Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6290 del 10/03/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 10/03/2017, (ud. 07/04/2016, dep.10/03/2017),  n. 6290

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NOBILE Vittorio – Presidente –

Dott. VENUTI Pietro – Consigliere –

Dott. MANNA Antonio – Consigliere –

Dott. NEGRI DELLE TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 1308-2011 proposto da:

M.G. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA TARO 25 (STUDIO MAGARAGGIA), presso lo studio dell’avvocato

FRANCESCO VINCENZO PAPADIA, che lo rappresenta e difende giusta

delega in atti;

– ricorrente –

contro

RETE FERROVIARIA ITALIANA – SOCIETA’ PER AZIONI S.P.A. (già FERROVIE

DELLO STATO SOCIETA’ DI SERVIZI E TRASPORTI PER AZIONI) C.F.

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA S. MARIA MEDIATRICE 1, presso

lo studio dell’avvocato FEDERICO BUCCI, che la rappresenta e difende

giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3921/2009 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 29/12/2009 r.g.n. 4084/2007;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

07/04/2016 dal Consigliere Dott. LEO GIUSEPPINA;

udito l’Avvocato PAPADIA FRANCESCO VINCENZO;

udito l’Avvocato ARPINO MARIO per delega Avvocato BUCCI FEDERICO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CERONI FRANCESCA, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte territoriale di Bari, con sentenza depositata il 28 dicembre 2009, rigettava il gravame proposto da M.G., dipendente della Rete Ferroviaria Italiana S.p.A., avverso la pronunzia resa dal Tribunale della stessa sede il 31 ottobre 2006 che aveva respinto la domanda del M. – volta a fare riconoscere la dipendenza da causa di servizio delle infermità di cui era portatore – ed aveva dichiarato la decadenza, per tardività ai sensi del D.M. n. 2716 del 1958, art. 38, della domanda proposta dal ricorrente, nei confronti della società datrice di lavoro.

Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso il M. articolando due motivi.

La Rete Ferroviaria S.p.A. ha resistito con controricorso ed ha depositato altresì memoria ai sensi dell’art. 378 del codice di rito.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo il ricorrente denuncia, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione e falsa applicazione degli artt. 112 e 113 c.p.c.; art. 2697 c.c.; D.M. n. 2716 del 1958, art. 38, e D.P.R. n. 2716 del 1967, art. 36; ed altresì vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, non avendo la Corte di merito motivato in ordine alla presunta tardività della domanda iniziale per intervenuta decadenza del termine semestrale, poichè il D.P.R. n. 2716 del 1967, art. 36, come il D.M. n. 2716 del 1958, art. 38, prevedono che “l’impiegato civile che abbia contratto infermità, per farne accertare l’eventuale dipendenza da causa di servizio deve, entro sei mesi dalla data in cui si è verificato l’evento dannoso o da quello in cui ha avuto conoscenza dell’infermità, presentare domanda scritta all’amministrazione dalla quale direttamente dipende indicando direttamente la natura dell’infermità, le circostanze che vi concorsero, le cause che la produssero…”, mentre la Corte territoriale non avrebbe censurato le illogiche motivazioni del primo Giudice che, del tutto immotivatamente, avrebbe ritenuto che il M. avesse conoscenza della gravità della patologia che lo affliggeva “da un’epoca di gran lunga risalente…”, accogliendo l’eccezione della società datrice di lavoro sollevata circa la intempestività della domanda. In tal modo, la corte di merito avrebbe anche violato gli artt. 112 e 113 c.p.c., per omessa motivazione.

1.1. Il motivo è inammissibile nella parte in cui viene invocato l’art. 360 c.p.c., n. 5, poichè l’invocazione non è accompagnata dall’indicazione del fatto decisivo e discusso tra le parti asseritamente trascurato dalla sentenza impugnata.

Peraltro, la questione della decadenza, in sostanza, è stata assorbita dalla decisione della Corte d’appello, che “in radice” ha rigettato la domanda “in quanto inammissibile”.

2. Con il secondo motivo, allegando, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione degli artt. 414 e 434 c.p.c., il M. lamenta che la Corte di merito abbia sancito la inammissibilità della domanda di riconoscimento della dipendenza da cause o concause di servizio della infermità denunciata dal dipendente reputando che sia inammissibile la domanda volta ad ottenere il mero accertamento di un fatto, cioè la dipendenza di una infermità da causa di servizio, in relazione al quale non si chieda la condanna all’esecuzione di una specifica prestazione, bensì genericamente l’accertamento di un diritto alle relative indennità nella misura di giustizia.

2.1. Questo motivo è inammissibile per indeterminazione, poichè il ricorrente denuncia la pretesa violazione degli artt. 414 e 434 c.p.c., che attengono all’astratto contenuto degli atti introduttivi dei gradi di merito, in ordine ai quali la Corte di merito non ha rilevato alcuna carenza dei requisiti necessari dell’atto introduttivo, ma soltanto, con adeguata motivazione e con pertinente richiamo alla giurisprudenza della Suprema Corte (cfr., Cass. N. 3905/03), il difetto di interesse ad agire poichè viene richiesta non la condanna della parte convenuta, ma un mero accertamento di fatto – l’accertamento del nesso di causalità tra le patologie lamentate e l’attività lavorativa svolta; e ciò in violazione degli artt. 24 e 111 Cost..

Deve, dunque, affermarsi, per tutte le considerazioni che precedono, che i motivi articolati non sono idonei a scalfire le argomentazioni cui è pervenuta la Corte di merito. Il ricorso deve, pertanto, essere respinto.

Le spese del giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 3.100,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% ed accessori come per legge.

Così deciso in Roma, il 7 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 10 marzo 2017

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