Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6443 del 09/03/2021

Cassazione civile sez. II, 09/03/2021, (ud. 12/11/2020, dep. 09/03/2021), n.6443

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – rel. Consigliere –

Dott. BELLINI Ubalda – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23238-2019 proposto da:

H.M., rappresentato e difeso dall’avvocato MARIO NOVELLI,

giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

avverso il provvedimento n. 7480/2019 del TRIBUNALE di ANCONA,

depositato il 06/06/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/11/2020 dal Consigliere GORJAN SERGIO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

H.M. – cittadino del Bangladesh – ebbe a proporre ricorso avanti il Tribunale di Ancona avverso la decisione della locale Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, che aveva rigettato la sua istanza di protezione in relazione a tutti gli istituti previsti dalla relativa normativa.

Il ricorrente deduceva d’essersi dovuto allontanare dal suo Paese poichè i fratelli della sua ragazza – figlia del suo datore di lavoro – si opponevano con minacce e violenze fisiche alla relazione, stante le sue modeste condizioni economico-sociali, inoltre dopo l’espatrio aveva saputo che, a causa di inondazione, la casa della sua famiglia era andata distrutta.

Il Tribunale di Ancona ebbe a rigettare l’opposizione, ritenendo che il racconto reso dal richiedente asilo lumeggiava questione di natura privata risolubile con il ricorso alla protezione delle locali Autorità; osservando che non concorreva situazione socio-politica di violenza generalizzata nel Bangladesh e ritenendo che, nemmeno con riguardo alla protezione umanitaria, il ricorrente aveva dedotto elementi fattuali che consentivano d’individuare condizioni di vulnerabilità ovvero d’inserimento sociale apprezzabile.

Avverso detto decreto l’ H. ha proposto ricorso per cassazione articolato su quattro motivi.

Il Ministero degli Interni, ritualmente vocato, ha depositato solamente nota ex art. 370 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso svolto dall’ H. appare inammissibile a sensi dell’art. 360 bis c.p.c., – siccome la norma è stata ricostruita ex Cass. SU n 7155/17.

Con il primo mezzo d’impugnazione il ricorrente deduce violazione del disposto D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, poichè il Collegio dorico non ha esaminato la sua domanda secondo i criteri dettati dalla norma, indicata siccome violata, al fine d’apprezzare la credibilità soggettiva ed oggettiva del racconto da lui reso, avvalorato anche dalla prova documentale del verificarsi dell’alluvione catastrofica, e senza azionare la facoltà officiosa istruttoria.

La censura svolta appare generica posto che non si correla con la motivazione circa la credibilità del racconto reso esposta dal Collegio dorico.

Difatti il Tribunale non ha ritenuto non credibile il racconto dell’ H., semplicemente ha osservato che lo stesso tratteggiava vicenda di carattere privato non inquadrabile negli istituti propri della protezione internazionale, sicchè non assume in detta prospettiva rilievo alcuno la prova che la sua città venne investita da alluvione.

Quanto all’acquisizione officiosa di informazioni utili all’esame della specifica situazione personale del richiedente asilo detta acquisizione risulta puntualmente effettuata, come infra sarà evidenziato.

Con la seconda doglianza il ricorrente lamenta violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b), D.Lgs. n. 251 del 2007 in tema di rilevanza della persecuzione portata avanti da privati quando l’Autorità statale non può o non vuole proteggere i propri cittadini, poichè il Collegio anconetano non ha tenuto conto della situazione di estrema corruzione e collusione con i ricchi e potenti da parte della Polizia del Bangladesh, come riscontrato dai rapporti Easo.

Il ricorrente si limita a contestare la correttezza – sulla scorta delle sue opinioni riferite in sede di audizione – della statuizione adottata al riguardo dal Tribunale sulla scorta dei rapporti, redatti da varie ed indicate Organizzazioni internazionali all’uopo preposte, dai quali risulta che il sistema Giustizia sia inefficiente poichè influenzato dal Governo nei riguardi di crimini a sfondo politico.

