Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6409 del 17/03/2010

Cassazione civile sez. un., 17/03/2010, (ud. 02/03/2010, dep. 17/03/2010), n.6409

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CARBONE Vincenzo – Primo Presidente –

Dott. PAPA Enrico – Presidente di sezione –

Dott. DE LUCA Michele – Presidente di sezione –

Dott. MERONE Antonio – Consigliere –

Dott. MAZZIOTTI DI CELSO Lucio – Consigliere –

Dott. MACIOCE Luigi – rel. Consigliere –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. SPIRITO Angelo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

S.E.M. – SOCIETA’ ESCAVAZIONE MARMI S.P.A., in persona del legale

rappresentante pro-tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, LARGO

DELLA GANCIA 5, presso lo studio dell’avvocato BERNARDINI RANIERO,

che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato BARATTA MARIO,

per delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

CALDIA MARMI S.N.C. ((OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro-tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DEGLI SCIPIONI 268/A, presso lo studio dell’avvocato ALESSIO

PETRETTI, rappresentata e difesa dall’avvocato DE MURTAS PICINELLI

GHERARDO, per delega a margine del controricorso;

– controricorrenti –

per regolamento di giurisdizione in relazione al giudizio pendente n.

999/2007 del TRIBUNALE di MASSA;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

02/03/2010 dal Consigliere Dott. LUIGI MACIOCE.

 

Fatto

RILEVA IN FATTO

Con sentenza del 10.7.2007 il Tribunale di Massa, pronunziando in una controversia tra CALDIA MARMI snc e SEM srl (la prima già coltivatrice di una cava di marmi in Massa e la seconda subentrata in detta attività) e prendendo atto dell’accordo transattivo intervenuto tra le parti, ebbe a dichiarare cessata la contesa, e pertanto revocò il sequestro medio tempore autorizzato e dispose che l’attribuzione dei blocchi di marmo sequestrati avvenisse con le modalità stabilite nell’intesa.

Con successivo ricorso proposto ex art. 612 c.p.c., Caldia Marmi chiese al G.E. presso il Tribunale di Massa la determinazione delle modalità di esecuzione. Nella pendenza di tale procedimento esecutivo la società SEM ha notificato il 9.7.2009 ricorso per regolamento di giurisdizione alla Caldia Marmi (la quale ha notificato controricorso eccependone in limine la inammissibilità).

Con il ricorso si denunzia, richiamando la L.R. Toscana n. 78 del 1998 ed il D.Lgs. 9 aprile 2008, la spettanza al Comune ed alla ASL del potere di regolare l’attività estrattiva ed in essa l’individuazione dei blocchi di marmo ancora giacenti in cava: ad avviso della ricorrente spetterebbe alla P.A. siffatta decisione e pertanto esulerebbe dalla cognizione dei giudice dell’esecuzione – spettando di contro al G.A. – ogni disposizione sull’abbattimento e/o la divisione dei blocchi di marmo.

Il relatore designato ai sensi degli artt. 377 e 380 bis c.p.c., ha quindi depositato relazione in data 23.12.2009 nella quale ha formulato la proposta di definire in Camera di consiglio il ricorso dichiarandone la inammissibilità.

La soc. SEM ha depositato memoria finale invocando, pur dopo le considerazioni espresse nella relazione, una pronunzia che prendesse atto della carenza assoluta di giurisdizione del G.E..

OSSERVA:

Il ricorso per regolamento di giurisdizione appare indiscutibilmente e per due versi inammissibile, alla stregua delle considerazioni formulate nella relazione depositata ex art. 380 bis c.p.c. e che il Collegio pienamente condivide.

In primo luogo, e come più volte rammentato da queste Sezioni Unite dopo la pronunzia n. 1139 del 2000, il disposto degli artt. 41 e 367 c.p.c., deve essere interpretato nel senso che il menzionato rimedio processuale trova la sua premessa applicativa soltanto ove sussista un giudice istruttore ed un giudice (monocratico o collegiale) che possa decidere, nel merito, delle posizioni controverse (S.U. n. 15855 e n. 1949 del 2009, n. 13633 del 2008, n. 26109 del 2007) … e con la sola eccezione del caso in cui il ricorso sia proposto nella pendenza del giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo (S.U. n. 25037 e n. 19601 del 2008): da tal premessa discende la evidente inammissibilità del regolamento proposto nella pendenza di un procedimento promosso per la determinazione delle modalità della esecuzione forzata.

In secondo luogo, devesi ribadire che non è in alcun modo predicabile un difetto di giurisdizione del G.O., nei confronti della P.A. che in quel giudizio – nel quale la questione di giurisdizione è sollevata – non sia parte (ex multis S.U. n. 7800 del 2005), posto che la controversia tra privati alla quale sia estranea l’Amministrazione vedrà ridotta la questione afferente il potere della stessa a questione di merito, risolubile con la relativa pronunzia e facendo il giudice uso dei poteri di disapplicare atti venuti in rilevo nella controversia, con la conseguenza per la quale un regolamento di giurisdizione proposto nella pendenza del procedimento di esecuzione di cui all’art. 612 c.p.c., nel quale l’Amministrazione – i poteri della quale vengono assunti come ragione della spettanza al G.A. della potestà di decidere – neanche sia coinvolta, appare certamente non ammissibile.

Le spese del giudizio sostenute dalla controricorrente graveranno sulla ricorrente SEM.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la s.p.a. S.E.M. (Società Escavazione Marmi) a corrispondere alla s.n.c. CALDIA MARMI le spese del giudizio determinate in Euro 3.200,00 (di cui Euro 200,00 per esborsi) oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio delle Sezioni Unite, il 2 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 17 marzo 2010

 

 

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