Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6493 del 22/03/2011

Cassazione civile sez. II, 22/03/2011, (ud. 24/02/2011, dep. 22/03/2011), n.6493

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIOLA Roberto Michele – Presidente –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI PERUGIA, per

legge domiciliato presso la Cancelleria civile della Corte di

cassazione, piazza Cavour, Roma;

– ricorrente –

contro

P.G. e P.F.;

– resistenti con atto difensivo –

P.B.P. e P.B.G.;

– intintati –

avverso l’ordinanza del Tribunale di Perugia, sezione penale,

depositata il 4 febbraio 2008 (Rep. 20/08 – RGCC 20/07 RG 797/07

Dib.);

Udita, la relazione della causa svolta nell’udienza pubblica del 24

febbraio 2011 dal Consigliere relatore Dott. Alberto Giusti;

udito, per gli intimati P.G. e P.F.,

l’Avv. Salvatore Cicero;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. FUCCI Costantino, che ha concluso per

l’inammissibilità del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Che il Procuratore della Repubblica di Perugia ha proposto ricorso per cassazione avverso l’ordinanza del Tribunale di Perugia, sezione penale, in data 4 febbraio 2008, con cui è stata parzialmente accolta l’opposizione promossa, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 170 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), da P. G. e P.F. avverso il decreto del pubblico ministero di liquidazione dell’onorario, in favore di questi ultimi, per l’attività di consulenza tecnica dai predetti prestata;

che il ricorso per cassazione è stato depositato nella cancelleria del giudice a quo il 28 marzo 2008;

che il ricorso è affidato ad un motivo, il quale -privo del conclusivo quesito di diritto ex art. 366 bis cod. proc. civ. (ratione temporis applicabile) – denuncia violazione di legge.

Considerato che, successivamente alla proposizione della presente impugnazione, le Sezioni unite civili di questa Corte (sentenza 3 settembre 2009, n. 19161), chiamate a risolvere un contrasto di giurisprudenza in ordine alla qualificazione del vizio derivante dal mancato rispetto della sede civile della decisione dell’opposizione, hanno stabilito che qualora l’ordinanza che decide l’opposizione sia stata adottata da un giudice addetto al servizio penale, si configura una violazione delle regole di composizione dei collegi e di assegnazione degli affari, che non determina nè una questione di competenza nè una nullità, ma può giustificare esclusivamente conseguenze di natura amministrativa o disciplinare; ed hanno inoltre affermato, innovando il precedente orientamento, che (a) spetta sempre al giudice civile la competenza a decidere sulle opposizioni nei confronti dei provvedimenti di liquidazione dell’onorario del difensore del soggetto ammesso al patrocinio a spese dello Stato (o di persone ammesse al programma di protezione), dei compensi agli ausiliari dei giudici e delle indennità ai custodi, anche quando emessi nel corso di un procedimento penale, e che (b) l’eventuale ricorso per cassazione avverso il provvedimento che decide sull’opposizione va proposto, nel rispetto dei termini e delle forme del codice di rito civile, dinanzi alle sezioni civili della Corte;

che l’applicazione del nuovo indirizzo giurisprudenziale impone di effettuare il controllo di ammissibilità e di procedibilità dell’impugnazione secondo le regole del ricorso per cassazione in sede civile, laddove il presente ricorso, con cui viene impugnata una ordinanza resa in sede di opposizione da un giudice penale, è stato proposto in base alle regole procedurali proprie del rito penale, in conformità dell’orientamento allora dominante nella giurisprudenza di questa Corte;

che, con ordinanza interlocutoria n. 16479 del 2010, regolarmente comunicata, alla parte ricorrente è stato assegnato il termine perentorio di giorni sessanta per proporre e notificare ricorso per cassazione secondo le forme del codice di procedura civile, nonchè l’ulteriore termine perentorio di giorni venti dalla notificazione per il deposito del ricorso nella cancelleria della Corte;

che, come risulta dalla pertinente certificazione della Cancelleria, la parte ricorrente non vi ha provveduto;

che, pertanto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, in quanto privo del prescritto quesito;

che non vi è luogo a pronuncia sulle spese in favore degli intimati P., in quanto costoro non hanno notificato controricorso, ma solo depositato un “atto difensivo”, ed al loro difensore, l’Avv. Salvatore Cicero, presente all’udienza di discussione, non è stata conferita procura speciale su uno degli atti sui quali, ai sensi dell’art. 83 cod. proc. civ., essa può essere apposta.

P.Q.M.

La Corte dichiara, inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 24 febbraio 2011.

Depositato in Cancelleria il 22 marzo 2011

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