Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6267 del 10/03/2017


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Cassazione civile, sez. II, 10/03/2017, (ud. 15/12/2016, dep.10/03/2017),  n. 6267

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Presidente –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 25244/2012 R.G. proposto da:

G.G. & C. s.n.c., – c.f./p.i.v.a. (OMISSIS) – in

persona del legale rappresentante pro tempore G.G.,

nonchè F.C.M.T. – c.f. (OMISSIS) – rappresentati

e difesi in virtù di procura speciale in calce al ricorso

dall’avvocato Giuseppe Nigro ed elettivamente domiciliati in Roma,

al Lungotevere Pietra Papa, n. 185, presso lo studio dell’avvocato

Simona Donati;

– ricorrenti –

contro

CONDOMINIO (OMISSIS), in persona dell’amministratore

D.R.M., D.R.M. – c.f. (OMISSIS) – in proprio,

DI.RA.FR. – c.f. (OMISSIS) – C.R. – c.f. (OMISSIS) –

V.G. – c.f. (OMISSIS) – L.A. – c.f. (OMISSIS) –

P.C. – c.f. (OMISSIS);

– intimati –

avverso la sentenza n. 1232 dei 6/8.10.2011 della corte d’appello di

Catania, Udita la relazione della causa svolta all’udienza pubblica

del 15 dicembre 2016 dal Consigliere Dott. Luigi Abete;

Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. SALVATO Luigi, che ha concluso per il rigetto del

ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso al tribunale di Modica depositato in data 31.5.2005 la ” G.G. & C.” s.n.c. nonchè F.C.M.T., proprietari, rispettivamente, di un locale commerciale al piano terra e di un appartamento al terzo piano dello stabile in (OMISSIS), proponevano impugnazione avverso la Delib. 7 marzo 2005, con cui l’assemblea condominiale aveva approvato il “resoconto” delle spese sostenute per i lavori di risanamento delle balconate ed il relativo “piano di riparto”.

Esponevano che la Delib. pregiudicava i loro interessi e quelli comuni. Chiedevano che il tribunale ne pronunciasse l’annullamento.

Si costituivano D.R.M., in proprio e quale amministratore del condominio, D.R.F., C.R., V.G. ed L.A..

Instavano per il rigetto dell’avversa domanda.

Non si costituiva e veniva dichiarata contumace P.C..

Disposta ed espletata c.t.u., con sentenza n. 399/2007 il tribunale adito rigettava la domanda e condannava i ricorrenti alle spese di lite.

Interponevano appello la ” G.G. & C.” s.n.c. e F.C.M.T..

Resistevano D.R.M., in proprio e quale amministratore dello stabile condominiale, D.R.F., C.R., V.G. ed L.A..

Veniva dichiarata contumace P.C..

Con sentenza n. 1232 dei 6/8.10.2011 la corte d’appello di Catania dichiarava inammissibile il gravame e compensava le spese del grado.

Premetteva la corte che l’appello era stato proposto con ricorso, anzichè, siccome dovevasi, con atto di citazione; altresì che la tempestività del gravame era da riscontrare con riferimento alla data di notifica e non già con riferimento alla data di deposito in cancelleria.

Indi esplicitava che la sentenza di primo grado era stata notificata al procuratore costituito degli appellanti in data 23.10.2007; viceversa il ricorso in appello ed il pedissequo decreto presidenziale, con cui era stata fissata l’udienza del 18.2.2008 per la comparizione delle parti dinanzi al collegio, erano stati notificati agli appellati in data 8/11.1.2008, ben oltre il termine “breve” ex art. 325 c.c., scaduto il 22.11.2007.

Avverso tale sentenza hanno proposto ricorso la ” G.G. & C.” s.n.c. e F.C.M.T.; ne hanno chiesto sulla scorta di tre motivi la cassazione con ogni susseguente statuizione anche in ordine alle spese.

Il condominio dello stabile di (OMISSIS), in persona dell’amministratore D.R.M., D.R.M., in proprio, D.R.F., C.R., V.G., L.A. e P.C. non hanno svolto difese.

