Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6519 del 14/03/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 14/03/2017, (ud. 24/02/2017, dep.14/03/2017),  n. 6519

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – rel. Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4157/2016 proposto da:

COMUNE DI BISCEGLIE, in persona del Sindaco pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, C.SO TRIESTE 61, presso lo studio

dell’avvocato TIZIANA SGOBBO, rappresentato e difeso dall’avvocato

PIERLUIGI ROSSI;

– ricorrente –

contro

C.F., C.A., in proprio e nella qualità di

eredi di P.P., elettivamente domiciliate in ROMA, PIAZZA

CAVOUR presso la CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato

EGIDIO PIGNATELLI;

– controricorrenti –

e contro

P.P.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1/2015 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 05/01/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 24/02/2017 dal Consigliere Dott. FRANCESCO ANTONIO

GENOVESE.

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

La Corte d’appello di Bari, con la sentenza n. 1 del 2015 (pubblicata il 5 gennaio 2015), ha accolto l’opposizione alla stima relativa alle indennità di espropriazione e di occupazione legittima di alcuni terreni (con soprastanti manufatti) siti in agro di (OMISSIS) e destinati ad essere utilizzati in un programma urbanistico PEEP, negando – per quello che ancora rileva – l’abbattimento del 25% dell’indennità, in applicazione del D.P.R. n. 327 del 2001, art. 37, comma 1, non costituendo un programma PEEP l’agevolato intervento di riforma economico-sociale.

Contro tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione, con un unico mezzo, il Comune di Risceglie.

Il Collegio condivide la proposta di definizione della controversia notificata alle parti costituite nel presente procedimento, alla quale non sono state mosse osservazioni critiche.

Il ricorso per cassazione, infatti, risulta manifestamente infondato, alla luce del principio enunciato da questa Corte (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 1621 del 2016), secondo cui ” in tema di espropriazione per pubblica utilità, ove il procedimento sia adottato per realizzare un piano di zona per l’edilizia economica e popolare, non sussiste il presupposto dell’intervento di riforma economico-sociale, che giustifica la riduzione del 25 per cento del valore venale del bene ai fini della determinazione dell’indennità, dovendo esso riguardare l’intera collettività o parti di essa geograficamente o socialmente predeterminate ed essere, quindi, attuato in forza di una previsione normativa che in tal senso lo definisca”), esattamente riferibile al caso in esame.

Alla reiezione del ricorso, conseguono sia le spese processuali, liquidate come da dispositivo in favore delle parti controricorrenti, in solido, sia l’enunciazione della sussistenza dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

PQM

La Corte:

Respinge il ricorso e condanna il Comune ricorrente al pagamento delle spese processuali, che liquida – in favore dei controricorrenti, in solido – in complessivi Euro 7.100,00 di cui 100,00 per esborsi, oltre alle spese generali forfettarie ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara che sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 1, della Corte di Cassazione, dai magistrati sopra indicati, il 24 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 14 marzo 2017

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