Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6594 del 10/03/2021

Cassazione civile sez. trib., 10/03/2021, (ud. 17/09/2020, dep. 10/03/2021), n.6594

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – Consigliere –

Dott. CHIESI Gian A – rel. Consigliere –

Dott. D’AURIA Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15492-2013 proposto da:

C.F. (C.F. (OMISSIS)), rapp. e dif., in virtù di

procura speciale a margine del ricorso, dagli Avv.ti CLAUDIO BERLIRI

ed ALESSANDRO COGLIATI DEZZA, presso il cui studio è elett.te

dom.to in ROMA, alla VIA A. FARNESE, n. 7;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore p.t., legale

rappresentante, dom.to in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI, n. 12,

presso l’Avvocatura Generale dello Stato, che lo rapp. e dif.;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 132/01/12 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del FRIULI VENEZIA-GIULIA, depositata il 18/12/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

17/09/2020 dal Consigliere Dott. GIAN ANDREA CHIESI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

C.F. propose ricorso, innanzi alla C.T.P. di Trieste, avverso l’avviso di accertamento con cui l’Ufficio aveva provveduto, nei propri confronti, a riprese relativamente all’anno di imposta 2005, fondate sui maggiori ricavi ascritti allo stesso rispetto a quelli dichiarati, come riscontrato all’esito di accertamenti bancari;

che la C.T.P. di Trieste, con sentenza n. 164/2/11, rigettò il ricorso;

che avverso tale decisione C.F. propose appello innanzi alla C.T.R. del Friuli Venezia-Giulia la quale, con sentenza n. 132/01/12, depositata il 18.12.2012, rigettò il gravame, ritenendo – per quanto in questa sede ancora rileva – (a) presente l’autorizzazione allo svolgimento delle indagini bancarie, nonchè (b) non giustificata, dal contribuente, la differenza tra i versamenti presenti su propri conti correnti bancari e l’ammontare (minore, rispetto a quelli) dei ricavi dallo stesso dichiarati;

che avverso tale decisione C.F. ha proposto ricorso per cassazione, affidato a cinque motivi, illustrati da memoria ex art. 380-bis.1 c.p.c.; si è costituita, con controricorso, l’AGENZIA DELLE ENTRATE.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo parte ricorrente lamenta (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4) la nullità della sentenza impugnata per violazione dell’art. 161 c.p.c. e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, non avendo la C.T.R. tenuto “in alcun conto le eccezioni già sollevate sia in primo grado che in appello circa l’annullabilità/nullità/invalidità dell’atto impugnato per omessa allegazione del provvedimento di autorizzazione del Direttore Regionale delle Entrate in relazione al provvedimento di autorizzazione all’espletamento delle indagini bancarie” (cfr. ricorso, p. 12);

che con il secondo motivo parte ricorrente lamenta (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) la violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, nonchè del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, per avere la C.T.R. erroneamente disatteso le doglianze formulate da esso contribuente in relazione alla illegittimità della procedura di accertamento attivata nei propri confronti, per violazione dei richiamati referenti normativi, non essendovi prova dell’esistenza della indicata autorizzazione del Direttore Regionale dell’Agenzia delle Entrate (asseritamente fornita, peraltro, in una non prevista modalità telematica) nè, tampoco, della sua comunicazione al contribuente;

che i due motivi – che, per identità di questioni agli stessi sottese, possono essere trattati congiuntamente – sono inammissibili;

che premesso che la C.T.R. ha espressamente affermato l’esistenza dell’autorizzazione in questione, chiarendo che essa fu fornita “nelle consuete modalità telematiche” (cfr. p. 2, secondo cpv., della motivazione della gravata decisione), osserva in ogni caso il Collegio come le doglianze concernenti l’omessa allegazione e/o esibizione di tale autorizzazione al contribuente si manifestano inammissibili, per non avere la difesa del C. chiarito quale concreto pregiudizio ovvero lesione di diritti fondamentali di rango costituzionale di esso contribuente sarebbe conseguito a tale omissione (arg. da Cass., Sez. 6-5, 10.2.2017, n. 3628, Rv. 643207-02. Medesima sarebbe, peraltro, la conclusione, finanche nell’ipotesi – più radicale – di eventuale inesistenza di tale autorizzazione. Cfr., in proposito, Cass., Sez. 6-5, 28.5.2018, n. 13353, Rv. 648619-01);

che con il terzo ed il quarto motivo parte ricorrente si duole (in relazione, rispettivamente, all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 5 e 4) dell’omesso esame ovvero dell’omessa motivazione, ad opera della C.T.R., (su) di un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti e, in specie, in relazione alla circostanza – decisiva, si opina, al fine di escludere le incongruenze sottese dall’Ufficio a base dell’accertamento – per cui il C. ebbe ad optare, in relazione a talune delle attività esercitate (quelle cd. “libere”), per il regime di contabilità semplificata mentre, in relazione ad altre (quelle, cioè, in regime di monopolio), per la contabilizzazione del solo aggio (cfr. ricorso, p. 20, ult. cpv.); che con il quinto motivo parte ricorrente lamenta (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 32 e 39, e dell’art. 39 T.U.I.R., con riferimento agli artt. 3,53 e 97 Cost., per avere la C.T.R. confermato la rideterminazione del reddito operata dall’Agenza delle Entrate sulla base delle risultanze degli accertamenti bancari, senza sottoporre queste ultime ad alcun vaglio critico;

che i motivi – i quali complessivamente disvelano un vizio motivazionale, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 – sono inammissibili, mirando ad una rilettura del materiale istruttorio raccolto nei gradi di merito, precluso al giudice di legittimità. Ed infatti la C.T.R., conformandosi al consolidato orientamento di questa Corte (cfr., da ultimo, Cass., Sez. 5, 30.6.2020, n. 13112) ha ampiamente motivato in relazione alla inconsistenza delle argomentazioni afferenti il doppio regime di contabilità (cfr., in specie, il terzo e quarto cpv. della motivazione in diritto della gravata decisione), a cagione della mancanza di “una puntuale contrapposizione giustificativa (da parte del contribuente) di detta discordanza (tra versamenti e ricavi dichiarati)” (cfr. p. 2, terzo cpv.); i motivi in esame, peraltro, che non individuano uno specifico “fatto” non esaminato dalla C.T.R., neppure riproducono gli atti dei precedenti gradi di giudizio, relativamente alla parte di essi in cui le esposte difese furono articolate, così risultando non conformi al precetto di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, e, in ultima analisi, ostativi ad una valutazione, da parte del Collegio, della correttezza o meno della conclusione raggiunta dalla C.T.R.;

Ritenuto, in conclusione, che il ricorso debba essere rigettato; che le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Condanna C.F. al pagamento, in favore dell’AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore p.t., delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano in Euro 5.600,00 (cinquemilaseicento/00) per compenso professionale, oltre spese prenotate a debito.

Dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte di C.F. dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso principale, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Civile Tributaria, il 17 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 10 marzo 2021

 

 

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