Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6519 del 09/03/2021

Cassazione civile sez. III, 09/03/2021, (ud. 04/11/2020, dep. 09/03/2021), n.6519

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – rel. Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 33735/2019 proposto da:

C.O., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE ANGELICO 38,

presso lo studio dell’avvocato MARCO LANZILAO, che lo rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– resistente –

avverso la sentenza n. 3320/2019 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 17/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

04/11/2020 dal Consigliere Dott. ENZO VINCENTI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. – Con ricorso affidato a sette motivi, C.O., cittadino del (OMISSIS), ha impugnato la sentenza della Corte di Appello di Roma, resa pubblica il 17 maggio 2019, che ne rigettava il gravame avverso la decisione di primo grado del Tribunale della medesima Città, che, a sua volta, ne aveva respinto l’opposizione avverso il diniego della competente Commissione territoriale del riconoscimento, in via gradata, dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e di quella umanitaria.

2. – La Corte territoriale, per quanto in questa sede ancora rileva, osservava che: a) il racconto del richiedente (essere fuggito dal Paese di origine per timore di essere arrestato in ragione dell’appartenenza, quale allievo anziano, alla scuola coranica del maestro B.F., il quale, a seguito di “disputa a carattere religioso con il Presidente del Gambia” era dovuto fuggire per le minacce di incarcerazione) era in termini “piuttosto confusi e contraddittori”, nonchè “ipotetici”, prescindendo “completamente dal rischio di una persecuzione ad personam” per una delle ragioni a fondamento della protezione internazionale; b) non poteva riconoscersi la protezione sussidiaria di cui del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), poichè, “secondo quanto emerge dal sito (OMISSIS) del Ministero degli Affari Esteri e dal sito di Amnesty International il Gambia non si trova in una situazione di sicurezza critica”; c) non poteva riconoscersi la protezione umanitaria, non avendo il richiedente “dimostrato di versare in uno stato di particolare vulnerabilità, tale da non consentire il rimpatrio nel paese di origine”, nè di avere intrapreso nel territorio italiano un utile percorso di integrazione.

3. – L’intimato Ministero dell’interno non ha svolto attività difensiva, depositando unicamente “atto di costituzione” al fine di eventuale partecipazione ad udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. – Con il primo mezzo è denunciata, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, nullità della sentenza per motivazione apparente sulla decisione di rigetto in riferimento alla domanda di protezione umanitaria.

2. – Con il secondo mezzo è dedotta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, per aver la Corte territoriale mancato di applicare, ai fini del riconoscimento delle richieste forme di protezione internazionale, i criteri legali di valutazione della credibilità della narrazione di esso richiedente.

3. – Con il terzo mezzo è dedotto, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omesso esame delle fonti informative ai fini della valutazione della condizione di pericolosità e di violenza generalizzata esistente nel Gambia, indicando genericamente “due siti”, senza indicare neppure “l’anno di riferimento dei report al loro interno”.

4. – Con il quarto mezzo è prospettata, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, “omesso/errato esame delle dichiarazioni rese dal ricorrente alla Commissione Territoriale e delle allegazioni portate in giudizio per la valutazione della condizione personale” di esso richiedente, mancando la Corte territoriale di provvedere alla cooperazione istruttoria sulla situazione del Gambia, nonostante non abbia chiarito se la narrazione della vicenda personale fosse o meno attendibile.

5. – Con il quinto mezzo è denunciata, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b) e c) e art. 10 Cost., nonchè omesso esame delle fonti informative sulla situazione di grave pericolo per la sicurezza individuale presente nel Gambia.

6. – Con il sesto mezzo è dedotta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. da 2 a 6 e art. 14 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, per motivazione apparente in punto di esame delle domande di riconoscimento della protezione sussidiaria o umanitaria.

7. – Con il settimo mezzo è prospettata, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, artt. 5, 19 e art. 10 Cost., per aver la Corte territoriale errato a non riconoscere il permesso di soggiorno per motivi umanitari, mancando di effettuare la dovuta comparazione tra la situazione di esso richiedente in Italia e quella che godrebbe nel Paese di provenienza in caso di rimpatrio.

8. – Il ricorso è inammissibile.

L’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, prescrive a pena di inammissibilità che il ricorso per cassazione debba essere corredato dall’esposizione “sommaria” dei fatti di causa. Si tratta, secondo la giurisprudenza di questa Corte, dei fatti della controversia, sia sostanziali sia processuali, i quali vanno esposti, peraltro, solo in quanto rilevanti per la decisione di legittimità e, in ogni caso, in modo sommario, ossia riassuntivo. Vanno narrate, cioè, ma con adeguata sintesi, le domande introduttive, le vicende del giudizio di merito: il tutto, quale premessa per l’esposizione dei motivi del ricorso. Il citato art. 366 c.p.c., è difatti posto a tutela dell’imprescindibile esigenza di chiarezza espositiva e completezza del ricorso, che deve contenere quanto occorre al giudice di legittimità per comprendere la questione di diritto portata al suo esame. Di recente questa Corte ha ribadito che “per soddisfare il requisito dell’esposizione sommaria dei fatti di causa prescritto, a pena di inammissibilità del ricorso per cassazione, dell’art. 366 c.p.c., n. 3, non è necessario che tale esposizione costituisca parte a sè stante del ricorso, ma è sufficiente che essa risulti in maniera chiara dal contesto dell’atto, attraverso lo svolgimento dei motivi”.

Nella specie l’esposizione sommaria dei fatti, come parte autonoma del ricorso, si riduce ad indicazioni affatto generiche e in nessun caso correlate in modo pertinente e congruo rispetto alla veicolate censure (pp. 2 e 3 del ricorso), nè detta esposizione è ricavabile in modo idoneo dagli stessi motivi di ricorso.

In particolare, in base all’atto di impugnazione non è dato comprendere in alcun modo i motivi di appello rispetto ai quali si svolge la critica della motivazione della Corte territoriale, nè il contenuto proprio dell’ordinanza di primo grado cui la decisione di gravame fa riferimento, là dove, peraltro, detti motivi e il contenuto dell’ordinanza neppure sono evincibili, con il grado di necessaria chiarezza, dalla stessa sentenza di appello.

9. – Ne consegue l’inammissibilità del ricorso.

Non occorre provvedere alla regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità in assenza di attività difensiva della parte intimata.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del citato art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 4 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 9 marzo 2021

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