Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6568 del 18/03/2010

Cassazione civile sez. lav., 18/03/2010, (ud. 27/01/2010, dep. 18/03/2010), n.6568

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE LUCA Michele – Presidente –

Dott. MONACI Stefano – Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – rel. Consigliere –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 28608-2006 proposto da:

G.A., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA COLA

DI RIENZO 69, presso lo studio dell’avvocato MAFFEI ROSA, che lo

rappresenta e difende, giusta procura rilasciata innanzi al Vice

Consolato d’Italia in LA GUAIRA in data 31/08/06;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati RICCIO

ALESSANDRO, PREDEN SERGIO, VALENTE NICOLA, giusta mandato in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 7299/2005 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 22/11/2005 R.G.N. 10975/03;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

27/01/2010 dal Consigliere Dott. GIANFRANCO BANDINI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PATRONE Ignazio che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 28.10 – 22.11.2005, la Corte d’Appello di Roma, accogliendo l’impugnazione proposta dall’Inps nei confronti di G.A. avverso la sentenza di prime cure – che aveva riconosciuto il diritto dell’assicurato a percepire gli arretrati della pensione di vecchiaia in regime internazionale con decorrenza dal 1.11.1991, con condanna dell’Inps alla corresponsione della somma corrispondente agli importi trattenuti dalla decorrenza originaria alla data del domanda di riscatto, confermando l’anzidetta decorrenza della pensione di vecchiaia, respinse le altre domande svolte dal G., osservando a sostegno del decisum che:

– le argomentazioni svolte dall’Inps in ordine alla necessità del versamento del capitale non sostanziavano una forma di compensazione, nè concretizzavano un’autonoma domanda, ma costituivano lo svolgimento di eccezione al fondamento del diritto azionato dal G. con la negazione della ricorrenza del presupposto (appunto il versamento del capitale) da cui sarebbe sorto il diritto alla retrodatazione del diritto alla pensione, rideterminata a seguito della domanda di riscatto, dalla data di inizio del godimento della pensione medesima;

– era da ritenersi priva di fondamento la pretesa dell’assicurato di vedersi riconosciuto il diritto al pagamento degli arretrati pur in mancanza del versamento del capitale di copertura, posto che, diversamente opinando, si verrebbe a realizzare un arricchimento del pensionato del tutto svincolato dal rapporto contributivo.

Avverso l’anzidetta sentenza, G.A. ha proposto ricorso per cassazione fondato su un unico articolato motivo e illustrato con memoria.

L’Inps ha resistito con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico articolato motivo il ricorrente denuncia violazione di legge (L. n. 153 del 1969, art. 51, comma 2 in combinato disposto con il D.L. n. 30 del 1974, art 8 octies convertito in L. n. 113 del 1974; L. n. 1338 del 1962, art. 13; art. 1241 e ss. c.c.; artt. 2697 e 2698 c.c.; artt. 416, 436, 437, 421 e 213 c.p.c.), nonchè vizio di motivazione, deducendo che:

– erroneamente la Corte territoriale aveva escluso che nella specie fosse stata operata la compensazione tra il credito di esso ricorrente e il preteso credito dell’Istituto, e ciò benchè i due crediti non fossero compensabili in quanto nascenti dal medesimo rapporto giuridico-previdenziale;

– l’eccezione di compensazione, contrariamente a quanto avvenuto, avrebbe dovuto esser proposta in via riconvenzionale nei termini di legge e, perciò, nella memoria difensiva;

– a voler ritenere la sussistenza di una mera operazione contabile, l’Istituto avrebbe dovuto provare i fatti su cui tale operazione contabile si fondava e il Giudice del merito avrebbe dovuto richiedere all’Istituto l’esibizione dei relativi calcoli matematico – attuariali, anche per verificare l’avvenuto rispetto della riduzione del 50% dell’onere di riscatto ai sensi della L. n. 114 del 1974, art. 2 octies di conversione del D.L. n. 30 del 1974;

– poichè la rigida applicazione nel caso di specie della L. n. 1338 del 1962, art. 13 vanifica il principio della retroattività della efficacia della contribuzione, il capitale occorrente per la copertura delle quote di pensione per il periodo compreso tra la data di decorrenza della pensione e la data della domanda avrebbe dovuto essere calcolato non già mediante la maggiorazione della riserva matematica, bensì attraverso la rideterminazione della stessa riserva matematica “operata sulla base di una simulazione che consideri la domanda di riscatto come presentata al momento della decorrenza della pensione”, con il che resterebbe escluso qualsivoglia arricchimento favore del pensionato.

