ed alla quale era stato però accordato l’illegittimo rilievo di criterio idoneo a far presumere la stessa mancanza del danno non patrimoniale.

2. – Il ricorso è rigettato.

L’orientamento, più recente, che sta alla base del rigetto del ricorso, giustifica che le spese di questo grado siano dichiarate compensate.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; compensa le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 16 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 18 marzo 2010

 

 

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