Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6389 del 13/03/2017


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Cassazione civile, sez. I, 13/03/2017, (ud. 12/01/2017, dep.13/03/2017),  n. 6389

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ANIELLO Roberto – Presidente –

Dott. SAMBITO Maria G.C. – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 26634/2011 proposto da:

C.A. (c.f. (OMISSIS)), in proprio e nella qualità di erede

di S.N., nonchè di procuratore di F.S.,

S.A., S.L., S.R., tutti nella qualità di

eredi di S.E.; S.C. (c.f. (OMISSIS)), in

proprio e nella qualità di erede di St.Ad., nonchè di

procuratrice di St.El. e St.Lu.; elettivamente

domiciliati in Roma, Via Cola di Rienzo n.111, presso l’avvocato

Iannotta Lucio, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato

Ricciardi Dario Alessandro, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Comune di Polla, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in Roma, Via degli Scialoja n.3, presso l’avvocato

Rivellese Nicola, che lo rappresenta e difende unitamente

all’avvocato Celebrano Camillo, giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

Gestione Liquidatoria U.S.L. (OMISSIS) di Polla;

– intimata –

e contro

Gestione Liquidatoria U.S.L. (OMISSIS) di Polla (p.i. (OMISSIS)), in

persona del Commissario Liquidatore pro tempore, elettivamente

domiciliata in Roma, Via San Tommaso D’aquino n.104, presso

l’avvocato De Berardinis Daniela, rappresentata e difesa

dall’avvocato De Vita Bartolo, giusta procura a margine del

controricorso e ricorso incidentale;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

e contro

C.A., S.C.; Comune di Polla;

– intimati –

avverso la sentenza n. 787/2010 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 17/09/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

12/01/2017 dal cons. LAMORGESE ANTONIO PIETRO:

udito, per i ricorrenti, l’Avvocato RICCIARDI ALESSANDRO che si

riporta;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale CARDINO

ALBERTO che ha concluso per l’accoglimento del terzo motivo del

ricorso principale, accoglimento del ricorso incidentale

limitatamente al Comune.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.- C.A. e S.C. hanno convenuto in giudizio il Comune di Polla e la Gestione liquidatoria della Usl (OMISSIS) di Polla e ne hanno chiesto la condanna al risarcimento del danno, esponendo di avere subito l’occupazione acquisitiva di un terreno di loro proprietà, irreversibilmente trasformato per l’ampliamento dell’ospedale di Polla, nell’ambito di una procedura espropriativa iniziata legittimamente e divenuta illegittima, essendo il decreto di esproprio stato emesso dopo la scadenza del termine di occupazione legittima.

2.- Il Tribunale di Sala Consilina ha accolto la domanda nei confronti del solo Comune di Polla; ha dichiarato il difetto di legittimazione passiva della Gestione liquidatoria.

3.- Il gravame del Comune è stato parzialmente accolto dalla Corte d’appello di Salerno, con sentenza 17 settembre 2010.

3.1.- Per quanto ancora interessa, la Corte ha ritenuto legittima l’espropriazione, in quanto fondata su un progetto esecutivo di opera pubblica approvato dalla Cassa del Mezzogiorno, con Delib. 24 luglio 1975, che costituiva valida dichiarazione di pubblica utilità e conteneva i termini per i lavori e il compimento degli atti espropriativi, rispetto ai quali erano tempestivi il decreto di occupazione d’urgenza in data 24 novembre 1975, l’immissione in possesso in data 24 luglio 1976 e il decreto di espropriazione in data 8 luglio 1983, tenuto conto delle proroghe dei termini disposte con decreti prefettizi in data 7 aprile 1978, 30 giugno 1979 e 22 luglio 1981; pertanto, ha rigettato la domanda di risarcimento del danno e, avendola ritenuta non convertibile in domanda di pagamento dell’indennità di espropriazione, ha condannato il Comune di Polla al deposito della sola indennità di occupazione d’urgenza, determinata in Euro 21.092,51, oltre interessi; ha compensato le spese di lite parzialmente nel rapporto tra i privati e il Comune di Polla ed ha escluso il rimborso delle spese a favore della Gestione liquidatoria, pur avendola riconosciuta vittoriosa in entrambi i gradi, poichè essa non ne aveva fatto tempestiva domanda in giudizio.

