Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6286 del 05/03/2020

Cassazione civile sez. lav., 05/03/2020, (ud. 29/10/2019, dep. 05/03/2020), n.6286

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25903/2014 proposto da:

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI GENOVA, in persona del legale

rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia in ROMA, alla VIA

DEI PORTOGHESI 12;

– ricorrente –

contro

S.A.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 173/2014 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 29/04/2014 R.G.N. 494/2013.

Fatto

RILEVATO

che:

1. con ricorso al Tribunale di Genova S.A. conveniva in giudizio l’Università degli studi di Genova, chiedendo il pagamento delle differenze retributive asseritamente spettanti in relazione ad un rapporto di lavoro subordinato di fatto intercorso con la controparte, tra il 1992 ed il 2009, a fronte di fittizi contratti di co.co.co. e, nell’ultimo periodo, di un’illecita intermediazione nel rapporto di lavoro da parte della M&B Ambienti s.r.l. oltre al pagamento dei contributi previdenziali ovvero in subordine al risarcimento del danno pensionistico;

2. il Tribunale accoglieva la domanda e, accertata la natura subordinata dei rapporti, dichiarava, ex art. 2126 c.c., il diritto della S. alle differenze retributive – nel limite della eccepita prescrizione quinquennale, tra quanto riscosso a titolo di prestazione coordinata e continuativa e quanto alla medesima spettante se fosse stata inquadrata nella categoria B del c.c.n.l., condannava l’Università a versare i contributi previdenziali per il periodo aprile 1999 – novembre 2009 nonchè al pagamento di una somma, variabile a seconda che l’Inpdap avesse accettato o meno il versamento dei contributi prescritti, contenente sia i ratei di pensione perduti, sia un importo pari ai costi di riscatto e costituzione di rendita vitalizia sostitutiva ai sensi della L. n. 1338 del 1962, art. 13;

3. la Corte territoriale, decidendo sull’impugnazione proposta dall’Università di Genova, in riforma della decisione di primo grado, condannava l’Università al pagamento in favore di S.A. della minor somma di Euro 31.391,36 a titolo di differenze retributive, alla regolarizzazione contributiva per il periodo dall’aprile al novembre 2009, al pagamento della somma di Euro 120.960,96 a titolo di danno pensionistico;

3.1. riteneva la Corte territoriale condivisibile la ricostruzione del Tribunale in merito alla natura subordinata del rapporto intercorso tra l’Università e la S. e ciò sia con riferimento ai periodi di cui ai rapporti di lavoro a termine sia con riferimento al periodo (dall’agosto 2008 al novembre 2009) in cui la S. era stata formalmente inquadrata come lavoratrice (occasionale prima e poi, per mai svolte – in quel periodo – mansioni di mera addetta alle pulizie, a tempo indeterminato parziale) della M & B Ambiente s.r.l.;

3.2. affermava, invece, che non vi fosse sufficiente prova dell’effettivo svolgersi di lavorazioni nel periodo dal 1.1.2006 al 31.3.2007;

3.3. confermava, poi, il riconoscimento delle progressioni orizzontali ritenendo che il valore della prestazione resa, per il quale è dovuto il compenso, dovesse essere apprezzato sulla base di tutti i dati rivenienti dalla contrattazione collettiva, ivi compresi quelli inerenti la progressione retributiva in ragione del maturare dell’anzianità di servizio;

3.4. considerava che, rispetto al periodo successivo all’entrata in vigore della L. n. 335 del 1995, fosse esclusa la possibilità di versare la contribuzione per le annate prescritte sussistendo un pieno adeguamento del sistema contributivo pubblico alla disciplina della contribuzione privata, ove appunto il principio di automaticità delle prestazioni trova limite nella prescrizione contributiva (R.D.L. n. 636 del 1939, art. 27, come modificato dalla L. n. 153 del 1969, art. 40);

riteneva, pertanto, prescritti e non regolarizzabili i contributi relativi al periodo dal 1.1.1996 al 31.12.2006 e dal 1.4.2007 al 31.8.2009 (13 anni e 4 mesi);

3.5. determinava, poi, sulla base di apposta c.t.u. il danno pensionistico in Euro 120.960,96;

2. avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’Università degli Studi di Genova con due motivi;

