Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6447 del 09/03/2021

Cassazione civile sez. II, 09/03/2021, (ud. 12/11/2020, dep. 09/03/2021), n.6447

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – rel. Consigliere –

Dott. BELLINI Ubalda – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24540-2019 proposto da:

T.S., rappresentato e difeso dall’avvocato MARIO NOVELLI,

giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 145/2019 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 30/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/11/2020 dal Consigliere GORJAN SERGIO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

T.S. – cittadino della Guinea – ebbe a proporre ricorso avanti il Tribunale di Ancona avverso la decisione della locale Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, che aveva rigettato la sua istanza di protezione internazionale in relazione a tutti gli istituti previsti dalla relativa normativa.

Il ricorrente deduceva d’aver dovuto lasciare il suo Paese poichè, nella zona in cui viveva, erano scoppiati scontri interreligiosi e la casa sua e di suoi parenti erano state bruciate da attivisti cristiani ed in detti incendi erano morti i suoi genitori.

Il Tribunale marchigiano ebbe a rigettare il ricorso ed il T. propose gravame avanti la Corte d’Appello di Ancona, la quale rigettò l’impugnazione ritenendo che la vicenda personale, siccome narrata dal ricorrente, non fosse credibile e, se credibile, stante il tempo scorso dai fatti non più attuale il lamentato pericolo; che non esisteva nella Guinea una situazione socio-politica caratterizzata da violenza diffusa; che non concorrevano ragioni attuali di vulnerabilità.

Il T. ha interposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte dorica articolato su quattro motivi.

Il Ministero degli Interni, ritualmente evocato, ha depositato solamente nota ex art. 370 c.p.c.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso svolto dallo T. risulta inammissibile a sensi dell’art. 360 bis c.p.c. – siccome la norma è stata ricostruita ex Cass. SU n 7155/17.

In limine va rilevato l’inammissibilità del deposito documentale effettuato dal ricorrente con il ricorso, posto che i documenti in questione non rientranti tra quelli ex art. 372 c.p.c., per i quali è consentito il deposito in Cassazione. Con il primo mezzo d’impugnazione il ricorrente deduce violazione della norma D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, poichè i Giudici d’appello non hanno applicato i principi posti dalle norme a disciplina della valutazione afferente la credibilità oggettiva e soggettiva del narrato reso dai richiedenti asilo, non apprezzando correttamente la documentazione, da lui dimessa, a prova del suo racconto con particolar riguardo ai disordini intereligiosi senza nemmeno attivare il potere istruttorio officioso.

La censura articolata s’appalesa generica posto che si compendia nella proposizione di mera contestazione alla statuizione adottata dalla Core territoriale circa la rilevanza del suo narrato ai fini dell’attivazione degli istituti previsti dalla normativa in tema di protezione.

Difatti la Corte d’Appello anconetana ha esposto due e distinte rationes decidendi in ordine alla questione relativa alla rilevanza del narrato reso dal T..

Anzitutto il Collegio dorico ha concordato con il primo Giudice che non era credibile il racconto reso per le contraddizioni e discrasie palesate e messo in evidenza come, anche in sede d’appello, non erano svolte puntuali e specifiche contestazioni al riguardo – non tanto in relazione all’accadimento dell’episodio di violenza intereligiosa, quanto l’effettivo coinvolgimento nello stesso del richiedente asilo.

Quindi la Corte territoriale ha evidenziato come – anche a ritenere credibile il racconto – tuttavia non risultava in atti versato elemento alcuno che indicasse come, all’episodio violento del 2013, sia seguita – e permanga all’attualità – una situazione di violenza nella zona in cui abitava il T., posto che la documentazione – richiamata ancora nella cesura di ricorso – versata all’uopo dalla difesa è priva di data e l’unico documenta portante data risulta esser del 2014.

A fronte di detta puntuale motivazione, il T. si limita a richiamare la sua tesi difensiva ed a travisare il significato del rilievo operato dai Giudici marchigiani circa la datazione dei citati documenti.

Difatti, non già, la Corte distrettuale ha messo in dubbio che, nel 2013, si verificò il fatto di sangue e violenza descritto in detti documenti, bensì ha ritenuto che questo sia stato un episodio isolato oramai superato, in difetto di prova che gli scontri violenti intereligiosi si siano protratti nel tempo.

Dunque in effetti il ricorrente svolge argomentazione critica astratta priva di un effettivo confronto con la motivazione illustrata dalla Corte dorica sotto ambedue le ragioni che sorreggono la decisione.

Con la seconda ragione di doglianza il T. rileva violazione del disposto D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, in quanto la Corte territoriale non ha esaminato la sua situazione personale specifica alla luce delle direttive dettate dalla norma, indicata siccome violata, posto che ha trascurato le informazioni circa l’inefficienza e corruzione delle Forze dell’Ordine in Guinea e circa la concorrenza di una situazione socio-politica connotata da violenza diffusa, siccome risulta e da arresti del Tribunale di L’Aquila e dal sito Viaggiare sicuri curato dal Ministero degli Esteri.

