Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6547 del 09/03/2020

Cassazione civile sez. trib., 09/03/2020, (ud. 22/11/2019, dep. 09/03/2020), n.6547

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

Dott. D’ORIANO Milena – rel. Consigliere –

Dott. MARTORELLI Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 23850/2015 R.G. proposto da:

Comune di Tiriolo, in persona del Sindaco p.t., elett.te domiciliato

in Roma, alla via Principessa Clotilde n. 2, presso lo studio

dell’avv. Marida Leonardo, unitamente, all’avv. Francesco Izzo, da

cui è rapp.to e difeso, come da procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Telecom Italia S.P.A., in persona del legale rapp.te p.t., elett.te

domiciliato in Roma, alla via Federico Confalonieri n. 5, presso lo

studio dell’avv. Emanuele Coglitore da cui è rapp.to e difeso,

unitamente all’avv. Mariagrazia Bruzzone, come da mandato a margine

del controricorso.

– controricorrente –

e

Esatri S.P.A., in persona del legale rapp.te p.t., con sede in Milano

al Viale dell’Innovazione n. 7;

– intimata –

avverso la sentenza n. 292/2/15 della Commissione Tributaria

Regionale della Calabria, depositata il 13/03/2015, non notificata;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22 novembre 2019 dalla Dott.ssa d’Oriano Milena.

Fatto

RITENUTO

CHE:

1. con sentenza n. 292/2/15, depositata il 13 marzo 2015, non notificata, la Commissione Tributaria Regionale della Calabria rigettava l’appello proposto dal Comune di Tiriolo avverso la sentenza n. 359/2/10 della Commissione Tributaria Provinciale di Catanzaro, con compensazione delle spese di lite;

2. il giudizio aveva ad oggetto l’impugnazione di due cartelle di pagamento relative all’imposta TARSU, richiesta per le annualità 2008 e 2009, emesse su iscrizione a ruolo del Comune di Tiriolo; la CTP aveva accolto il ricorso della contribuente società ed annullato le cartelle previa disapplicazione, per difetto di motivazione, della delibera comunale n. 31 del 28-5-2008 di cui era stata eccepita l’illegittimità;

3. la CTR aveva confermato la decisione di primo grado, ribadendo il difetto di motivazione della delibera con cui era stata disposta la variazione della tariffa, ed escluso che potesse essere utilizzata a fini integrativi la successiva delibera adottata dall’ente nel 2011;

4. avverso la sentenza di appello, il Comune di Tiriolo ha proposto ricorso per cassazione, consegnato per la notifica in data 5 ottobre 2015, affidato a tre motivi, a cui la contribuente ha resistito con controricorso; la Esatri S.p.a. rimaneva intimata. Il Comune ha depositato memoria ex art. 380 bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. con il primo motivo il Comune ricorrente deduce la violazione e fàlsa applicazione della L. n. 241 del 1990, art. 3, comma 2 e del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 65, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, rilevando che le delibere comunali in materia di determinazione delle aliquote Tarsu non necessitano di alcuna motivazione;

2. con il secondo motivo denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 69, del D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 49 e del D.P.R. n. 158 del 1999, artt. 1, 2, 3 e 11, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nonchè la nullità della sentenza per violazione dell’art. 132 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per non aver considerato che con l’introduzione del cd metodo normalizzato per la determinazione delle aliquote in tema di tasse sui rifiuti era venuto meno ogni obbligo di motivazione;

3. con il terzo motivo lamenta la violazione e falsa applicazione della L. n. 241 del 1990, artt. 1, 2 e 3, dell’art. 100 c.p.c., della L. n. 212 del 2000, art. 3 e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, censurando la sentenza impugnata che non aveva tenuto conto della delibera integrativa del 2011, emessa per ottemperare alla disapplicazione, e dichiarato la cessazione della materia del contendere per carenza di interesse.

OSSERVA CHE:

1. Il primo motivo risulta meritevole di accoglimento.

1.1. Con principio consolidato, a cui si intende dare continuità, è stato già ritenuto da questa Corte che “In tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, non è configurabile alcun obbligo di motivazione della delibera comunale di determinazione della tariffa di cui al D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 65, poichè la stessa, al pari di qualsiasi atto amministrativo a contenuto generale o collettivo, si rivolge ad una pluralità indistinta, anche se determinabile ‘ex post’, di destinatari, occupanti o detentori, attuali o futuri, di locali ed aree tassabili” (Vedi Cass. n. 7437 del 2019; n. 16165 del 2018; n. 7044 del 2014 e n. 22804 del 2006).

Si è anche affermato che ” il potere di disapplicare l’atto amministrativo in relazione alla decisione del caso concreto, che spetta al giudice tributario, può conseguire solo alla dimostrazione della sussistenza di ben precisi vizi di legittimità dell’atto (incompetenza, violazione di legge, eccesso di potere)” e che ” la contestazione della validità dei criteri seguiti dal Comune nell’adottare la delibera non è sufficiente per pervenire alla dichiarazione (incidentale) d’illegittimità della stessa, dovendo, al riguardo rilevarsi che, nell’ambito degli atti regolamentari dei comuni, esiste uno spazio di discrezionalità di orientamento politico-amministrativo, insindacabile in sede giudiziaria” (vedi Cass. n. 7044 del 2014).

1.2 Quanto agli altri due motivi dedotti con il ricorso originario della contribuente, attinenti alla violazione, rispettivamente, del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 61, in tema di destinazione dell’aumento della tariffa alla copertura integrale dei costi del servizio, e del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 65, in tema di omessa rimodulazione della tariffa, rileva il Collegio, che come già ritenuto dalla CTR con valutazione non censurata, siamo in presenza di motivi di cui non è stato omesso l’esame nel giudizio di appello per un implicito assorbimento, ma di vizi che, in quanto relativi sempre alla validità dei criteri seguiti dal Comune nell’adottare le nuove tariffe, fatti valere invocando la disapplicazione della delibera, vanno ricondotti alla già ritenuta legittimità dei criteri discrezionali seguiti dal Comune nell’adottare la delibera stessa, e di cui pertanto non si richiede l’esame da parte del giudice del rinvio.

2. Per le suesposte considerazioni, accolto il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri, segue la cassazione della sentenza impugnata, e, con decisione nel merito ex art. 384 c.p.c., non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, il rigetto del ricorso introduttivo.

3. In considerazione dell’esito finale della lite, tenuto conto che le questioni giuridiche oggetto di causa hanno trovato soluzione consolidata nella giurisprudenza di legittimità solo in data successiva al deposito del ricorso, va disposta la compensazione delle spese processuali del giudizio di merito; le spese del giudizio di legittimità, che seguono la soccombenza, liquidate come in dispositivo sono poste a carico della controricorrente.

PQM

La Corte:

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso originario della società contribuente;

compensa integralmente le spese del giudizio di merito e condanna la controricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 5.500,00 per compensi, oltre rimborso spese forfettarie nella misura del 15 % ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 22 novembre 2019.

Depositato in cancelleria il 9 marzo 2020

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