Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6479 del 14/03/2017

Cassazione civile, sez. III, 14/03/2017, (ud. 01/12/2016, dep.14/03/2017),  n. 6479

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHIARINI Maria Margherita – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – rel. Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi A. – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 18480-2014 proposto da:

L.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ONESTO DI

BONACORSA, 7, presso lo studio dell’avvocato FABIO CACCIANI,

rappresentato e difeso dall’avvocato ROBERTO NANNELLI giusta procura

a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

SOCIETA’ CATTOLICA DI ASSICURAZIONE COOP A RL, in persona del

procuratore Dott. ALESSANDRO BETTMANN, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIALE DELLE MILIZIE, 38, presso lo studio dell’avvocato

PIERFILIPPO COLETTI, che la rappresenta e difende giusta procura in

calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 903/2014 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 27/05/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

01/12/2016 dal Consigliere Dott. SESTINI DANILO;

udito l’Avvocato ROBERTO NANNELLI;

udito l’Avvocato PIERFILIPPO COLETTI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CARDINO ALBERTO che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

L.L. agì per ottenere il risarcimento dei danni causati da un sasso che era stato scagliato dal braccio di una macchina agricola operante (per il taglio dell’erba) in un’area privata adiacente alla pubblica via e che era penetrato dal finestrino dell’auto condotta dall’attore, andando a colpirgli l’occhio sinistro; dedusse che il braccio meccanico della macchina era privo di dispositivi di sicurezza che impedissero il lancio accidentale di inerti e convenne in giudizio S.G. -proprietario e conducente della macchina- e la sua assicuratrice Cattolica Assicurazioni scrl.

Il Tribunale di Firenze, Sez. Dist. di Empoli condannò il S., “e per esso la srl Società Cattolica di Assicurazioni, tenuta a rilevarlo indenne”, a risarcire il danno (quantificato in oltre 107.998,00 Euro).

La Corte di Appello di Firenze ha accolto il gravame principale della società Cattolica dichiarando il difetto di legittimazione passiva dell’assicuratrice rispetto alla domanda del L. e annullando le condanne pronunciate a carico della stessa, sul duplice rilievo che il fatto esulava “dall’ambito della r.c.a.” e dal “potere di citazione diretta dell’assicuratore in giudizio” e che, quanto ai rapporti tra assicurato ed assicuratore, “nessuna domanda di manleva” era “stata mai formulata dal S. verso di esso”; ha respinto invece l’appello incidentale del L. e ha confermato la sentenza impugnata quanto alla condanna risarcitoria a carico del S..

Ha proposto ricorso per cassazione il L., affidandosi a tre motivi; ha resistito la sola Società Cattolica di Assicurazione a mezzo di controricorso.

Entrambe le parti hanno depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo, il ricorrente denuncia la violazione degli artt. 166, 167, 324 e 346 c.p.c. e deduce la nullità della sentenza per avere “omesso di rilevare il giudicato interno formatosi sulla reiezione della prima eccezione di carenza di legittimazione passiva, quella ex L. n. 990 del 1969”.

Assume il L. che la Cattolica aveva eccepito il proprio difetto di legittimazione passiva sotto due profili: l’uno relativo al fatto che la macchina agricola non era soggetta all’assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile (con la conseguenza che il L. non aveva azione diretta L. n. 990 del 1969, ex art. 18), fermo restando l’obbligo dell’assicuratrice di tenere indenne il proprio assicurato ex art. 1917 c.c.; l’altro – dedotto tardivamente, soltanto con la memoria ex art. 184 c.p.c., attinente alla circostanza che la polizza in corso fra la Cattolica e il S. non copriva i danni lamentati dal L., in quanto non conseguenti alla circolazione stradale, ma ad attività di lavorazione.

Ciò premesso e rilevato che il Tribunale aveva ritenuto infondata l’eccezione di carenza di legittimazione formulata ex L. n. 990 del 1969, il ricorrente evidenzia che, con l’atto di appello, la Cattolica non aveva impugnato la sentenza sul punto, ma soltanto nella parte in cui aveva implicitamente escluso l’inoperatività della polizza ex art. 1917 c.c., con la conseguenza che il capo della sentenza che aveva ritenuto operante la responsabilità diretta ex L. n. 990 del 1969 era passato in giudicato.

1.1. Il motivo è inammissibile per difetto di autosufficienza, in quanto deduce un giudicato interno senza trascrivere i passaggi della sentenza di primo grado che conterrebbero le affermazioni che si assumono non censurate in appello; peraltro il dispositivo della sentenza di primo grado, come riportato nella sentenza di appello (condanna il S. “e per esso la srl Società Cattolica di assicurazioni, tenuta a rilevarlo indenne,… al pagamento”) depone nel senso che il primo giudice abbia accolto l’eccezione di inoperatività della copertura assicurativa ex L. n. 990 del 1969, giacchè in caso diverso avrebbe effettuato una condanna diretta nei confronti della Cattolica e non avrebbe fatto riferimento all’obbligo di manleva;

e, comunque, dai brani dell’atto di appello trascritti a pagg. 8 e 9 del ricorso, emerge che la censura di inoperatività della polizza era fondata sulla mancanza di un presupposto (circolazione stradale) identico a quello che fonda l’esperibilità dell’azione diretta ai sensi della L. n. 990 del 1969, sì che – anche per questa ragione – nessuna preclusione ex iudicato appare configurabile.

2. Il secondo motivo – dedotto in via subordinata, per il caso di mancato accoglimento del primo – denuncia la violazione degli artt. 2054 c.c. e L. n. 990 del 1969, art. 18, e censura la Corte per avere ritenuto fondata l’eccezione di difetto di legittimazione passiva sollevata dalla Cattolica ed avere escluso il diritto del danneggiato ad agire direttamente verso la compagnia di assicurazione: assume il ricorrente che rientrano nell’ambito di operatività della copertura obbligatoria prevista dalla L. n. 990 del 1969, anche i fatti verificatisi in area privata aperta ad un numero indeterminato di persone e “ogni condotta, anche senza alcun movimento, con cui si interferisca e si metta in pericolo la sicurezza degli utenti della strada”.

2.1. Il motivo, prima ancora che infondato alla luce delle condivisibili considerazioni svolte dalla Corte di Appello (segnatamente in ordine al fatto che il danno non era derivato dalla circolazione, ma da attività di lavorazione), è inammissibile in quanto presuppone un accertamento in fatto (sulla circostanza che l’area privata in cui si trovava il mezzo fosse aperta alla circolazione indifferenziata) opposto a quello effettuato dal giudice di secondo grado e non demandabile al giudice di legittimità.

3. Con il terzo motivo, viene dedotto l’omesso esame di fatti decisivi (ex art. 360 c.p.c., n. 5) “consistenti nel fatto che il S. si trovasse in un’area aperta al pubblico e che il taglio dell’erba da parte della macchina… fosse operazione connessa alla circolazione del veicolo stesso”.

3.1. Anche l’ultimo motivo è inammissibile, in quanto presuppone -come il precedente – accertamenti in fatto difformi da quelli ritenuti dalla Corte e comporta pertanto una richiesta preliminare di (non consentita) rivisitazione del fatto.

4. Quanto alle spese di lite, persistono (in relazione all’art. 92 c.p.c., nel testo – applicabile ratione temporis – anteriore alle modifiche introdotte dalla L. n. 263 del 2005) i giusti motivi di compensazione ritenuti dal giudice di appello.

5. Trattandosi di ricorso proposto successivamente al 30.1.2013, ricorrono le condizioni per l’applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

La Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso e compensa le spese di lite.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, il 1 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 14 marzo 2017

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA