Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6542 del 10/03/2021

Cassazione civile sez. VI, 10/03/2021, (ud. 28/01/2021, dep. 10/03/2021), n.6542

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – rel. Presidente –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10249-2020 proposto da:

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

D.I., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA MUZIO CLEMENTI,

51, presso lo studio dell’avvocato VALERIO SANTAGATA, rappresentato

e difeso dall’avvocato ETTORE GRENCI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2823/2019 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 10/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 28/01/2021 dal Consigliere Relatore Dott. UMBERTO

LUIGI CESARE GIUSEPPE SCOTTI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA e RAGIONI DELLA DECISIONE

La Corte, rilevato che:

con sentenza del 10/10/2019 la Corte di appello di Bologna, in parziale riforma della decisione di primo grado del Tribunale di Bologna, ha riconosciuto a D.I., cittadino maliano, un permesso di soggiorno a titolo di protezione umanitaria, a spese compensate;

avverso la predetta sentenza, non notificata, con atto notificato il 1/4/2020 ha proposto ricorso per cassazione il Ministero dell’Interno, svolgendo unico motivo, al quale ha resistito con controricorso notificato il 6/5/2020 D.I., chiedendone l’inammissibilità o il rigetto;

è stata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c. la trattazione in camera di consiglio non partecipata;

il controricorrente ha illustrato con memoria ex art. 380 bis c.p.c., comma 2, le proprie difese.

Ritenuto che:

con il primo motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 3, il Ministero ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di legge in relazione al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, applicabili ratione temporis, e in particolare lamenta che la Corte di appello non avesse effettuato la debita valutazione comparativa e avesse invece attribuito rilievo alla sola situazione generale del Paese di origine del richiedente asilo;

effettivamente la sentenza impugnata non è conforme ai principi espressi da giurisprudenza consolidata di questa Corte, secondo cui in tema di protezione umanitaria, l’orizzontalità dei diritti umani fondamentali comporta che, ai fini del riconoscimento della protezione, occorre operare la valutazione comparativa della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al Paese di origine, in raffronto alla situazione d’integrazione raggiunta nel paese di accoglienza, senza che abbia rilievo l’esame del livello di integrazione raggiunto in Italia, isolatamente ed astrattamente considerato. (Sez. U, n. 29459 del 13/11/2019, Rv. 656062 – 02);

nella specie il provvedimento impugnato ha preso in esame solo la precarietà e instabilità della situazione del Paese di origine, e soprattutto lo ha fatto solo in via generale e senza alcun riferimento ai fattori di vulnerabilità soggettiva e individuale del richiedente asilo, come sarebbe stato necessario (Sez. 3, n. 8571 del 06/05/2020, Rv. 657814 – 01; Sez. 1, n. 13079 del 15/05/2019, Rv. 654164 – 01; Sez. 6 – 1, n. 9304 del 03/04/2019, Rv. 653700 – 01), senza considerare in alcun modo il livello di integrazione sociale e il radicamento del richiedente nel territorio italiano;

non sono persuasive le argomentazioni spese dal controricorrente nella memoria, che si pongono in contraddizione con i principi espressi dalle Sezioni Unite in tema di giudizio comparativo, poichè dissolvono ogni carattere individualizzante della vulnerabilità personale del richiedente asilo in una valutazione generalizzata e presuntiva valida per tutti i cittadini di un certo Paese e finiscono con il collidere con i principi armonizzati del diritto dell’Unione circa i livelli di rischio rilevanti ai fini del riconoscimento delle protezioni maggiori;

non ha rilievo nella fattispecie la recente remissione di questione di massima di particolare importanza alle Sezioni Unite effettuata con ordinanza interlocutoria dell’1 1/12/2020 n. 28316 di questa Sezione, concernente la diversa e simmetrica ipotesi in cui il fattore di vulnerabilità isolatamente considerato ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria in regime transitorio sia la sola integrazione socio-lavorativa sul territorio italiano;

il ricorso deve quindi essere accolto con la cassazione della sentenza impugnata e il rinvio, anche per le spese, alla Corte di appello di Bologna, in diversa composizione.

PQM

La Corte:

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di appello di Bologna, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Depositato in Cancelleria il 10 marzo 2021

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