Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6535 del 17/03/2010

Cassazione civile sez. trib., 17/03/2010, (ud. 23/02/2010, dep. 17/03/2010), n.6535

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – rel. Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato,

nei cui uffici, in Roma, Via dei Portoghesi, 12 e’ domiciliata;

– ricorrente –

contro

P.M., residente a (OMISSIS);

– intimato –

AVVERSO la sentenza n. 58/30/2007 della Commissione Tributaria

Regionale di Milano – Sezione n. 30, in data 11/06/2007, depositata

il 02 luglio 2007;

Udita la relazione della causa, svolta nella Camera di Consiglio del

23 febbraio 2010 dal Relatore Dott. DI BLASI Antonino.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

La Corte:

Considerato che nel ricorso iscritto al n. 22688/2008 R.G., e’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“1 – E’ chiesta la cassazione della sentenza n. 58/30/2007 pronunziata dalla C.T.R. di Milano, Sezione n. 30, l’11.06.2007 e DEPOSITATA il 02 luglio 2007. Con tale decisione, la C.T.R., ha rigettato l’appello dell’Agenzia delle Entrate e confermato la decisione di primo grado, che aveva riconosciuto il diritto al rimborso dell’Irap. 2 – Il ricorso di che trattasi, che riguarda impugnazione del silenzio rifiuto su domanda di rimborso dell’IRAP per l’anno 2003, e’ affidato a tre mezzi, con cui si deduce, sotto un duplice profilo, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, artt. 2, 3, 4 ed 8, nonche’ violazione dell’art. 2697 c.c..

3 – L’intimato, non ha svolto difese in questa sede.

4 – Ai quesiti formulati a conclusione dei mezzi puo’ rispondersi con il richiamo a quanto enunciato dalla Corte di Cassazione in pregresse condivise pronunce, nelle quali si e’ affermato il principio secondo cui “a norma del combinato disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, primo periodo, e art. 3, comma 1, lett. c), l’esercizio delle attivita’ di lavoro autonomo e’ escluso dall’applicazione dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive (IRAP) solo qualora si tratti di attivita’ non autonomamente organizzata; il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed e’ insindacabile in sede di legittimita’, se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente:

a) sia sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilita’ ed interesse;

b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attivita’ in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui; costituisce onere del contribuente che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta dare la prova dell’assenza delle condizioni sopraelencate”.(Cass. n. 3680/2007, 3678/2007, n. 3676/2007, n. 3672/2007).

4 bis – La decisione impugnata sembra abbia fatto malgoverno del citato principio, incorrendo nella violazione delle indicate norme, essendo pervenuta alle rassegnate conclusioni affermando, per un verso, che rilevante ai fini Irap e’ solo quell’organizzazione autonoma in grado di funzionare e produrre reddito pur in assenza del professionista, sicche’ non sarebbe rilevante neppure l’utilizzo di dipendenti, e, sotto altro profilo, che gravava sull’amministrazione finanziaria l’onere di provare l’esistenza di un’attivita’ autonomamente organizzata; peraltro, cosi’ argomentando, la CTR ha omesso di operare una adeguata indagine per verificare la sussistenza o meno degli elementi indice dell’autonoma organizzazione, nel senso e nei limiti fissati dall’ormai consolidato orientamento giurisprudenziale.

5 – Si ritiene, dunque, sussistano i presupposti – per la trattazione del ricorso in Camera di Consiglio e la definizione con il relativo accoglimento per manifesta fondatezza, ai sensi degli artt. 375 e 380 bis c.p.c.. Il Relatore Cons. Antonino Di Blasi”.

Considerato che la relazione e’ stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori; Visti il ricorso, e tutti gli altri atti di causa;

Rilevato che l’intimato non ha fatto controricorso, e che entrambe le parti non hanno partecipato all’udienza camerale;

Considerato, preliminarmente, che non risulta versato in atti, neppure in sede di udienza di discussione, l’avviso di ricevimento del plico postale che sarebbe stato spedito, tramite posta, in data 22 settembre 2008 al domicilio di P.M.;

Considerato, pertanto, che l’impugnazione, giusto consolidato orientamento (Cass. SS.UU. n 627/2008, n. 24877/06, n. 10506/06, n. 23291/05, n. 12289/05), deve essere dichiarata inammissibile;

Considerato, infine, che non sussistono i presupposti per una pronuncia sulle spese;

Visti gli artt. 375 e 380 bis c.p.c..

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso.

Cosi’ deciso in Roma, il 23 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 17 marzo 2010

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