Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6507 del 14/03/2017

Cassazione civile, sez. VI, 14/03/2017, (ud. 24/02/2017, dep.14/03/2017),  n. 6507

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – rel. Presidente –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24376/2014 proposto da:

C.M., elettivamente domiciliato in ROMA, P.ZZA CRATI 20,

presso lo studio degli avvocati PAOLO MUZZIOLI e DANIELA ZINGARELLA,

che lo rappresentano e difendono;

– ricorrente –

contro

W.H.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA RUGGERO FIORE

3, presso lo studio dell’avvocato PINO D’ALBERTO, che lo rappresenta

e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1279/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 26/02/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 24/02/2017 dal Consigliere Dott. ROSA MARIA DI

VIRGILIO.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

C.M. impugna con ricorso per cassazione, affidato a due motivi, la sentenza della Corte d’appello di Roma del 26 febbraio 2014, che ha parzialmente accolto l’appello proposto dal medesimo avverso le statuizioni di natura economica disposte dal Tribunale di Roma all’esito del giudizio di separazione personale dal coniuge W.H.M.;

W.H.M. ha depositato controricorso.

su proposta del consigliere relatore, ex art. 380-bis c.p.c., il presidente della sezione ha fissato adunanza in Camera di consiglio e le parti non hanno depositato memorie.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

che:

con il primo motivo il ricorrente deduce la violazione degli artt. 156, 2727 e 2729 c.c., nonchè vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), avendo la corte errato nel valutare le sue condizioni economiche in vista dell’assegno accordato per il mantenimento del coniuge e del figlio;

il primo motivo è inammissibile, poichè in tema di presunzioni, è incensurabile in sede di legittimità l’apprezzamento del giudice di merito circa l’opportunità di fondare la decisione su tale mezzo di prova e circa la ricorrenza dei requisiti di precisione, gravità e concordanza richiesti dalla legge per valorizzare gli elementi di fatto come fonti di presunzione, sempre che la motivazione adottata al riguardo sia congrua dal punto di vista logico, immune da errori di diritto e rispettosa dei principi che regolano la prova per presunzioni (Cass. 14 maggio 2005, n. 10135);

nella vicenda all’esame la corte d’appello ha ampiamente motivato sulle ragioni che militavano per fare ritenere il reddito del C. superiore a quello dichiarato nel ricorso introduttivo e siffatta motivazione sfugge al sindacato del giudice di legittimità;

con il secondo motivo assume omessa motivazioni circa un fatto decisivo della controversia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), non avendo il giudice di merito tenuto conto della nascita di altro figlio nel determinare gli oneri economici a suo carico;

anche il secondo motivo è inammissibile, atteso che la riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, convertito dalla L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce deì canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (Cass. s.u. 7 aprile 2014, n. 8053);

non è riscontra bile l’omesso esame di un fatto decisivo, laddove la corte d’appello ha valutato l’esistenza di un rilevante divario reddituale tra i coniugi, anche tenuto conto della nascita di un secondo figlio dell’appellante nel 2012;

le spese del giudizio di cassazione seguono la soccombenza.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso.

Condanna il ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 3.200,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 100,00, ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Dispone che, in caso di utilizzazione della presente ordinanza in qualsiasi forma, per finalità di informazione scientifica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, sia omessa l’indicazione delle generalità e degli altri dati identificativi delle parti riportati nell’ordinanza.

Così deciso in Roma, il 24 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 14 marzo 2017

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