2. Nel caso di specie non si è in presenza di una compensazione in senso tecnico giuridico, operando le trattenute effettuate dall’Inps, di cui si è doluto l’odierno ricorrente, nell’ambito del medesimo rapporto giuridico previdenziale; correttamente quindi la Corte territoriale ha escluso che le difese dell’Istituto configurassero “una forma di compensazione”.

Risultano pertanto infondate le censure inerenti alla pretesa mancata osservanza degli oneri processuali di tempestiva formulazione della (in effetti insussistente) eccezione di compensazione.

3. Come emerge dallo stesso ricorso per cassazione la congruità nel quantum dell’importo complessivo delle trattenute effettuate non è stata oggetto di specifica contestazione con il ricorso introduttivo del giudizio di primo grado, cosicchè tale questione esula dal thema decidendum, anche per ciò che riguarda l’avvenuta applicazione (o meno) della riduzione del 50% di cui L. n. 114 del 1974, art. 2 octies di conversione del D.L. n. 30 del 1974 (dovendosi peraltro osservare al riguardo, per completezza espositiva, che il successivo D.Lgs. n. 184 del 1997, art. 3, comma 1, in vigore al momento della presentazione della domanda di riscatto da parte del ricorrente, ha esteso la facoltà di riscatto, prevista dalla L. 30 aprile 1969, n. 153, art. 51, comma 2, a tutti gli iscritti ai Fondi sostitutivi ed esclusivi dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti, prevedendo al contempo che il relativo onere “è dovuto dall’assicurato nella misura intera”).

Ne discende che nè l’Istituto era tenuto a fornire la prova della correttezza del calcolo effettuato, nè il Giudice del merito era tenuto a svolgere, anche avvalendosi dei propri poteri istruttori officiosi, indagini al riguardo.

4. La L. n. 153 del 1969, art. 51, comma 2, nell’estendere la facoltà di riscatto a tutti i cittadini italiani che abbiano prestato lavoro subordinato all’estero, nel territorio libico o delle ex colonie italiane, non coperto da assicurazione sociale riconosciuta dalla legislazione italiana, prevede che detta facoltà sia “da esercitarsi nei modi previsti” dalla L. n. 1338 del 1962, art. 51, comma 2.

Quest’ultima norma, all’ultimo comma, stabilisce che, per la costituzione della rendita, il datore di lavoro, ovvero, a seconda dei casi, il lavoratore, devono versare all’Inps la riserva matematica “calcolata in base alle tariffe che saranno all’uopo determinate e variate, quando occorra, con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, sentito il Consiglio di amministrazione dell’Istituto nazionale della previdenza sociale”.

In applicazione di tale disposizione è stato emanato il D.M. 19 febbraio 1981, che, all’allegato 2, comma 5, lett. C), ha precisato che “La riserva matematica, determinata nei modi in precedenza esposti, è peraltro destinata alla copertura dell’onere assunto dalla assicurazione generale obbligatoria solo dal momento cui è riferito il calcolo in poi; di conseguenza, qualora l’operazione comporti la liquidazione o la riliquidazione della pensione con decorrenza anteriore a detto momento, alla riserva matematica medesima vanno aggiunte le somme relative alle quote di pensione – dovute in relazione all’operazione effettuata – maturate dalla decorrenza della pensione sino alla data cui è riferito il calcolo della riserva”. In linea con il rilevato quadro normativo, questa Corte, con la sentenza n. 3667/1995, resa a Sezioni Unite, ha già avuto modo di osservare che, se è vero che la riserva matematica rappresenta il valore attuale di un impegno futuro, non per questo la decorrenza in questione deve coincidere con il momento dell’esercizio della facoltà di riscatto, posto che non solo i contributi versati ai sensi della L. n. 1338 del 1962, art. 13 vanno considerati come tempestivamente versati in corrispondenza dei periodi cui si riferisce la mancanza della contribuzione, “ma la costituzione della rendita comporta per il richiedente il versamento di un importo che deve comprendere necessariamente, oltre alla riserva matematica, calcolata alla data di presentazione della domanda di costituzione della rendita, anche il capitale occorrente alla copertura delle quote di pensione per il periodo compreso tra la data di decorrenza della pensione e la data della domanda”.

La censura svolta dal ricorrente in ordine alla dedotta modalità di determinazione della riserva matematica si risolve pertanto nella prospettazione di un procedimento nient’affatto aderente con la vigente disciplina legale della materia e, come tale, non merita accoglimento.

5. In forza delle considerazioni che precedono il ricorso va pertanto rigettato.

Applicandosi ratione temporis il disposto dell’art. 152 disp. att. c.p.c. nel testo vigente anteriormente alle modifiche di cui al D.L. n. 269 del 2003, convenuto in L. n. 326 del 2003, non è luogo a provvedere sulle spese afferenti al presente giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; nulla per le spese.

Così deciso in Roma, il 27 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 18 marzo 2010

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