Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6309 del 08/03/2021

Cassazione civile sez. lav., 08/03/2021, (ud. 11/11/2020, dep. 08/03/2021), n.6309

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – rel. Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 20319/2017 proposto da:

M.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA LORENZO

VALLA n. 18, presso lo studio dell’avvocato LUCA MARAGLINO,

rappresentato e difeso dagli avvocati MICHELE IMPERIO, TOMMASO

GERMANO;

– ricorrente –

contro

I.P.R.E.S. – ISTITUTO PUGLIESE DI RICERCHE ECONOMICHE E SOCIALI DI

BARI, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CRESCENZIO n. 91, presso lo

studio dell’avvocato CLAUDIO LUCISANO, rappresentato e difeso dagli

avvocati ELIO VULPIS, ANTONIO DE FEO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1054/2017 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 19/06/2017 R.G.N. 1420/2016;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

11/11/2020 dal Consigliere Dott. AMELIA TORRICE;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

VISONA’ Stefano, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato CLAUDIO LUCISANO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con la sentenza n. 1054 del 19 giugno 2017 la Corte di Appello di Bari ha confermato la sentenza di primo grado che, in accoglimento dell’opposizione all’esecuzione proposta dall’IRPES (Istituto Pugliese di Ricerche Economiche Sociali), aveva dichiarato l’insussistenza del diritto di M.G. di procedere in via esecutiva per l’esecuzione dell’ordine di riassunzione contenuto nella sentenza n. 12679 del 2003 del Tribunale di Bari che, dichiarata l’illegittimità del licenziamento del M., dipendente dell’IRPES, aveva ordinato a quest’ultimo la riassunzione ovvero il pagamento di quattro mensilità dell’ultima retribuzione.

2. Avverso questa sentenza M.G. ha proposto ricorso per cassazione affidato a cinque motivi, al quale l’IRPES ha resistito con controricorso. Entrambe le parti hanno depositato memorie.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Sintesi dei motivi.

Il ricorrente denuncia:

3. con il primo motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, omessa insufficiente contraddittoria motivazione e violazione e falsa applicazione dell’art. 324 c.p.c., per erronea affermazione di giudicato formale esterno; asserisce che la sentenza n. 3054/2012 della Corte di Appello di Bari non è passata in giudicato perchè impugnata da esso ricorrente con ricorso n. 26291/2012;

4. con il secondo motivo, ai sensi dell’art. 360, comma 1, nn. 3 e 5, omessa e insufficiente o contraddittoria motivazione e violazione e falsa applicazione dell’art. 618 bis c.p.c., comma 2, come modificato dalla L. n. 52 del 2006; imputa alla Corte territoriale di “non avere fornito alcuna motivazione al provvedimento emesso in sede cautelare a favore del lavoratore e sul conseguente comportamento omissivo e sul diniego espresso dal soggetto datoriale dinanzi all’Ufficiale giudiziario per non avere riammesso in servizio il lavoratore illegittimamente licenziato, e, per l’altro verso per avere ritenuto ammissibile l’opposizione all’esecuzione riproposta dall’IRPES che era stata precedentemente rigettata e delibata in sede di opposizione a precetto e di Collegio del reclamo”;

5. con il terzo motivo, ai sensi dell’art. 360, comma 1, nn. 3 e 5, omessa e insufficiente o contraddittoria motivazione e violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 6, comma 2, sull’esenzione delle somme risarcitorie derivanti da danno emergente;

6. con il quarto motivo, ai sensi dell’art. 360, comma 1, nn. 3 e 5, omessa e insufficiente o contraddittoria motivazione e violazione e falsa applicazione dell’art. 1287 c.c., comma 1; asserisce che la somma corrisposta dall’IRPES è stata percepita a titolo di acconto e non può considerarsi adempimento dell’obbligo “contenuto nel dispositivo della sentenza di condanna de qua, poichè la stessa ha natura alimentare e fonte di sostentamento personale e familiare e…non incide sull’obbligazione alternativa prevista in sentenza e disciplinata ex art. 1285 c.c….spetta al creditore/lavoratore l’esercizio della facoltà di scelta, in forza dell’art. 1287 c.c., comma 1, sulla decadenza dal beneficio da parte del debitore/datore di lavoro, giacchè, quest’ultimo non ha eseguito nè l’una nè l’altra delle due prestazioni dovute in subordine dell’obbligazione alternativa in esecuzione della sentenza di condanna de qua”.

