Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6357 del 05/03/2020

Cassazione civile sez. VI, 05/03/2020, (ud. 18/12/2019, dep. 05/03/2020), n.6357

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. RIVERSO Roberto – rel. Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24083-2017 proposto da:

F.F., in proprio e nella qualità di Amministratore della

cessata NUOVA FAOS SRL, elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZALE

CLODIO 56, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI BONACCIO,

rappresentati e difesi dall’avvocato MARIO DEL PRETE;

– ricorrenti-

contro

DIREZIONE ORA ISPETTORATO TERRITORIALE DEL LAVORO DI PESARO E URBINO;

– intimato –

avverso la sentenza n. 84/2017 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 02/05/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 18/12/2019 dal Consigliere Relatore Dott. RIVERSO

ROBERTO.

Fatto

RILEVATO

CHE:

la Corte d’appello di Ancona sez. lavoro, con sentenza n. 84/2017, ha rigettato il gravame proposto da F.F. avverso la sentenza che aveva respinto la sua opposizione all’ordinanza ingiunzione con cui la Direzione Provinciale del Lavoro di Pesaro-Urbino gli aveva ingiunto il pagamento di Euro 63.340 a titolo di sanzioni amministrative per violazioni inerenti la disciplina e la tutela del lavoro ovvero della L. n. 4 del 1953, artt. 1 e 2, per aver consegnato a 112 lavoratori prospetti paga infedeli in quanto mancanti delle ore di lavoro straordinario effettuato nell’anno 2006 per un totale di 838 prospetti paga; e per aver consegnato a 148 lavoratori prospetti paga infedeli mancanti delle ore di lavoro straordinario effettuato nell’anno 2007 per un totale di 772 prospetti paga.

Avverso la sentenza F.F. ha proposto ricorso per cassazione deducendo tre motivi, illustrati da successiva memoria. La Direzione Provinciale (ora Ispettorato Territoriale) del Lavoro di Pesaro-Urbino è rimasta intimata.

E’ stata comunicata la proposta del giudice relatore unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1.- con il primo motivo il ricorso lamenta violazione e/o falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, art. 8 e della L. n. 4 del 1953, art. 5,: erroneità della statuizione che, da un lato affermava la correttezza dell’applicazione della L. n. 689 del 1981, art. 8, comma 1 (riconoscimento di un’unica condotta illecita nei confronti di ciascun lavoratore interessato a prescindere dal numero dei prospetti-paga, con un aumento dell’unica sanzione così individuata del triplo) e, dall’altro, asseriva la legittimità della contemporanea applicazione del cumulo materiale nella misura in cui la sanzione pecuniaria così ottenuta è stata moltiplicata per il numero dei lavoratori interessati.

2.- Col secondo motivo il ricorso deduce violazione falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, mancanza di motivazione in relazione alla statuizione che afferma la correttezza dell’applicazione della L. n. 689 del 1981, art. 8, comma 1, in relazione alle condotte di consegna dei diversi prospetti paga infedeli al singolo lavoratore interessato e non con riguardo a quelle di identico contenuto riguardanti tutti i dipendenti dell’azienda.

3.- Col terzo motivo il ricorso deduce la violazione e/o falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, art. 8 e della L. n. 4 del 1995, art. 5, erroneità della statuizione che nega l’applicazione della continuazione ritenendo la violazione eccentrica alla materia della previdenza assistenza obbligatoria.

4.- I primi due motivi di ricorso, da affrontare insieme per il contenuto delle censure, sono infondati, dovendosi osservare come al ricorrente sia stata irrogata un’unica sanzione amministrativa per ogni lavoratore a cui si riferivano le violazioni contestate; considerando, quindi, l’omissione contestata (concernente l’omessa indicazione delle ore di lavoro straordinario in busta paga) in modo unitario per singolo lavoratore, pur se protratta nel tempo, con un aumento sino al triplo della sanzione base, in considerazione della commissione di identiche violazioni protratte nel tempo nei confronti dello stesso lavoratore. Non è stato invece applicato il cumulo materiale con l’irrogazione di altrettante sanzioni corrispondenti al numero dei prospetti paga infedeli consegnati ai singoli lavoratori.

5.- Ora, secondo la prospettazione azionata con il ricorso, la condotta attiva posta in essere dal ricorrente – consistente nella consegna mensile, protrattasi nell’arco delle due annualità, di documenti carenti dell’indicazioni delle ore straordinarie prestate dal singolo dipendente sarebbe stata da considerare invece unica, non solo nei confronti del singolo lavoratore, ma anche nei confronti della pluralità dei lavoratori (“non si comprende la ragione per la quale la medesima azione riguardata dall’angolo visuale della pluralità dei lavoratori non dovrebbe atteggiarsi parimenti come unica” soprattutto se si pone mente al fatto per cui prospetti paga vengono rimesse agli interessati al momento della corresponsione della retribuzione è quindi consegnati mensilmente a tutti i dipendenti nello stesso momento”).

6.- Si tratta di una pretesa destituita di fondamento dal momento che nell’illecito amministrativo in questione l’unitarietà della condotta va commisurata in relazione al soggetto passivo (ogni singolo lavoratore) ed al bene protetto (ogni singolo prospetto paga in relazione alle competenze maturate nel periodo che esso è destinato ad attestare fedelmente). Onde si rivela priva di qualsiasi supporto logico e normativo la pretesa di accomunare tutte le attestazioni infedeli commesse nei confronti di una pluralità di autonomi e distinti titolari dei beni protetti, come se si trattasse di un’unica violazione.

