Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6409 del 13/03/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 13/03/2017, (ud. 20/12/2016, dep.13/03/2017),  n. 6409

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – rel. Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 13060/2015 proposto da:

P.M.L., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA DEGLI SCIPIONI 191, presso lo studio dell’avvocato FERDINANDO

SALMERI, che la rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

RETE FERROVIARIA ITALIANA S.P.A. C.F. (OMISSIS), in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA L.G. FARAVELLI 22, presso lo studio dell’avvocato ENZO

MORRICO, che lo rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1825/2014 della CORTE D’APPELLO di REGGIO

CALABRIA, depositata il 02/12/2014 R.G.N. 1386/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

20/12/2016 dal Consigliere Dott. ADRIANO PIERGIOVANNI PATTI;

udito l’Avvocato SALMERI FERDINANDO;

udito l’Avvocato ROMEI ROBERTO per delega verbale Avvocato MORRICO

ENZO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CELESTE Alberto, che ha concluso per il rigetto del primo motivo

accoglimento degli altri motivi del ricorso.

Fatto

Con sentenza 2 dicembre 2014, la Corte d’appello di Reggio Calabria rigettava le domande di P.M.L. di annullamento del licenziamento intimatole il 22 giugno 2010 per giusta causa da R.F.I. s.p.a. e di sua condanna alla reintegrazione nel posto di lavoro e al risarcimento del danno per le retribuzioni non percepite nel periodo: così riformando la sentenza di primo grado, che le aveva invece accolte.

A motivo della decisione, la Corte territoriale riteneva tempestiva la contestazione disciplinare del 28 maggio 2010 (di appropriazione, in qualità di cassiera addetta alla biglietteria (OMISSIS), nel periodo 2007 – 2009, della complessiva somma di Euro 3.221,75, relativa a venti biglietti di trasporto marittimo di automezzi fittiziamente annullati), in applicazione del principio di immediatezza relativa (per la complessità degli accertamenti conseguenti alla constatazione, nell’agosto 2009, di un numero inspiegabile di anomalie nella gestione della biglietteria) e la fondatezza dell’addebito, in esito a ragionamento probatorio di natura logico-presuntiva; pure sanzionato in modo proporzionato, in ragione dell’irrimediabile lesione del vincolo fiduciario, considerato il maneggio di denaro comportato dalle mansioni della lavoratrice. Con atto notificato il 13 maggio 2015, P.M.L. ricorre per cassazione con tre motivi, cui resiste R.F.I. s.p.a. con controricorso; entrambe le parti hanno comunicato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il collegio ha autorizzato, come da Decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della motivazione in forma semplificata.

Con il primo motivo, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione della L. n. 300 del 1970, art. 7, artt. 1175, 1375 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per inosservanza del principio di tempestività della contestazione, pregiudizievole al proprio diritto di difesa, per fatti anteriori anche di tre anni, senza adeguata giustificazione (e nessuna in particolare per il periodo 2007 – agosto 2009), nonostante il controllo giornaliero delle operazioni di cassa, comprensive degli annullamenti di biglietti.

Con il secondo, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione della L. n. 604 del 1966, art. 5, artt. 2119, 2697, 2729, 1175, 1375 c.c., delle norme contrattuali sul licenziamento all’epoca vigenti e di ogni norma e principio in tema di onere probatorio, anche in riferimento all’art. 115 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per inesatta ed incompleta analisi del materiale probatorio, viziante una corretta ricostruzione del fatto, anche per omesso esame di un fatto rilevante, quale il ritrovamento di tre biglietti annullati e per erronea applicazione del regime probatorio presuntivo, in riferimento alla condivisione dei turni di lavoro, durante i quali contestatile gli annullamenti dei biglietti, con M.R. (autore dell’annullamento irregolare di oltre seicento biglietti) e alle incerte efficacia e attendibilità del sistema informatico di riconoscimento dell’operatore e di attribuibilità delle operazioni eseguite dalla postazione di biglietteria di (OMISSIS), nel periodo 2007/2009.

Con il terzo, la ricorrente deduce omesso esame di fatto decisivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, quale la risultanza delle indagini penali in riferimento al compimento di tutte le irregolarità contestate ai lavoratori di R.F.I. s.p.a. nel corso dei turni in coppia con M.R. e di elemento documentale decisivo, rappresentato dal ritrovamento di tre biglietti annullati.

