Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6614 del 14/03/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 14/03/2017, (ud. 08/02/2017, dep.14/03/2017),  n. 6614

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28100-2015 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, (C.F.

(OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la

sede dell’AVVOCATURA dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso

unitamente e disgiuntamente dagli avvocati EMANUELA CAPANNOLO, MAURO

RICCI e PULLI CLEMENTINA giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

G.V., GU.VA., G.M., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA AGRI, 1, presso lo studio dell’avvocato

MASSIMO NAPPI, che li rappresenta e difende giusta procura in calce

al controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 1379/2015 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 22/5/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’8/2/2017 dal Consigliere Dott. CATERINA MAROTTA.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

– la Corte di appello di Lecce, decidendo sull’impugnazione proposta da G.M., Gu.Va. e G.V. (eredi aventi causa di G.A.), riconosceva il diritto del de cuius all’indennità di accompagnamento relativamente a periodo 1/11/2010-22/6/2013 (periodo durante il quale G.A. aveva beneficiato dell’indennità per ciechi assoluti ex L. n. 508 del 1988). Riteneva la Corte territoriale che le patologie da cui il predetto era risultato affetto giustificavano la necessità di assistenza continua;

– per la cassazione di tale decisione l’I.N.P.S. propone ricorso affidato ad un motivo;

– G.M., Gu.Va. e G.V. resistono con controricorso;

– la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c. (che ha concluso per l’accoglimento del ricorso), è stata comunicata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio non partecipata;

– i controricorrenti hanno depositato memoria;

– il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

– va preliminarmente disattesa l’eccezione di inammissibilità del ricorso formulata dai controricorrenti che assumono l’inesistenza della notifica;

– è, infatti, valida ed efficace la notificazione dell’atto di impugnazione eseguita, presso il procuratore costituito per più parti, mediante consegna di una sola copia o di un numero inferiore (cfr. Cass., sez. un., n. 29290/2008 e succ. conf.; v. tra le più recenti Cass. n. 17271 del 28 agosto 2015);

– con l’unico motivo l’I.N.P.S. denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 429 del 1991, art. 2, della L. n. 508 del 1998, art. 1, della L. n. 18 del 1980, art. 1. Lamenta che il giudice di appello abbia riconosciuto il diritto all’indennità di accompagnamento includendo nella valutazione complessiva della condizione determinante la necessità di assistenza continua anche la cecità, ciò in violazione del divieto di cumulo tra prestazioni assistenziali;

– il motivo non è fondato;

– invero “l’indennità di accompagnamento della L. n. 18 del 1980, art. 1, è cumulabile con l’indennità per cecità totale, ai sensi della L. n. 429 del 1991, art. 2, a condizione che il requisito sanitario sia integrato) da infermità diverse dalla cecità parziale, giacchè, altrimenti, l’indennità di accompagnamento cessa nel momento in cui l’assistito matura il diritto all’indennità di cieco assoluto” (cfr. Cass. 21 dicembre 2011, n. 28083; Cass. 12 luglio 2012, n. 11912; si vedano anche Cass. 16 marzo 2015, n. 5169; Cass. 1 luglio 2014, n. 14950);

– nel caso in esame, la Corte di appello, nel valutare la sussistenza delle condizioni per il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento, non ha disatteso l’indicato principio;

– nella sentenza impugnata è stato, infatti, evidenziato, sulla base della consulenza tecnica d’ufficio e delle considerazioni conclusive dell’ausiliare, che “il sig. G……è stato continuativamente in stato di necessità di assistenza continua dall’epoca della domanda amministrativa non solo per la patologia neoplastica ma soprattutto per i trattamenti chemioterapici, mal tollerabili in soggetto già in gravi condizioni perchè ipovedente grave”;

– il giudizio della Corte territoriale è stato, dunque, incentrato essenzialmente sugli effetti, ai fini della capacità di svolgere gli atti quotidiani della vita, della patologia neoplastica (polmonare, adenocarcinoma inoperabile ed a progressiva evoluzione ingravescente, stante la giovane età dell’assistito) e dei trattamenti chemioterapici;

– le infermità al suddetto fine considerate, dunque, sono diverse dalla cecità assoluta che non ha, pertanto, assunto alcun ruolo determinante ai fini dell’indennità di accompagnamento (nella specie, a tale cecità è fatto solo riferimento per meglio delineare l’ambito soggettivo di tollerabilità dei trattamenti chemioterapici e non anche per descrivere il quadro patologico determinante lo stato di necessità di assistenza continua) e non è stata, perciò, considerata una seconda volta (rispetto all’indennità ai sensi delle L. n. 508 del 1988 e L. n. 429 del 1991, già in godimento);

– peraltro si evince dallo stesso ricorso dell’I.N.P.S. che già in sede di giudizio di primo grado era stato riconosciuto il diritto di G.A. all’indennità di accompagnamento per il (limitato) periodo dall’1/5/2011 al 31/11/2011 – non oggetto di doglianza da parte dell’Istituto nonostante la sovrapponibilità con l’indennità per cecità assoluta – proprio per la condizione di “maggiore intensità assistenziale” dovuta alla malattia neoplastica ed al “nuovo” trattamento chemioterapico cui il medesimo era stato sottoposto;

– in sede di giudizio di appello la medesima condizione è stata ritenuta sussistente con riguardo all’intero periodo oggetto di domanda ed agli altri cicli di chemioterapia “ripresi senza interruzione dal dicembre del 2010”;

– in conclusione, la proposta non va condivisa e il ricorso va rigettato;

– la regolamentazione delle spese segue la soccombenza;

– va dato atto dell’applicabilità del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna l’I.N.P.S. al pagamento, in favore dei controricorrenti, delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 3.000,00 per compensi professionali, oltre accessori di legge e rimborso forfetario in misura del 15% da corrispondersi all’avv. Massimo Nappi, antistatario.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 8 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 14 marzo 2017

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