4.- Avverso questa sentenza hanno proposto ricorso per cassazione, in via principale, C.A. e S.C., con quattro motivi e memoria, cui ha resistito il Comune di Polla con controricorso e, in via incidentale, la Gestione liquidatoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.- Con il primo motivo del ricorso principale si denuncia vizio di motivazione e violazione della L. 25 giugno 1865, n. 2359, artt. 13, 70 e 71 per avere la Corte di merito ritenuto che la vicenda espropriativa fosse fondata sulla Delib. Cassa del Mezzogiorno 24 luglio 1975, costituente dichiarazione di pubblica utilità, mentre era fondata sul decreto del Provveditorato alle opere pubbliche di Napoli dell’11 settembre 1971, che aveva approvato il progetto dell’opera pubblica e fissato i termini iniziali e finali del procedimento espropriativo, non rispettati, sicchè la relativa dichiarazione di pubblica utilità era divenuta inefficace, il decreto di espropriazione era tamquam non esset e, in via conseguenziale, anche la successiva Delib. della Cassa del Mezzogiorno.

1.1.- Il motivo è infondato.

La sentenza impugnata ha accertato che la dichiarazione di pubblica utilità, posta a fondamento del procedimento espropriativo, era validamente contenuta nella menzionata delibera della Cassa del Mezzogiorno del 1975, che aveva approvato il progetto dell’opera pubblica.

Si sostiene nel motivo che l’unica dichiarazione di pubblica utilità cui si dovrebbe avere riguardo sarebbe quella contenuta in un provvedimento precedente, emesso tra l’altro da una diversa autorità (dal Provveditorato alle opere pubbliche di Napoli), la cui inefficacia per scadenza dei relativi termini avrebbe determinato la caducazione della successiva delibera della Cassa del Mezzogiorno. Tuttavia, la suddetta tesi, da un lato, presuppone accertamenti di fatto in ordine al contenuto e all’ambito applicacativo dei due provvedimenti, che non possono essere compiuti in sede di legittimità; dall’altro, stride con il fatto che la sopravvenuta inefficacia della dichiarazione di pubblica utilità del 1971 non precludeva all’amministrazione di emettere una nuova dichiarazione di pubblica utilità, contenente nuovi termini, qual è quella insita nella delibera del 1975.

2.- Con il secondo motivo si denuncia vizio di motivazione e violazione della L. n. 2359 del 1865, art. 20, sotto due profili: per non avere valutato che, anche avendo riguardo alla Delib. Cassa del mezzogiorno del 1975, il decreto di occupazione era divenuto inefficace in conseguenza della tardività dell’immissione in possesso, avvenuta dopo la scadenza del termine trimestrale previsto dalla L. 22 ottobre 1971, n. 865, art. 20; e perchè il primo decreto prefettizio, in data 7 aprile 1978, di proroga del termine di occupazione, era tardivo, in quanto emesso quando il termine dell’occupazione era già scaduto.

2.1- Il primo profilo, in cui è articolato il motivo, è inammissibile, introducendo una questione nuova, qual è quella della tardiva immissione in possesso (in violazione della L. n. 865 del 1971, art. 20, comma 1), che richiederebbe ulteriori accertamenti di fatto, mentre nel giudizio di merito era stata dedotta, a fondamento della domanda risarcitoria, la scadenza dei termini dell’occupazione. Nella giurisprudenza di questa Corte si è condivisibilmente precisato che costituisce una inammissibile mutatio libelli la pretesa di fondare in corso di causa (e, può aggiungersi, a maggior ragione in sede di legittimità) la domanda di risarcimento del danno per occupazione illegittima sulla illegittimità originaria dell’immissione in possesso nel fondo privato, quando con l’atto di citazione si sia prospettato l’illecito per la scadenza dell’occupazione legittima, comportando la diversità dei fatti costitutivi e la necessità di nuovi temi di indagine su cui sviluppare il contraddittorio delle parti (Cass. n. 14261/2007).

2.2.- Il secondo profilo del medesimo motivo è infondato: il decreto di occupazione d’urgenza, in data 24 novembre 1975, aveva autorizzato l’occupazione per due anni dall’immissione in possesso, in data 24 luglio 1976, cioè sino alla data del 24 luglio 1978, in cui l’occupazione legittima veniva a scadere; pertanto, il decreto prefettizio di proroga del 7 aprile 1978 non era tardivo.

3.- Con il terzo motivo si denuncia vizio di motivazione e violazione dei medesimi parametri normativi sopra indicati, nonchè dell’art. 2043 c.c., per avere omesso di considerare che il decreto prefettizio del 22 luglio 1981, che aveva prorogato l’occupazione d’urgenza sino al 24 luglio 1983, era inefficace, in quanto emesso tardivamente, cioè successivamente alla data del 13 aprile 1981, in cui era scaduta la proroga disposta con il precedente decreto prefettizio del 30 giugno 1979.