Il Tribunale, ancora, ha rimarcato come invece in relazione alle questioni private non erano palesate particolari criticità in detti rapporti ed all’uopo ha pure tratteggiato compiutamente il funzionamento del sistema giudiziario e la presenza anche di servizio di tutela gratuita per i meno abbienti.

Dunque la censura, siccome svolta, appare diretta a sollecitare a questa Corte di legittimità una inammissibile scelta tra la tesi alternativa formulata dal ricorrente e la motivata statuizione offerta dal Tribunale.

Con il terzo mezzo d’impugnazione – numerato 5 nel ricorso – l’ H. lamenta violazione della norma ex art. 3 D.Lgs. n. 25 del 2008 in quanto il Collegio dorico non ha valutato la situazione socio-politica del Bangladesh sulla base di appropriata ed aggiornata documentazione.

La censura appare apodittica poichè basata su mera affermazione della parte senza anche lo sviluppo di un argomento critico di confronto con la motivazione al riguardo, pur illustrata dal Tribunale, indicando rapporti utili pretermessi – Cass. sez. 1 n 26728/19.

Difatti il primo Giudice ha puntualmente esaminato la situazione socio-politica attuale del Bangladesh sulla scorta di indicati rapporti, redatti da autorevoli Organismi internazionali all’uopo preposti, mettendo in risalto come sussistano bensì momenti di criticità, specie in relazione alla lotta politica, ma ha escluso che concorra situazione connotata da violenza diffusa secondo l’accezione data a tale concetto dalla Corte Europea.

Quindi la cesura mossa appare inammissibile poichè non si confronta con detta puntuale motivazione.

Con la quarta ragione di doglianza – numerata 6 nel ricorso – l’ H. deduce violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32 comma 3 e D.P.R. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, poichè il Tribunale ha negato la chiesta protezione umanitaria nonostante la presenza di specifiche condizioni di vulnerabilità rappresentate dalla situazione socio-politica del Paese e dall’inondazione che ha distrutto la sua casa.

Anche detta censura risulta generica poichè fondata sulla prospettazione di mera tesi alternativa rispetto alla statuizione motivatamente adottata dal Tribunale sul punto, sicchè questa Suprema Corte in effetti viene sollecitata a formulare inammissibile valutazione circa il merito della questione operando una scelta tra due tesi egualmente logiche e plausibili.

Difatti il primo Giudice ha puntualmente esaminato le condizioni di vulnerabilità proposte dall’ H. e motivatamente escluso che i fatti addotti configuravano la concorrenza di dette condizioni.

Circa la situazione socio-politica ed economica del Bangladesh, il Collegio dorico ha argomentatamente escluso che la stessa incida significativamente sui diritti fondamentali del ricorrente ed effettuato la prescritta comparazione tra la sua situazione attuale e quella conseguente al rimpatrio.

Circa la rilevanza dell’inondazione, il Tribunale ha espressamente rilevato come la nuova normativa in tema non trova applicazione e come nemmeno si configurava l’ipotesi prevista dalla Circolare ministeriale evocata nel ricorso, essendo oramai trascorso parecchio tempo dal fenomeno naturale.

Inoltre il Collegio dorico ha partitamente analizzato il fenomeno delle inondazioni che si verifica nel Bengala, ponendo in evidenza come per la stessa situazione metereologica ed idrografica della zona del delta del Gange non sono affatto fenomeni eccezionali ed imprevedibili, bensì stagionali e ciclici, così puntualmente valutando anche detta prospettata condizione di vulnerabilità, escludendone la concorrenza.

Alla declaratoria d’inammissibilità dell’impugnazione non segue, ex art. 385 c.p.c., la condanna del ricorrente alla rifusione delle spese di lite di questo giudizio di legittimità in favore dell’Amministrazione degli Interni poichè non costituita.

Concorrono in capo al ricorrente le condizioni processuali per l’ulteriore pagamento del contributo unificato.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza in camera di consiglio, il 12 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 9 marzo 2021

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