Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6555 del 09/03/2020

Cassazione civile sez. trib., 09/03/2020, (ud. 11/12/2019, dep. 09/03/2020), n.6555

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. BALSAMO Milena – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. VECCHIO Massimo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25262-2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

IMPIANTI TURISTICI BOE’ SPA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

DI MONTE FIORE 22, presso lo, studio dell’avvocato STEFANO

GATTAMELATA, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

ENRICO GAZ;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 574/2015 della COMM.TRIB.REG. di VENEZIA,

depositata il 24/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/12/2019 dal Consigliere Dott. VECCHIO MASSIMO;

Fatto

RITENUTO

1. – La Commissione tributaria regionale del Vento, con sentenza n. 574/30/15 del 2/03/2015, pubblicata il 24/03/2015, ha confermato la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Belluno, n. 58/01/14 di accoglimento del ricorso proposto dalla contribuente società Impianti Turistici Boè avverso l’avviso di accertamento catastale, col quale l’Agenzia delle entrate, in seguito alla presentazione del DOCFA, aveva attributo la categoria D/8 e la rendita di Euro 15.000,00 al fabbricato della società sito nel comune di Livinallongo del Col di Lana e adibito a stazione di arrivo della seggiovia Arabba – Col del Burz, disattendendo la proposta di attribuzione della categoria E/1 colla rendita di Euro 1.170,00.

2. – L’Avvocatura generale dello Stato, mediante atto del 16 ottobre 2015, ha proposto ricorso per cassazione.

3. – La contribuente ha resistito mediante controricorso del 30 novembre 2015.

E con memoria del 28 novembre 2019 ha insistito per il rigetto del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO

1. – La Commissione regionale tributaria ha motivato la conferma della sentenza di accoglimento del ricorso della contribuente, osservando quanto segue.

1.1 – Il servizio della seggiovia, erogato dalla contribuente, costituisce “un attività di trasporto pubblico di persone per scopi turistico-ludici, di natura imprenditoriale”.

Detta attività è esercitata in regime di concessione ed è disciplinata dalla legge regionale 6 marzo 1990, n. 18.

Il fabbricato litigioso è stato realizzato “per speciali esigenze di attività industriale” e non è “suscettibile di una destinazione” differente.

1.2 – Esattamente la Commissione tributaria provinciale ha valutato che il fabbricato ” strettamente collegato ” alla ridetta attività di trasporto deve essere accatastato, secondo la proposta della contribuente, colla categoria E/1 che riguarda: ” “Stazioni per servizi di trasporto, terrestri, marittimi ed aerei “.

Non ha fondamento la censura dell’appellante di inosservanza del D.L. n. 262 del 2006, art. 2, comma 40, convertito dalla L. n. 286 del 2006 a cagione dell’esercizio nei locali della stazione di attività commerciale.

La norma dispone: “Nelle unità immobiliari censite nelle categorie catastali E/1, E/2, E/3, E/4, E/5, E/6 ed E/9 non possono essere compresi immobili o porzioni di immobili destinati ad uso commerciale, industriale, ad ufficio privato ovvero ad usi diversi, qualora gli stessi presentino autonomia funzionale o reddituale”.

Ma nella specie tutti i locali “sono strettamente collegati alla attività di trasporto persone” e nessuno possiede una differente “autonomia funzionale e reddituale”.

1.3 – Priva di pregio è la ulteriore obiezione dell’appellante che, cioè, “l’impianto (…) sia riservato agli sciatori od escursionisti chiamati a pagare, a prezzo di mercato, una prestazione finalizzata al solo conseguimento – dello scopo imprenditoriale della società”.

La circostanza non esclude, certamente, ” la funzione di stazione per il trasporto pubblico di persone ” cui è adibito l’immobile.

2. – L’Avvocatura generale dello Stato sviluppa due motivi, ai sensi, entrambi, dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

2.1 – Col primo motivo denunzia violazione e falsa applicazione del D.P.R. 1 dicembre 1949, n. 1142, art. 6, comma 1, e art. 8, e del D.L. 3 ottobre 2006, n. 262, art. 2, comma 40 e s.s. (recante Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria convertito in legge con modificazioni dalla L. 24 novembre 2006, n. 286).

La ricorrente deduce: il trasporto su funivia “con fini ricreativi” non è assimilabile al servizio pubblico di trasporto in quanto è privo del carattere della “universalità”

Si tratta, invece, di impianti stagionali, in funzione per “meri fini ludico/sportivi”, nell’ambito del servizio commerciale offerto da privati che perseguono “un profitto di natura imprenditoriale”.

2.2 – Col secondo motivo l’Avvocatura generale dello Stato reitera la denunzia della violazione del D.P.R. 1 dicembre 1949, n. 1142, art. 8, comma 2.

La parte obietta che, laddove è pacifico che l’immobile litigioso consiste nella stazione di arrivo di un “impianto di risalita” mediante seggiovia, la assimilazione operata dal giudice di merito a “una stazione di trasporto terrestre” rappresenta una vera e propria “forzatura della lettera e della ratio della norma”, alla luce della considerazione della stagionalità dell’esercizio e dell'”asservimento” ai servizi degli impianti sciistici e dei rifugi alpini.

