Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6477 del 09/03/2021

Cassazione civile sez. VI, 09/03/2021, (ud. 15/12/2020, dep. 09/03/2021), n.6477

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 445-2019 proposto da:

(OMISSIS) SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato ARMANDO PACIONE;

– ricorrente –

contro

CURATELA DEL FALLIMENTO (OMISSIS) SRL, CASSA EDILE DI MUTUALITA’ ED

ASSISTENZA DI FROSINONE E PROVINCIA;

– intimate –

avverso la sentenza n. 4597/2018 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 05/07/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 15/12/2020 dal Consigliere Relatore Dott. MASSIMO

FALABELLA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – Con sentenza del 15 gennaio 2018 il Tribunale di Frosinone dichiarava il fallimento di (OMISSIS) s.r.l..

2. – Avverso detta sentenza proponeva reclamo la fallita, oltre che S.A.: quest’ultimo, sia in proprio, sia quale amministratore unico della società al momento del deposito dell’istanza di fallimento.

La Corte di appello di Roma, con sentenza del 5 luglio 2018, rilevava che le attestazioni dell’ufficiale giudiziario, quanto alle attività da questo compiute, alle dichiarazioni dello stesso ricevute ed ai fatti avvenuti in sua presenza, erano assistite da fede pubblica privilegiata: pertanto, ad avviso della detta Corte, non poteva assumere rilievo la circostanza per cui dai registri del Comune di (OMISSIS), ove aveva avuto luogo l’incombente previsto dalla L. Fall., art. 15, comma 3, risultasse che “il plico notificato fosse stato depositato a nome diverso da quello della società fallenda”. Al contempo, il giudice distrettuale osservava che erano stati gli stessi reclamanti ad affermare che “d’ufficiale giudiziario aveva corretto l’errore sul nome nella stessa data in cui (era) stata effettuata la notifica”, sicchè non vi era contrasto tra quanto risultava dalla stessa e quanto emergeva dal plico notificato: in tal modo – spiegava il giudice distrettuale quanto emergeva dei registri del Comune integrava una mera irregolarità “che sarebbe stato obbligo del Comune stesso correggere, così come l’ufficiale giudiziario aveva corretto l’errore sul plico”.

3. – La sentenza è impugnata per cassazione da (OMISSIS). Il ricorso si fonda su due motivi. Non vi sono controricorrenti.

Il Collegio ha autorizzato la redazione della presente ordinanza in forma semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Il primo motivo denuncia la nullità della sentenza impugnata in relazione alla violazione e falsa applicazione della L. Fall., art. 15. Viene dedotto che l’incertezza assoluta sul nome del destinatario della notifica importa la nullità insanabile della stessa. In considerazione del fatto che, nella fattispecie, l’omissione dell’ufficiale giudiziario aveva ingenerato tale situazione di incertezza assoluta, la notifica del decreto di convocazione del debitore non poteva quindi considerarsi ritualmente perfezionata.

Il secondo motivo oppone la nullità della sentenza in relazione all’erronea, insufficiente o contraddittoria motivazione circa la necessità dell’esperimento della querela di falso. E’ spiegato che la parte reclamante non aveva inteso negare quanto attestato dall’ufficiale giudiziario: aveva piuttosto inteso escludere che il procedimento notificatorio si fosse validamente perfezionato, dal momento che alla data del 16 febbraio 2018 non risultava documentalmente riconosciuto dall’ufficiale giudiziario alcun atto indirizzato alla società.

2. – I due motivi sono inammissibili.

Il ricorso è anzitutto carente di specificità nella descrizione degli atti processuali di cui si controverte.

L’istante, nel ricorso per cassazione (cfr. in particolare pag. 12), assume che alla data del 16 febbraio 2018 non risultava depositato alcun atto indirizzato al (OMISSIS) e che ciò sarebbe stato “documentalmente riconosciuto” dall’ufficiale giudiziario. La ricorrente non chiarisce, tuttavia, se la correzione e l’apposizione della data avrebbero riguardato la relata di notifica, come afferma a pag. 9 del ricorso (evenienza che pare invece esclusa dalla Corte di appello), o se abbia avuto luogo una rettifica apportata “sul plico”, secondo quanto si legge, invece pag. 12 dell’atto (penultima riga).

Come è noto, la deduzione con il ricorso per cassazione di errores in procedendo implica che la parte ricorrente indichi gli elementi individuanti e caratterizzanti il “fatto processuale” (Cass. Sez. U. 25 luglio 2019, n. 20181).

Il primo motivo, inoltre, pare non cogliere la ratio decidendi della pronuncia impugnata. Ha spiegato la Corte di appello che la validità della notificazione del ricorso per fallimento e del pedissequo decreto di convocazione non sarebbe controvertibile a fronte dell’attestazione, nella relata, dell’avvenuto deposito, presso la casa comunale, di un atto indirizzato alla società fallenda: per superare tale dato – ha spiegato il giudice del gravame – la società reclamante avrebbe dovuto proporre querela di falso. Tale rilievo non è stato puntualmente censurato. Non vale pertanto opporre ipotetiche annotazioni, presenti sul plico, confliggenti con quanto documentato nella relazione di notificazione; esattamente come non è valso, nel giudizio di merito, assumere che, secondo quanto attestato dai registri del Comune, il plico notificato sarebbe stato depositato a un nome diverso (cfr. sentenza impugnata, pag. 4). In base alla sentenza impugnata, la relazione di notificazione precludeva qualsiasi questione incentrata su evidenze contrastanti con quanto in essa attestato. Prima di far valere l’asserita autonoma rilevanza di elementi estrinseci alla relata di notificazione era dunque necessario impugnare specificamente la richiamata affermazione.

Analoghe considerazioni impone lo scrutinio del secondo motivo, incentrato sull’allegazione di una circostanza – il mancato deposito, presso la casa comunale, di alcun atto indirizzato alla ricorrente – che contraddice quanto attestato dall’ufficiale giudiziario nella relazione di notificazione.

3. – Non è luogo a statuire sulle spese processuali.

PQM

La Corte:

dichiara inammissibile il ricorso; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello stabilito per il ricorso, se dovuto.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 6 Sezione Civile, il 15 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 9 marzo 2021

 

 

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