7.- Priva di contraddizione risulta perciò (ma soprattutto priva di interesse) la censura relativa all’asserita contraddizione della sentenza, che – in un’ottica di maggiore favore per il responsabile – ha applicato il cumulo giuridico previsto dalla L. n. 689 del 1981, art. 8, comma 1, considerando come unica la condotta commessa, appunto, nei confronti di ogni singolo lavoratore ed applicando il cumulo giuridico per la reiterazione della medesima violazione nei confronti del singolo lavoratore.

8.- Ed invero una diversa commisurazione della sanzione avrebbe potuto portare semmai al cumulo materiale in base ad ogni singola omissione; ma non certamente unificare, come se si trattasse di un’unica azione od omissione, le distinte condotte relative alla reiterata e protratta consegna infedele di prospetti paga a molteplici lavoratori.

9.- Il terzo motivo è del pari privo di fondamento. La tesi sostenuta dal ricorrente è infatti contraria al tenore testuale della L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 8, che contempla l’istituto della continuazione solo per le violazioni di legge “in materia di previdenza ed assistenza obbligatorie”. Ed è inoltre contraria alla giurisprudenza di questa Corte che con orientamento consolidato ed assolutamente uniforme (v. Cassazione nn. 24655/2008, 5252/2011, 21203/2011) ha escluso l’applicabilità della disciplina della continuazione prevista dall’art. 8 cit. alle violazioni in materia di tutela del lavoro; come indubbiamente è quella di cui discute, prevista dalla L. n. 4 del 1953, art. 5, atteso che il precetto è destinato a tutelare l’interesse di ciascun lavoratore ad essere informato della retribuzione spettante e ricevuta in relazione al lavoro svolto.

10.- La L. n. 689 del 1981, art. 8, in esame disciplina l’istituto del cumulo giuridico in tema di sanzioni amministrative, con due disposizioni distinte. Al comma 1, prevede che chi con un’azione od omissione viola diverse disposizioni o commette più violazioni della stessa disposizione (concorso formale), soggiace alla sanzione prevista per la violazione più grave, aumentata sino al triplo (c.d. cumulo giuridico). Al comma 2, estende la disciplina del comma 1, all’ipotesi di più violazioni della stessa o di diverse disposizioni di legge commesse con più azioni od omissioni (concorso materiale), limitatamente però alla materia di previdenza e di assistenza obbligatoria. Se ne deduce che il cumulo giuridico è previsto dall’art. 8 nelle sole ipotesi di concorso formale (omogeneo od eterogeneo) tra le violazioni contestate (per le sole ipotesi, cioè, di violazioni plurime, commesse però con un’unica azione od omissione), nonchè nell’ipotesi di concorso materiale (di concorso, cioè, tra violazioni commesse con più azioni od omissioni) per le violazioni in materia di previdenza di assistenza obbligatorie. Non è viceversa ammesso il cumulo giuridico in caso di concorso materiale in materie diverse, come per la presente violazione delle norme in materia di prospetto paga.

11.- Nè può ritenersi applicabile a tale ultima ipotesi, in via analogica, la normativa dettata dall’art. 81 c.p., in tema di continuazione tra reati, sia perchè la L. n. 689 del 1981, art. 8, prevede espressamente tale possibilità soltanto per le violazioni in materia di previdenza e assistenza (con conseguente evidenza dell’intento del legislatore di non estendere la disciplina del cumulo giuridico agli altri illeciti amministrativi), sia perchè la differenza morfologica tra illecito penale ed illecito amministrativo non consente che, attraverso un procedimento di integrazione analogica, le norme di favore previste in materia penale vengano “tout court” estese alla materia degli illeciti amministrativi. Tale normativa è stata ritenuta peraltro costituzionalmente legittima dalla Corte Costituzionale, con ordinanza 421 del 1987, la quale ha rilevato, tra l’altro, che l’istituto della continuazione si fonda sulla esistenza di un medesimo disegno criminoso, per il cui accertamento si richiede una indagine psicologica, irrilevante invece per l’illecito amministrativo, come si desume dalla L. n. 689 del 1981, art. 3, che richiede solo una condotta cosciente e volontaria, indipendentemente dal dolo o dalla colpa.

12.- La legge riferisce la sanzione irrogata a ciascuna persona occupata nel lavoro alla quale la contravvenzione si riferisce, mentre non prevede (come invece in altri casi come ad es. il D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758, art. 6, per i riposi prevedendo sanzioni di diversa gravità per gruppi di lavoratori) alcuna disposizione che consenta di riferire la sanzione all’insieme dei lavoratori.

13.- A nulla rileva neppure la sentenza citata in ricorso (Cass. n. 20190 del 22/07/2008) la quale, in relazione alla peculiare disciplina del condono, ha affermato l’esistenza della connessione tra la disciplina in materia di prospetti paga e la materia previdenziale. Trattasi di altra questione e di differente disciplina volta a dare rilievo anche alla connessione ai fini del condono.

14.-. Le considerazioni sin qui svolte impongono dunque il rigetto del ricorso. Nulla va disposto per le spese non avendo l’intimato svolto attività difensiva.

15.- Sussistono i presupposti processuali di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello se dovuto per il ricorso.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla spese. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, si da atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello se dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 18 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 5 marzo 2020

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