Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6382 del 08/03/2021

Cassazione civile sez. VI, 08/03/2021, (ud. 10/12/2020, dep. 08/03/2021), n.6382

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – rel. Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 24430-2019 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, presso la quale è domiciliata in Roma, alla via dei

Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

R.R.;

– intimata –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE, in persona del Direttore pro

tempore;

– intimata –

avverso la sentenza n. 2014/02/2019 della Commissione tributaria

regionale della CAMPANIA, Sezione staccata di SALERNO, depositata il

07/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 10/12/2020 dal Consigliere LUCIOTTI Lucio.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– in controversia avente ad oggetto l’impugnazione di un’iscrizione ipotecaria e delle prodromiche cartelle di pagamento emesse nei confronti di R.R., la CTR della Campania, Sezione staccata di Salerno, rigettava l’appello dell’Agenzia delle entrate avverso la sfavorevole sentenza di primo grado ritenendo nulla l’iscrizione ipotecaria in quanto non preceduta dalla comunicazione di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 77, comma 2-bis;

– avverso la predetta statuizione l’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione, sulla base di due motivi, cui non replicano le parti intimate;

– che sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi del novellato art. 380 bis c.p.c., risulta regolarmente costituito il contraddittorio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il motivo di ricorso la difesa erariale deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, sostenendo che la CTR aveva omesso di pronunciare sull’eccezione di inammissibilità dell’originario ricorso della contribuente derivante dalla regolarità della notificazione di tutte le cartelle di pagamento prodromiche alla notifica dell’iscrizione ipotecaria impugnata.

2. Il motivo è inammissibile in quanto non coglie la ratio decidendi della sentenza impugnata che è fondata sulla nullità dell’iscrizione ipotecaria per vizio proprio, ovvero per omessa notifica alla contribuente della comunicazione di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 77, comma 2-bis. Ne consegue l’assoluta superfluità di una pronuncia di merito sulla regolarità o meno delle cartelle di pagamento prodromiche a quell’iscrizione.

3. Con il secondo motivo la difesa erariale deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 58 e dell’art. 115 c.p.c. sostenendo che la prova della regolare notificazione alla contribuente della preventiva comunicazione di iscrizione ipotecaria era stata fornita in grado di appello e che la CTR aveva omesso di esaminare la documentazione a tal fine prodotta dall’amministrazione finanziaria nel giudizio di secondo grado.

4. Anche tale motivo è inammissibile in quanto della produzione documentale cui fa riferimento la ricorrente, come effettuata in grado di appello, non si fa alcuna menzione nella sentenza impugnata. Pertanto, la difesa erariale avrebbe dovuto dedurre non una violazione di legge, bensì il vizio logico di motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per omesso esame di un fatto rilevante ai fini della decisione ovvero, ipotizzando un errore dei giudici di appello nel ritenere non prodotto in giudizio il relativo documento, proporre ricorso per revocazione (cfr. Cass. n. 15043 del 2018, secondo cui “Il vizio di omesso esame di un documento decisivo non è deducibile in cassazione se il giudice di merito ha accertato che quel documento non è stato prodotto in giudizio, non essendo configurabile un difetto di attività del giudice circa l’efficacia determinante, ai fini della decisione della causa, di un documento non portato alla cognizione del giudice stesso. Se la parte assume, invece, che il giudice abbia errato nel ritenere non prodotto in giudizio il documento decisivo, può far valere tale preteso errore soltanto in sede di revocazione, ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4, sempre che ne ricorrano le condizioni”).

5. Ovviamente neppure ricorre la violazione dell’art. 115 c.p.c. in quanto “una censura relativa alla violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. non può porsi per una erronea valutazione del materiale istruttorio compiuta dal giudice di merito, ma solo se si alleghi che quest’ultimo abbia posto a base della decisione prove non dedotte dalle parti, ovvero disposte d’ufficio al di fuori dei limiti legali, o abbia disatteso, valutandole secondo il suo prudente apprezzamento, delle prove legali, ovvero abbia considerato come facenti piena prova, recependoli senza apprezzamento critico, elementi di prova soggetti invece a valutazione” (Cass. n. 1129 del 2019).

6. In estrema sintesi, il ricorso va dichiarato inammissibile senza necessità di provvedere sulle spese stante la mancata costituzione in giudizio delle parti intimate.

7. Rilevato che risulta soccombente una parte ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato per essere amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater (Cass., Sez. 6 – L, Ordinanza n. 1778 del 29/01/2016, Rv. 638714).

P.Q.M.

dichiara il ricorso inammissibile.

Così deciso in Roma, il 10 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 8 marzo 2021

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