Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6340 del 10/03/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 10/03/2017, (ud. 10/01/2017, dep.10/03/2017),  n. 6340

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21092/2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

MT GESTIONI SRL, P.I. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA GIOVINE

ITALIA, 7, presso lo studio dell’avvocato RICCARDO CARNEVALI, che la

rappresenta e difende unitamente agli avvocati PIETRO ARCANGELI,

EDOARDO CESARI, GIOVANNI VEZZOLI, ELISABETTA PIROMALLI, giusta

procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 443/64/2015 emessa il 27/01/2016 della

COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE DI MILANO, SEZIONE DISTACCATA di

BRESCIA, depositata il 10/02/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 10/01/2017 dal Consigliere Dott. PAOLA VELLA.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. si tratta di cartella di pagamento con recupero a tassazione del credito emergente dalla dichiarazione Iva anno 2008 (per l’anno 2007), a seguito di correzione dell’errore contenuto nella dichiarazione Iva 2007 (per l’anno 2006) a mezzo dichiarazione integrativa del 29/6/2011 (successiva alla notifica della cartella), ritenuta tardiva;

2. i giudici d’appello hanno negato rilievo alla tardività dell’emenda, a fronte della non contestata spettanza del credito Iva in questione, pena il verificarsi di un prelievo fiscale indebito;

3. la ricorrente lamenta la violazione del D.P.R. n. 322 del 1998, art. 2, comma 8-bis, poichè la dichiarazione integrativa “a favore” del contribuente sarebbe ammissibile solo entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo;

4. all’esito della Camera di consiglio, il Collegio ha disposto l’adozione della motivazione in forma semplificata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

5. il ricorso è manifestamente infondato, avendo questa Corte di recente chiarito che, indipendentemente dalle modalità e dai termini di cui alla dichiarazione integrativa prevista dal D.P.R. n. 322 del 1998 – ossia: 1) il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo, ex art. 2, comma 8 bis, per emendare errori od omissioni che abbiano determinato l’indicazione di un maggior reddito o, comunque, di un maggior debito d’imposta o di un minor credito; 2) i termini stabiliti dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43, per emendare errori od omissioni in grado di determinare un danno per l’amministrazione; 3) il termine di decadenza di quarantotto mesi dalla data del versamento, per il rimborso di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38 – in ogni caso “il contribuente, in sede contenziosa, può sempre opporsi alla maggiore pretesa tributaria dell’amministrazione finanziaria, allegando errori, di fatto o di diritto, commessi nella redazione della dichiarazione, incidenti sull’obbligazione tributaria” (Cass. Sez. U. 30/06/2016, n. 13378), e ciò anche a fronte di pretesa tributaria azionata dal fisco “con diretta iscrizione a ruolo a seguito di mero controllo automatizzato”, purchè sia fornita la prova delle circostanze allegate (in senso conforme v. già Cass. nn. 21740/15, 10775/15, 26198/14, 3754/14, 2226/11); peraltro nel caso di specie non risultano prospettate in ricorso ulteriori questioni che intercettino i canoni elaborati dalle Sezioni Unite di questa Corte con le sentenze nn. 17757 e 17758 del 2016;

6. la rilevanza del recente intervento nomofilattico giustifica l’integrale compensazione delle spese processuali tra le parti;

7. risultando soccombente una parte ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato, in quanto amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater (Cass. Sez. U. sent. n. 9338/14; conf. Cass. sez. 6-L, ord. n. 1778/16 e Cass. 6-T, ord. n. 18893/16).

PQM

Rigetta il ricorso. Compensa integralmente le spese processuali.

Così deciso in Roma, il 10 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 10 marzo 2017

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