Con il quarto motivo, che è connesso al precedente, si denuncia vizio di motivazione e violazione della L. 29 luglio 1980, n. 385, art. 5 per avere erroneamente ritenuto che il decreto di esproprio fosse stato emesso tempestivamente, mentre l’applicabilità della proroga di cui alla L. n. 385 del 1980, art. 5 presupponeva l’adozione di un provvedimento motivato dell’amministrazione.

3.1.- Entrambi i motivi, da esaminare congiuntamente, sono infondati.

Premesso che la L. 29 luglio 1980, n. 385, art. 5 ha prorogato di un anno il termine quinquennale di durata dell’occupazione d’urgenza, previsto dalla L. n. 865 del 1971, art. 20, comma 2, è noto che, a norma della L. 1 agosto 2002, n. 166, art. 4 le proroghe dei termini di occupazione d’urgenza disposte per legge (ivi compresa quella di cui alla citata L. n. 385 del 1980) “coordinate tra loro nelle scadenze, si intendono, con effetto retroattivo, riferite anche ai procedimenti espropriativi in corso alle scadenze previste dalle singole leggi e si intendono efficaci anche in assenza di atti dichiarativi delle amministrazioni procedenti”.

La giurisprudenza ha chiarito che l’applicabilità del citato art. 4 presuppone soltanto che nelle proroghe di validità dei termini di occupazione non si sia verificata soluzione di continuità (Cass. n. 24576/2006), come nella specie, essendo l’occupazione validamente in corso alla data di entrata in vigore della L. n. 385 del 1980, art. 5; e, soprattutto, ha chiarito che le proroghe si applicano, con effetto retroattivo, ai procedimenti espropriativi in corso alle scadenze previste dalle singole leggi e si intendono efficaci anche in assenza di atti dichiarativi dell’amministrazione procedente (nella specie, l’amministrazione ha emesso motivato decreto di proroga in data 22 luglio 1981), deponendo in tal senso sia la lettera della norma, che rivela l’intento del legislatore di estendere gli effetti delle proroghe precedentemente disposte per legge oltre i confini dei termini di scadenza delle sole occupazioni d’urgenza, sia la ratio legis, essendo inconcepibile il legittimo perdurare di un regime occupatorio temporaneo senza il corrispondente slittamento dei termini per l’emissione del decreto definitivo di esproprio (Cass. n. 11481/2016). Ed inoltre, la proroga dei procedimenti espropriativi non è ostacolata nè dall’eventuale scadenza del termine finale di occupazione in corso, nè dal fatto che l’opera pubblica sia stata eseguita (Cass. n. 3672/2014).

4.- Con l’unico motivo del ricorso incidentale, la Gestione liquidatoria della Usl (OMISSIS) di Polla denuncia violazione degli artt. 91, 112 e 99 c.p.c., perchè erroneamente la Corte d’appello aveva escluso il rimborso delle spese in proprio favore, pur riconoscendola come parte vittoriosa, solo perchè non ne aveva fatto richiesta in sede di precisazione delle conclusioni.

4.1.- Il motivo è fondato, alla luce del principio secondo cui la condanna al pagamento delle spese del giudizio, in quanto conseguenziale ed accessoria, può essere legittimamente emessa a carico del soccombente anche d’ufficio, in mancanza di un’esplicita richiesta della parte vittoriosa, semprechè quest’ultima non abbia manifestato espressa volontà contraria (Cass. n. 2719/2015, n. 21244/2006).

5.- In conclusione, il ricorso principale è rigettato ed è accolto il ricorso incidentale, in relazione al quale la sentenza impugnata è cassata; decidendo nel merito, C.A. e S.C. sono condannati alle spese del giudizio di appello in favore della Gestione liquidatoria, nei cui confronti essi erano soccombenti.

6.- Le spese del giudizio di cassazione seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso principale ed accoglie il ricorso incidentale, in relazione al quale cassa la sentenza impugnata; decidendo nel merito, condanna C.A. e S.C. alle spese del giudizio di appello in favore della Gestione liquidatoria, liquidate in complessivi Euro 2000,00; condanna i ricorrenti principali alle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 2.600,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, in favore di ciascuna controparte, Comune di Polla e Gestione liquidatoria.

Così deciso in Roma, il 12 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 13 marzo 2017

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