Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6573 del 14/03/2017


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Cassazione civile, sez. II, 14/03/2017, (ud. 01/12/2016, dep.14/03/2017),  n. 6573

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MATERA Lina – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. ORICCHIO Antonio – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 11649-2013 proposto da:

G.M., (OMISSIS), B.M.R. (OMISSIS),

elettivamente domiciliati in ROMA, V.LE BRUNO BUOZZI 82, presso lo

studio dell’avvocato PAOLA SCROFANA, che li rappresenta e difende

unitamente all’avvocato CLAUDIO URCIUOLI;

– ricorrenti –

contro

CREDIUMBRIA BANCA CREDITO COOPERATIVO COOP SOCIETA’, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA G.AVEZZANA 31, presso lo studio

dell’avvocato TOMMASO DE DOMINICIS, che lo rappresenta e difende

unitamente all’avvocato LANFRANCO BRICCA;

– controricorrente –

e contro

FALLIMENTO DI B.L., F.F.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 457/2012 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,

depositata il 22/11/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

01/12/2016 dal Consigliere Dott. LUIGI GIOVANNI LOMBARDO;

udito l’Avvocato SCROFANA Paola, difensore dei ricorrenti che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito l’Avvocato DE DOMINICIS Tommaso, difensore del resistente che

ha chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CAPASSO Lucio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. – La Banca Trasimeno Orvietano di Credito Cooperativo convenne in giudizio B.L., G.M., B.M.R. e F.F., proponendo domanda di simulazione e, in subordine, di revocatoria dell’atto notarile con il quale i primi due convenuti – suoi debitori – avevano ceduto alle altre convenute tutti i loro beni immobili.

Dichiarato il fallimento di B.L. e interrotto il processo, lo stesso venne riassunto dall’istituto di credito, che convenne anche il curatore fallimentare; costui, nel costituirsi, fece proprie le domande attrici.

Con sentenza del 17.10.2009, il Tribunale di Orvieto accolse la domanda di simulazione proposta dalla banca.

2. – Sul gravame proposto in via principale da B.M.R. e G.M. e in via incidentale dalla curatela del fallimento di B.L., la Corte d’Appello di Perugia, in parziale riforma della sentenza di primo grado, accolse la domanda di simulazione proposta dall’istituto di credito attore (divenuto la Crediumbria-Banca di Credito cooperativo soc. coop., già Banca Trasimeno Orvietano di Credito Cooperativo) limitatamente alle compravendite effettuate da G.M., mentre accolse l’analoga domanda proposta dal fallimento di B.L. relativamente alle vendite effettuate dalla fallita.

3. – Per la cassazione della sentenza di appello ricorrono G.M. e B.M.R., sulla base di due motivi.

Resiste con controricorso la Crediumbria soc. coop.

F.F., ritualmente intimata, non ha svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. – Il ricorso è fondato sui seguenti motivi:

1) violazione e la falsa applicazione degli artt. 1414, 1415, 1416 e 1417 c.c., per avere la Corte territoriale accolto la domanda di simulazione dell’atto di compravendita, nonostante che mancasse la prova della simulazione (anzi, dalla documentazione prodotta risultava l’effettiva corresponsione del prezzo di vendita) e nonostante che l’istituto di credito attore non avesse provato di essere creditore dei convenuti;

2) omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza impugnata (con riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 5), per non avere la Corte locale spiegato le ragioni in fatto ed in diritto che l’avevano condotta a rigettare i motivi di appello.

Entrambi i motivi non possono trovare accoglimento.

Premesso che il secondo motivo è inammissibile in quanto il vizio di motivazione non è deducibile ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nuovo n. 5 applicabile ratione temporis (infatti, il testo novellato si applica ai ricorsi per cassazione proposti contro sentenze pubblicate a partire dall’11 settembre 2012 e la sentenza impugnata è stata pubblicata il 22.11.2012), in ogni caso i due motivi si risolvono in censure di merito relative all’accertamento del fatto (sussistenza o meno della simulazione della vendita tra i convenuti) e alla valutazione delle prove acquisite, che non sono sindacabili in sede di legittimità.

Va infatti ribadito che il convincimento del giudice di merito circa l’esistenza o l’inesistenza di un accordo simulatorio è sottratto al sindacato di legittimità, se sorretto da motivazione immune da vizi logici e giuridici (Sez. 1, Sentenza n. 444 del 20/02/1971, Rv. 350050).

Nella specie, l’impianto motivazionale non può reputarsi nè apparente nè manifestamente illogico (la Corte territoriale ha spiegato, tra l’altro, che la richiesta di rilascio degli assegni circolari rivolta alla banca non dimostrava di per sè che gli stessi fossero stati consegnati ai venditori e che questi ultimi li avessero incassati, che non risultava l’avvenuto versamento delle rate del mutuo, che la mancata consegna degli immobili agli acquirenti rappresentava un ulteriore indizio della simulazione della compravendita, al pari del rapporto di parentela intercorrente tra le parti); pertanto l’accertamento della sussistenza della simulazione non può essere sindacato in sede di legittimità.

Da ultimo, va osservato che la questione relativa all’asserita mancanza di prova in ordine all’esistenza del credito vantato dall’istituto bancario nei confronti di G.M. e di B.L. è inammissibile perchè nuova, non essendovi di essa cenno nella sentenza impugnata e non avendo i ricorrenti indicato in quale fase processuale e con quale atto l’abbiano eventualmente sollevata nei giudizi di merito.

2. – Il ricorso deve pertanto essere rigettato, con conseguente condanna della parte ricorrente, risultata soccombente, al pagamento delle spese processuali, liquidate come in dispositivo.

3. – Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto dopo il 30 gennaio 2013), sussistono i presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato da parte del ricorrente, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese processuali, che liquida in Euro 5.200,00 (cinquemiladuecento), di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Si dà atto che il procedimento è stato scrutinato con la collaborazione dell’Assistente di studio dott. P.A..

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 1 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 14 marzo 2017

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