Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6492 del 17/03/2010

Cassazione civile sez. I, 17/03/2010, (ud. 17/12/2009, dep. 17/03/2010), n.6492

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – rel. Consigliere –

Dott. SALVATO Luigi – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

D.G., domiciliato in Roma, Piazza Cavour, presso la

Cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentato e difeso

dall’avv. CUCINELLA Luigi Aldo giusta procura in atti;

– ricorrente –

contro

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, in persona del Presidente pro

tempore, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che la rappresenta e difende per

legge;

– controricorrente ~

avverso il decreto della Corte d’appello di Napoli, n. 1810 cron.,

del 31 marzo 2007, nel procedimento iscritto al n. 2503/2006 R.G.

volontaria giurisdizione;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

17 dicembre 2009 dal relatore, cons. Dott. SCHIRO’ Stefano;

alla presenza del Pubblico ministero, in persona del sostituto

procuratore generale, dott. SGROI Carmelo, che nulla ha osservato.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

LA CORTE:

A) rilevato che e’ stata depositata in cancelleria, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., la seguente relazione, comunicata al Pubblico Ministero e notificata ai difensori delle parti, con la quale – rilevato che: “ D.G. adiva la Corte d’appello di Napoli, allo scopo di ottenere l’equa riparazione ex lege n. 89 del 2001 in riferimento al giudizio promosso innanzi al TAR Campania, in materia di rivendicazioni economiche relative a rapporto di pubblico impiego, svoltosi dal gennaio 2000, data di deposito del ricorso introduttivo, all’ottobre 2005, data di pubblicazione della sentenza di rigetto del ricorso.

La Corte d’appello di Napoli, con decreto del 31 marzo 2007, fissata la durata ragionevole del giudizio dinanzi al TAR in tre anni, riteneva violato il relativo termine per due anni e nove mesi circa e, liquidato il danno non patrimoniale in Euro 1.000,00 per ciascun anno di ritardo, condannava la Presidenza del Consiglio dei ministri al pagamento di complessivi Euro 2.720,00, dichiarando compensate tra parti le spese del procedimento. Per la cassazione di questo decreto ha proposto ricorso il D., affidato a due motivi; ha svolto attivita’ difensiva la Presidenza del Consiglio dei ministri”. – si e’ altresi’ osservato che: “Entrambi i motivi di ricorso censurano che la Corte di merito – dando rilievo al comportamento processuale della Amministrazione, che non si e’ opposta all’avversa pretesa, e alla sussistenza di motivi di equita’ – abbia compensato tra le parti le spese del giudizio.

Il primo motivo, con cui si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., e’ manifestamente infondato, perche’ la decisione del giudice di merito in materia di spese processuali e’ censurabile in sede di legittimita’ sotto il profilo della violazione di legge soltanto nel caso in cui siano poste, in tutto o in parte, a carico della parte totalmente vittoriosa, non quando il giudice del merito abbia compensato tra le parti le spese di lite pur in presenza di una parte totalmente vittoriosa (Cass. 23 agosto 2003, n. 12413).

E’ invece manifestamente fondato il secondo motivo, relativo al vizio di motivazione. Il provvedimento di compensazione totale delle spese per giusti motivi deve trovare un adeguato supporto motivazionale nel provvedimento del giudice del merito (Cass., Sez. Un., 30 luglio 2008, n. 20598). Viceversa la Corte d’appello – dando rilievo alla mera circostanza che la Amministrazione non si era opposta alla pretesa del ricorrente (senza considerare che il ricorso al giudice e’, per chiunque lamenti un danno da violazione del principio della ragionevole durata del processo, condizione necessaria per pretendere l’equa riparazione) e a, non meglio precisati, giusti motivi – ha finito con il discostarsi dalla regola secondo cui, in tema di spese processuali e con riferimento al processo camerale per l’equa riparazione del diritto alla ragionevole durata del processo, non ricorre un generale esonero dall’onere delle spese a carico del soccombente (Cass., Sez. 1^, 18 giugno 2007, n. 14053).

Pertanto, il ricorso puo’ essere trattato in Camera di consiglio, ricorrendone i presupposti di legge”;

B) osservato che il ricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. e che, a seguito della discussione sul ricorso tenuta nella Camera di consiglio, il collegio ha condiviso le considerazioni esposte nella relazione; ritenuto che, alla stregua delle argomentazioni svolte in detta relazione, deve essere rigettato il primo motivo di ricorso mentre va accolto il secondo e che, di conseguenza, il decreto impugnato deve essere annullato in relazione alla censura accolta;

ritenuto che, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa puo’ essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 1, con condanna della Presidenza del Consiglio dei Ministri al pagamento in favore di D.G. delle spese del giudizio di merito, liquidate come in dispositivo in base alle tariffe professionali previste dall’ordinamento italiano con riferimento al giudizio di natura contenziosa (Cass. 2008/23397;

2008/25352), con distrazione in favore del procuratore del ricorrente dichiaratosi antistatario;

ritenuto altresi’ che le spese del giudizio di cassazione – da liquidarsi come in dispositivo con compensazione nella misura della meta’, atteso l’accoglimento solo parziale del ricorso – vanno poste a carico della Presidenza soccombente, con distrazione delle stesse in favore del difensore del ricorrente dichiaratosi antistatario.

PQM

LA CORTE Respinge il primo motivo e accoglie il secondo. Cassa il decreto impugnato in ordine alla censura accolta e, decidendo nel merito, condanna la Presidenza del Consiglio dei Ministri al pagamento in favore del ricorrente delle spese del giudizio di merito, che si liquidano in Euro 873,00, di cui Euro 378,00 per diritti ed Euro 50,00 per spese, oltre a spese generali e accessori di legge.

Condanna inoltre la Presidenza del Consiglio dei Ministri al pagamento in favore del ricorrente delle spese del giudizio di cassazione, compensate per la meta’, che si liquidano per l’intero in Euro in Euro 665,00, di cui Euro 565,00 per onorari, con distrazione, per le spese di entrambi i giudizi, in favore del difensore del ricorrente, avv. Luigi Aldo Cucinella, dichiaratosi antistatario.

Cosi’ deciso in Roma, il 17 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 17 marzo 2010

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