Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6319 del 05/03/2020

Cassazione civile sez. VI, 05/03/2020, (ud. 14/11/2019, dep. 05/03/2020), n.6319

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – rel. Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

Dott. GORGONI Marilena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sul ricorso iscritto a n. 11136-2019 proposto da:

P.C., domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato TUFANO SABATO;

– ricorrente –

contro

PR.EL., domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa dagli

avvocati M.A., M.V.;

– resistente –

per regolamento di competenza avverso l’ordinanza n. R.G. 1517/2019

del TRIBUNALE di NOLA, depositata in data 8/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 14/11/2019 dal Consigliere Relatore Dott. SCRIMA

ANTONIETTA;

lette le conclusioni scritte del PUBBLICO MINISTERO in persona del

SOSTITUTO PROCURATORE GENERALE DOTT. T. BASILE che chiede

l’inammissibilità o in subordine il rigetto del ricorso.

Fatto

CONSIDERATO

Che:

P.C. ha proposto ricorso per regolamento di competenza, nei confronti di Pr.El. e avverso l’ordinanza del Tribunale di Nola n. R.G. 1517/2019, depositata in data 8/03/2019 e pronunciata nell’ambito del procedimento di sfratto per morosità;

P.E. ha depositato memoria difensiva nonchè ulteriore memoria ex art. 380-ter c.p.c.;

il P.G. ha concluso per l’inammissibilità o, in subordine, il rigetto del ricorso.

Diritto

RILEVATO

Che:

Pr.El., premesso di aver concesso in locazione, con contratto stipulato in data 1 settembre 2014, a P.C., un fabbricato sito in (OMISSIS), composto di tre appartamenti, intimò sfratto per morosità alla conduttrice, convenendola per la convalida dinanzi al Tribunale di Nola;

l’intimata si costituì opponendosi alla convalida, eccependo l’insufficienza della prova circa il suo asserito inadempimento in relazione ai pretesi canoni non versati, la sussistenza di gravi motivi ostativi alla pronuncia dell’ordinanza di rilascio ex art. 665 c.p.c., il difetto di prova per l’ingiunzione di pagamento ex art. 664 c.p.c., nonchè la pendenza di altro giudizio (NRG 493/2019) tra le medesime parti nonchè la Venere s.a.s., dinanzi al medesimo Tribunale, relativo ad altro contratto di locazione stipulato in data 17 settembre 2001 tra la predetta società e la Prisco, inerente al medesimo immobile, giudizio nel quale, tra l’altro, era stato chiesto di dichiararsi nullo simulato o inefficace il contratto del 1 settembre 2014, sopra richiamato; la Pranzo chiese, pertanto, per quanto rileva in questa sede, la cancellazione della causa di sfratto dal ruolo, sussistendo litispendenza con l’altra causa già richiamata;

l’intimante impugnò le eccezioni e le difese dell’intimata;

il Tribunale ordinario di Nola, con l’ordinanza impugnata in questa sede, ordinò alla Pranzo di rilasciare, libero da persone e cose, in favore dell’intimante, l’immobile in questione; dispose il mutamento del rito ai sensi dell’art. 667 c.p.c.; fissò all’uopo l’udienza ex art. 420 c.p.c., assegnando i termini per l’integrazione degli atti introduttivi e per introdurre il procedimento di mediazione e si riservò di valutare alla successiva udienza la possibilità di disporre a riunione di quel procedimento con quello avente NRG 493/2019;

con il ricorso per regolamento di competenza all’esame sostiene P.C. che “la contemporanea pendenza del giudizio di opposizione alla convalida dello sfratto con il giudizio (anteriore) (avente) ad oggetto la pronuncia di simulazione del contratto in forza del quale la convalida dello sfratto è stata domandata (simulazione, peraltro, espressamente domandata in sede di opposizione allo sfratto) rientra pacificamente nell’ipotesi di litispendenza e/continenza di cause” e che, pertanto, il Giudice dello sfratto, successivamente adito, non avrebbe potuto adottare l’ordinanza provvisoria di rilascio ma avrebbe dovuto disporre la cancellazione della causa dal ruolo ai sensi degli artt. 39-40 c.p.c.;

considerato che:

questa Corte ha più volte affermato che l’ordinanza di rilascio dell’immobile ex art. 665 c.p.c., in quanto provvedimento provvisorio inidoneo al giudicato, è destinata a perdere efficacia qualora, all’esito del giudizio che prosegua ai sensi dell’art. 667 c.p.c., oppure di un distinto processo promosso tra le medesime parti ed avente ad oggetto il medesimo rapporto di locazione, e che, pertanto, avverso la stessa non può proporsi neppure ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. (Cass. 14/05/2014, n. 10539; Cass., ord., 26/10/2011, n. 22309, Cass. 19/06/2008, n. 16630);

il provvedimento in parola, come non può considerarsi definitivo ai fini del merito, parimenti deve ritenersi privo dell’attitudine ad assumere rilievo decisorio sulla competenza e al riguardo si evidenzia che questa Corte ha, pure di recente, specificamente affermato che, nel procedimento per convalida di sfratto, la questione di competenza, come ogni altra questione volta a contestare la domanda di merito, può ben essere sollevata già nell’udienza di comparizione, anche al fine di contrastare l’accoglimento dell’eventuale istanza finalizzata a conseguire l’ordinanza di rilascio, ma il suo esame è compiuto in quella sede in funzione della sola decisione su tale domanda incidentale sicchè, un’espressa decisione sulla questione di competenza non può essere qualificata come sentenza, dovendo detta questione essere comunque decisa nel conseguente giudizio a cognizione piena sulla domanda di merito, con la conseguenza che è inammissibile il regolamento di competenza proposto avverso una decisione sulla competenza che sia stata adottata all’esito della fase a cognizione sommaria del suddetto procedimento (Cass., ord., 28/05/2019, n. 14476; v. anche Cass., ord., 18/02/2008, n. 4016);

alla luce di quanto sopra evidenziato, il proposto ricorso per regolamento di competenza è inammissibile;

le spese del presente procedimento, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza;

va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, se dovuto, da parte della ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento, in favore dei resistenti, delle spese del presente procedimento, che liquida in Euro 2.500,00 per compensi, oltre alle spese forfetarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 e agli accessori di legge; ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, se dovuto, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3 della Corte Suprema di Cassazione, il 14 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 5 marzo 2020

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