7. Con il quinto motivo, ai sensi dell’art. 360, comma 1, nn. 3 e 5, omessa e insufficiente o contraddittoria motivazione e violazione ed elusione del giudicato da parte del datore di lavoro pubblico disciplinato dalla L. n. 241 del 1990, art. 21 septies, comma 2 e dall’art. 2909 c.c., per adozione di atti nulli e comportamento ostativo di I.P.R.E.S. in elusione del giudicato formatosi sulla sentenza del Tribunale di Bari 30 settembre 2003 di illegittimità del licenziamento e dell’ordine di riassunzione del lavoratore, per non avere la Corte territoriale accertato la nullità del provvedimento adottato dall’IRPES per l’opzione dell’azione risarcitoria.

Esame dei motivi.

Il ricorso è inammissibile.

8. La Corte territoriale ha ritenuto che sulla consunzione del titolo esecutivo si era formato giudicato esterno, ravvisandolo sia nella sentenza della Corte di Appello di Bari n. 3054/2012, che aveva dichiarato l’insussistenza del diritto del M. di procedere all’esecuzione e aveva escluso la sussistenza del diritto del medesimo di procedere in danno dell’IRPES per la restituzione della somma corrispondente alla trattenuta fiscale, sia nella sentenza della medesima Corte di Appello n. 5292 del 2012, nella quale era stato statuito che l’accettazione della somma di Euro 5581,00 a titolo di indennità sostitutiva e l’avvio del giudizio esecutivo escludevano che il titolo azionato in giudizio conservasse ancora una sua efficacia ai fini dell’esecuzione dell’obbligo di assunzione.

9. Essa, inoltre, precisato che il giudice dell’esecuzione non può modificare la portata del titolo esecutivo, nella specie costituito dalla sentenza n. 1269/2003 che aveva escluso la tutela reintegratoria reale, ha rilevato che con la sentenza n. 5292/2012 la Corte di Appello di Bari aveva affermato che le questioni relative alla natura dell’IRPES, al tipo di tutela, e al diritto di difesa avrebbero dovuto essere oggetto di impugnazione ed erano precluse dal passaggio in giudicato di tale sentenza.

10. Ebbene, le censure formulate nei cinque motivi di ricorso non aggrediscono la statuizione con la quale la Corte territoriale ha affermato che la consunzione del diritto del M. di procedere in via esecutiva conseguiva al giudicato esterno costituito dalla sentenza della Corte di Appello di Bari n. 5292 del 2012.

11. Sicchè, su tale statuizione si è formato il giudicato (Cass. Sez. Un. 7931/2013; Cass. n. 28523/2017, Cass. n. 2108/2012).

12. Va, inoltre, rilevato che la sentenza della Corte di Appello di Bari n. 3054/2012, che, come affermato nella sentenza impugnata, aveva dichiarato l’insussistenza del diritto del M. di procedere all’esecuzione e aveva escluso la sussistenza del diritto del medesimo di procedere in danno dell’IRPES per la restituzione della somma corrispondente alla trattenuta fiscale, ha ormai acquisito anch’essa autorità di giudicato a seguito della sentenza di questa Corte n. 28523 del 2017 (sulla rilevabilità nel giudizio di cassazione del giudicato esterno nell’ipotesi in cui il giudicato si sia formato successivamente alla pronuncia della sentenza impugnata cfr. Cass. Sez. Un. 2735/2017), che ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso proposto dal M. (sulla scorta di censure in gran parte coincidenti con quelle formulate nel ricorso in esame) avverso la sentenza della Corte di Appello di Bari n. 3054/2012.

13. In conclusione, va dichiarata l’inammissibilità del ricorso.

14. Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.

15. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

PQM

La Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso.

Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 5.000,00 per compensi professionali, Euro 200,00 per esborsi, oltre 15% per rimborso spese generali forfetarie, oltre IVA e CPA

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 11 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 8 marzo 2021

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