La censura appare del tutto scorrelata rispetto alla motivazione espressa dalla Corte territoriale eppertanto inammissibile.

Difatti i Giudici marchigiani hanno affermato – come dianzi ricordato – anzitutto di ritenere non credibile il narrato reso dal T. – nel senso che egli fosse rimasto coinvolto negli scontri interreligiosi del 2013 – e di conseguenza nemmeno si pone la questione afferente la sussistenza dell’ipotesi di pericolo specifico regolate dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) b), poichè non ritenuta esistente la specifica situazione pericolosa dedotta nel racconto reso, con conseguente irrilevanza della condotta tenuta dalla Polizia o della sua corruzione – informazioni da rapporto Amnesty.

Quindi il Collegio dorico ha puntualmente esaminato la situazione socio – politica attualmente esistente in Guinea alla luce delle informazioni tratte dai rapporti, redatti da Organizzazioni internazionali all’uopo preposte, utilizzati e dal Tribunale – appositamente richiamati in sentenza – e dello stesso appellante, per concludere come in effetti non concorre situazione connotata da violenza diffusa secondo l’accezione data a tale concetto dalla Corte Europea.

Tale puntuale valutazione non risulta attinta da specifiche contestazioni, bensì il ricorrente riporta ulteriori informazioni tratte da altro arresto giudiziario e dal sito ministeriale, che afferiscono ad episodi lumeggianti soprusi correlati alla lotta politica ovvero i pericoli rappresentati da episodi di criminalità o malattie, cha confermano, non già, smentiscono la conclusione della Corte dorica circa la non concorrenza di una situazione connotata da violenza diffusa.

Con il terzo mezzo d’impugnazione il T. lamenta violazione della regola posta dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, in quanto la Corte territoriale non ha assunto le necessarie attuali ed adeguate informazioni circa la situazione socio-politica della Guinea.

La censura appare apodittica poichè limitata alla mera formulazione della contestazione senza anche l’esposizione di argomentazione critica compiuta, specie a fronte della specifica motivazione al riguardo – siccome dianzi segnalato – elaborata dalla Corte anconetana.

Con il quarto mezzo d’impugnazione il T. deduce violazione delle norme D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 5, comma 6 ed D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, poichè la Corte d’Appello, in relazione all’istanza di godimento della protezione umanitaria, oltre a riferirsi a tale ” Amadou “, non ha esaminato la sua situazione specifica in relazione alle reali condizioni socio-economiche della Guinea – definite in un articolo di rivista specializzata siccome preinsurrezionali – posto che non v’è necessità di allegazione di ulteriori condizioni di vulnerabilità rispetto a quelle già desumibili in ordine alle domande afferenti gli altri istituti di protezione, siccome insegna questa Suprema Corte.

La critica avanzata s’appalesa inammissibile in quanto si limita a contrapporre alla statuizione adottata dalla Corte di merito propria tesi fondata sulla valutazione di elementi fattuali nuovi ed comunque inadeguati – opinione di un giornalista – ovvero deducendo l’esistenza di statuizioni non adottate in effetti dalla Corte territoriale.

Difatti il Collegio dorico non ha affatto affermato che è necessaria la proposizione di condizioni di vulnerabilità, ulteriori rispetto a quelle desumibili dalla richiesta di protezione internazionale – negata – per poter procedere all’esame della domanda di protezione umanitaria, bensì ha osservato che il T. non ne avanzava altre specifiche ed ha esaminato quelle proposte, non ritenendole atte a supportare la richiesta protezione.

La Corte anconetana – a prescinder dall’errore nell’indicare il nome dell’appellante – ha esaminato partitamente l’incidenza della situazione sociopolitica ed economica della Guinea sulla specifica posizione del T. e concluso che non concorrevano lesioni significative dei suoi diritti fondamentali, precisando altresì che nemmeno concorrevano altre specifiche e tipizzate situazioni lumeggianti sua fragilità.

A fronte di detta puntuale motivazione, il ricorrente si limita a contrapporre propria analisi, sollecitando in tale modo questa Corte ad un’inammissibile valutazione circa il merito della questione.

Alla declaratoria d’inammissibilità dell’impugnazione non segue, ex art. 385 c.p.c., la condanna della ricorrente alla rifusione delle spese di lite di questo giudizio di legittimità in favore dell’Amministrazione dell’Interno poichè non costituita.

Concorrono in capo alla ricorrente le condizioni processuali per l’ulteriore pagamento del contributo unificato.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza in camera di consiglio, il 12 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 9 marzo 2021

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