Soggiunge la ricorrente che è impertinente il riferimento alla legge regionale, in quanto il classamento catastale è disciplinato dalla legge statale.

3. – Il ricorso è meritevole di accoglimento.

3.1 – Fondata e assorbente è la denunzia della falsa applicazione dal D.P.R. 1 dicembre 1949, n. 1142, art. 8, comma 2, in relazione alla operata sussunzione della stazione di arrivo dell’impianto di risalita della seggiovia nella previsione normativa delle ” stazioni per servizi di trasporto terrestri “.

In proposito, esattamente in termini, la giurisprudenza di legittimità – in relazione all’accatastamento di altri immobili del medesimo impianto di risalita ovvero di analoghi impianti della stessa società contribuente (scilicet: locali tecnici, servizi, cabine di manovra, magazzini, stazione di partenza) – ha affermato il principio di diritto secondo il quale, ” in materia di classamento catastale “, i vari fabbricati che compongono l’impianto ” di una seggiovia, che non è un mezzo di trasporto a disposizione del pubblico, ma un bene avente un’esclusiva funzione commerciale, collegata all’uso delle piste sciistiche, non possono essere inquadrati nella stazione di un servizio di pubblico trasporto, sicchè devono essere classificati non nella categoria catastale E, che ricomprende, peraltro, solo gli immobili specificamente ed analiticamente indicati, ma in quella D/8 ” (Sez. 6 – 5, ordinanza n. 1442 del 20/01/2017, Rv. 642898 – 01; Sez. 6 – 5, ordinanza n. 1443 del 20/01/2017, n. m.; Sez. 6 – 5, ordinanza n. 1444 del 20/01/2017, n. m.; Sez. 6 5, ordinanza n. 1445 del 20/01/2017, n. m.; Sez. 6 – 5, ordinanza n. 6067 del 09/03/2017, n. m.; v. pure (Sez. 5, ordinanza n. 5070 del 21/02/2019, Rv. 652952 – 01, la quale ha ammesso il classamento degli immobili pertinenti alle funivie nella categoria E, nella sola ipotesi – non ricorrente nella specie – che gli impianti ” siano anche funzionali alle esigenze di mobilità generale della collettività “).

In proposito la Corte di cassazione ha spiegato: ” laddove un impianto di risalita svolge un’esclusiva funzione commerciale di ausilio ed integrazione dell’uso delle piste sciistiche, non sussiste il presupposto del classamento come ‘mezzo pubblico di trasportò, che presuppone una pur parziale utilizzabilità della struttura come mezzo di trasporto a disposizione del pubblico “; nè rileva la circostanza che ” il servizio di trasporto degli utenti della seggiovia (sia) oggetto di concessione di pubblico servizio, atteso che gli immobili rientranti nel gruppo “E” sono indicati in maniera analitica e specifica, con metodo casistico che non legittima una estensione a tutti gli immobili di rilevanza pubblica, tanto che anche la categoria residuale E/9 non menziona affatto il requisito della pubblicità, ma fa riferimento alla sola particolarità della destinazione (…). Invero, è la destinazione dell’impianto che assume concreto rilievo ai fini del dell’attribuzione della categoria catastale; sicchè appare illegittimo, in relazione al disposto del D.P.R. n. 1142 del 1949, art. 8, comma 2, l’inquadramento nella categoria E/1 (stazione di trasporto terrestre) dell’impianto a servizio esclusivo di una ben specifica categoria di utenti (gli utilizzatori, per scopi ludico-sportivi delle piste) nel contesto dello svolgimento di un’attività tipicamente ed esclusivamente caratterizzata dal fine di lucro ” (così Sez. 5, n. 5070/2019, cit.).

3.2 – L’orientamento in questione merita di essere ribadito mediante la affermazione, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 1, dei seguenti principi di diritto:

“I fabbricati inclusi nella categoria catastale E/1” Stazioni per servizi di trasporto, terrestri, marittimi ed aerei “sono soltanto quelli adibiti al pubblico servizio del trasporto universale.”

“Gli immobili pertinenti agli impianti di risalita (sciovie, seggiovie, funivie), adibiti in via esclusiva al servizio delle piste da sci o dei rifugi in alta quota, rientrano della previsione della categoria catasta le D/8, recante la previsione dei Fabbricati costruiti o adattati per le speciali esigenze di un’attività commerciale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali trasformazioni.”

3.3 – Ai superiori criteri non si è attenuto il Giudice a quo, così incorrendo nella falsa applicazione della norma di diritto.

Conseguono l’accoglimento del ricorso; la cassazione della sentenza impugnata e – non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, nè residuando questioni controverse – la decisione della causa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, mediante rigetto del ricorso introduttivo della lite fiscale.

3.4 – Le spese del presente giudizio, congruamente liquidate nel dispositivo, seguono la soccombenza.

Mentre la considerazione della evoluzione della vicenda processuale nei gradi di merito consiglia la compensazione delle relative spese.

PQM

Accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo la causa nel merito, rigetta il ricorso introduttivo.

Condanna la controricorrente al pagamento delle spese processuali che liquida in Euro 2.300,00 per compensi, oltre rimborso spese prenotate a debito.

Compensa la spese dei gradi di merito.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della V Sezione Civile, il 11 dicembre 2019.

Depositato in cancelleria il 9 marzo 2020

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