Il primo motivo, relativo a violazione e falsa applicazione della L. n. 300 del 1970, art. 7, artt. 1175, 1375 c.c., per inosservanza del principio di tempestività della contestazione, è infondato. La Corte territoriale ha correttamente applicato il principio, in materia di licenziamento disciplinare, di immediatezza relativa, il quale esige la giustificazione delle ragioni che possano cagionare il ritardo, quali il tempo necessario per l’accertamento dei fatti o la complessità della struttura organizzativa dell’impresa, con riserva esclusiva di valutazione delle suddette circostanze al giudice del merito, insindacabile in sede di legittimità (Cass. 12 gennaio 2016, n. 281; Cass. 19 giugno 2014, n. 13955; Cass. 10 settembre 23013, n. 20719). Essa ha, infatti, espressamente posto a fondamento della propria valutazione la natura non meramente formale del principio di tempestività della contestazione, dando esauriente, ancorchè succinto, conto della giustificazione del periodo decorso: e ciò per l’irrilevanza disciplinare di qualche caso sporadico di annullamento di biglietti, ben spiegabile con l’errore umano, nell’intervallo temporale anteriore all’agosto 2009, di constatazione di un numero inspiegabile di anomalie, con l’avvio solo da allora di una verifica incrociata e di analisi di migliaia di titoli di viaggio. Sicchè, ha stimato non eccessivo, in quanto necessario, il tempo intercorso da tale momento a quello di contestazione del maggio 2010 (come illustrato in particolare dall’ultimo capoverso di pg. 3 al secondo di pg. 4 della sentenza).

Il secondo motivo, relativo a violazione e falsa applicazione della L. n. 604 del 1966, art. 5, artt. 2119, 2697, 2729, 1175, 1375 c.c., delle norme contrattuali sul licenziamento all’epoca vigenti e di ogni norma e principio in tema di onere probatorio, anche in riferimento all’art. 115 c.p.c., per inesatta ed incompleta analisi del materiale probatorio, viziante una corretta ricostruzione del fatto, è inammissibile.

La Corte reggina ha esercitato correttamente la propria discrezionalità nell’apprezzamento e nella ricostruzione dei fatti, esplicitando il criterio logico a giustificazione della selezione degli indizi e delle ragioni del suo convincimento, in argomentato dissenso dal primo giudice (per le ragioni illustrate dal quarto capoverso di pg. 4 al terzo di pg. 7 della sentenza).

Essa ha rispettato la scansione del ragionamento presuntivo, articolato in un primo momento analitico, volto a selezionare gli elementi che presentino una positività parziale o almeno potenziale di efficacia probatoria e in un secondo invece sintetico, tendente ad una valutazione complessiva di tutte le emergenze precedentemente isolate, per accertare la loro concordanza e l’idoneità della loro combinazione ai fornire una valida prova presuntiva. Sicchè, la motivazione di tale percorso logico-giuridico è insindacabile in sede di legittimità, in difetto di omissione non giustificata di fattori aventi, per condivisibili massime di esperienza, un’oggettiva portata indiziante (Cass. 13 novembre 2015, n. 23201; Cass. 6 giugno 2012, n. 9108; Cass. 24 gennaio 2007, n. 1575).

D’altro canto, la censura si risolve in una palese contestazione della valutazione probatoria e dell’accertamento in fatto del giudice di merito, con indebita sollecitazione ad una rivisitazione del merito, insindacabile in sede di legittimità, laddove, come sopra illustrato, congruamente e correttamente motivato (Cass. 16 dicembre 2011, n. 27197; Cass. 18 marzo 2011, n. 6288; Cass. 19 marzo 2009, n. 6694).

Il terzo motivo, relativo ad omesso esame di fatti decisivi quali la risultanza delle indagini penali sul compimento di tutte le irregolarità contestate ai lavoratori di R.F.I. s.p.a. nel corso dei turni in coppia con M.R. e il ritrovamento di tre biglietti annullati, è inammissibile.

Esso non integra i requisiti stabiliti dal testo novellato dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, applicabile ratione temporis, che limita la devoluzione al giudice di legittimità del solo “fatto storico” il cui esame sia stato omesso, con esclusione della sua integrazione con elementi istruttori, qualora esso, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice (come appunto nel caso di specie, in cui entrambi i fatti segnalati come omessi sono stati esaminati, al p.to 1 del primo capoverso di pg. 5 e al terzo di pg. 7 della sentenza: con una valutazione negativa per la ricorrente), ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie: con la conseguente preclusione nel giudizio di cassazione dell’accertamento dei fatti ovvero della loro valutazione a fini istruttori (Cass. s.u. 7 aprile 2014, n. 8053; Cass. 10 febbraio 2015, n. 2498; Cass. 21 ottobre 2015, n. 21439).

Dalle superiori argomentazioni discende coerente il rigetto del ricorso e la regolazione delle spese del giudizio secondo il regime di soccombenza.

PQM

La Corte:

rigetta il ricorso e condanna P.M.L. alla rifusione, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio, che liquida in Euro 100,00 per esborsi e Euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre rimborso per spese generali in misura del 15% e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 20 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 13 marzo 2017

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