3. S.A. è rimasta intimata;

4. non sono state depositate memorie.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 9, nonchè violazione e falsa applicazione dell’art. 2126 c.c.;

sostiene che non potesse l’Università subire la condanna alla ricostituzione della posizione previdenziale (quale conseguenza dell’applicazione dell’art. 2126 c.c. e del riconoscimento della natura subordinata dei rapporti di lavoro) ed altresì la condanna al risarcimento del danno pensionistico;

rileva che solo dal deposito della sentenza potesse decorrere il termine di prescrizione, se ritenuto applicabile al pubblico impiego;

sostiene che non potesse essere applicata la disciplina dell’omesso versamento contributivo non sussistendo fino alla sentenza alcun obbligo di versamento contributivo;

2. con il secondo motivo la ricorrente denuncia laviolazione degli artt. 97 e 98 Cost., art. 2126 c.c., nonchè omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio;

lamenta che il calcolo del risarcimento del danno sia stato effettuato utilizzando come parametro il c.c.n.l. e non l’art. 36 Cost. e richiama il precedente di questa Corte (Cass. 7 febbraio 2012, n. 2932) in materia di lavoro giornalistico;

3. il ricorso deve essere dichiarato inammissibile;

3.1. le Sezioni Unite di questa Corte hanno affermato che: “La produzione dell’avviso di ricevimento del piego raccomandato contenente la copia del ricorso per cassazione spedita per la notificazione a mezzo del servizio postale ai sensi dell’art. 149 c.p.c., o della raccomandata con la quale l’ufficiale giudiziario dà notizia al destinatario dell’avvenuto compimento delle formalità di cui all’art. 140 c.p.c., è richiesta dalla legge esclusivamente in funzione della prova dell’avvenuto perfezionamento del procedimento notificatorio e, dunque, dell’avvenuta instaurazione del contraddittorio. Ne consegue che l’avviso non allegato al ricorso e non depositato successivamente può essere prodotto fino all’udienza di discussione di cui all’art. 379 c.p.c., ma prima che abbia inizio la relazione prevista dal comma 1 della citata disposizione, ovvero fino all’adunanza della corte in Camera di consiglio di cui all’art. 380-bis c.p.c.. In caso, però, di mancata produzione dell’avviso di ricevimento, ed in assenza di attività difensiva da parte dell’intimato, il ricorso per cassazione è inammissibile, non essendo consentita la concessione di un termine per il deposito e non ricorrendo i presupposti per la rinnovazione della notificazione ai sensi dell’art. 291 c.p.c….” (Cass., Sez. Un., 14 gennaio 2008, n. 627; negli stessi termini fra le più recenti Cass. n. 8641/2019, Cass. n. 18361/2018, Cass. n. 17793/2016 e Cass. n. 17794/2016);

3.2. l’Università ricorrente non ha fornito la prova dell’avvenuta notificazione del ricorso, in quanto, al momento dell’iscrizione a ruolo, ha depositato unicamente l’accettazione da parte dell’Ufficio Postale di Roma di “raccomandata di atti per i quali si richiede la notifica a mezzo ufficio postalè da parte dell’Avvocato dello Stato, sottoscritta il 20.10.2014 dall’impiegato postale;

3.3. l’avviso di ricevimento del plico postale, contenente l’atto di impugnazione, non risulta mai depositato, nè in allegato al ricorso, ex art. 149 c.p.c., nella cancelleria di questa Corte, nel termine di giorni venti dalla notificazione (art. 369 c.p.c.) nè, autonomamente e successivamente, con le modalità di cui al capoverso dell’art. 372 c.p.c. e non è quindi provata l’avvenuta ricezione dell’atto da parte dell’intimata;

4. la mancata costituzione della S. esime dal provvedere sulle spese del giudizio di legittimità;

5. va dato atto dell’applicabilità del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, poichè l’obbligo del pagamento dell’ulteriore contributo non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo – ed altrettanto oggettivamente insuscettibile di diversa valutazione – del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, dell’impugnazione, muovendosi, nella sostanza, la previsione normativa nell’ottica di un parziale ristoro dei costi del vano funzionamento dell’apparato giudiziario o della vana erogazione delle pur sempre limitate, risorse a sua disposizione (cosi Cass., Sez. Un., n. 22035/2014).

P.Q.M.

La Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso; nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello prescritto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 29 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 5 marzo 2020

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