I ricorrenti hanno depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo i ricorrenti denunciano ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione dell’art. 168 bis c.p.c., commi 1 e 2 e dell’art. 111 Cost..

Deducono che la corte di merito non si è avveduta che avevano “depositato il ricorso in cancelleria in data 13.11.2007, ovvero ben nove giorni prima dello scadere del termine utile per l’impugnazione (22.11.2007) e che, ciò nonostante, il decreto presidenziale di fissazione dell’udienza di comparizione, di assegnazione dei termini di notifica e di designazione del giudice relatore è stato emesso inspiegabilmente in data 14.12.2007 e depositato in cancelleria il 17.12.2007, cioè dopo oltre un mese dal deposito del ricorso nonchè dall’iscrizione della causa a ruolo e quando, addirittura, il termine breve per l’impugnazione era ormai abbondantemente scaduto” (così ricorso, pagg. 6 – 7).

Deducono quindi che la violazione delle disposizioni di cui al comma 1 ed al comma 2, dell’art. 168 bis c.p.c., ha ad essi impedito nei nove giorni ancora disponibili di attendere alla notifica del ricorso e del pedissequo decreto presidenziale “entro il termine breve di cui all’art. 325 c.p.c., evitando la decadenza dall’appello” (così ricorso, pag. 8) e di “proseguire il giudizio d’appello in applicazione del (…) principio della conservazione degli atti che abbiano raggiunto il loro scopo nel pieno rispetto (…) del contraddittorio tra le parti” (così ricorso, pagg. 8 – 9).

Deducono inoltre che, “facendo affidamento sul decreto presidenziale ed in ossequio allo stesso, hanno introdotto un giudizio di appello che, regolarmente svoltosi dall’inizio alla fine (…) si è concluso dopo quattro anni di atti e formalità processuali con una sentenza (…) in rito” (così ricorso, pag. 9); che in tal maniera la corte distrettuale ha violato la garanzia costituzionale “al giusto processo e ad una sua ragionevole durata” (così ricorso, pag. 9).

Con il secondo motivo i ricorrenti denunciano il vizio di omessa motivazione.

Deducono che la corte territoriale ha omesso “completamente di specificare che il suddetto ricorso è stato depositato in cancelleria in data 13.11.2007 e che l’abnorme decreto presidenziale è stato emesso solo il 14.12.2007” (così ricorso, pag. 10).

Con il terzo motivo i ricorrenti denunciano ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, la violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c..

Deducono che il capo della sentenza con cui è stata disposta la compensazione delle spese, mero corollario dei precedenti capi, “è destinato ad essere travolto dall’annullamento dell’intera sentenza” (così ricorso, pag. 11).

I primi due motivi sono strettamente connessi.

Se ne giustifica la disamina contestuale.

Ambedue i motivi comunque sono destituiti di fondamento.

Si rappresenta che alla data – 13.11.2007 – di deposito del ricorso recante l’atto di gravame avverso la sentenza n. 399/2007 del Tribunale di Modica, l’indirizzo giurisprudenziale enunciato in via assolutamente prioritaria da questa Corte di legittimità era ben chiaro e si esprimeva nel senso che l’appello avverso la sentenza che abbia pronunciato sull’impugnazione di una delibera dell’assemblea condominiale, in assenza di previsioni di legge “ad hoc”, va proposto – secondo la regola generale contenuta nell’art. 342 c.p.c. – con citazione; cosicchè la tempestività dell’appello va verificata in base alla data di notifica dell’atto e non alla data di deposito dell’atto di gravame nella cancelleria del giudice “ad quem” (cfr. Cass. 8.4.2009, n. 8536; Cass. 25.2.2009, n. 4498, secondo cui, nei procedimenti nei quali l’appello, in base al principio di cui all’art. 342 c.p.c., va proposto con citazione, ai fini della “vocatio in ius”, vale la regola della conoscenza dell’atto da parte del destinatario; cosicchè se, erroneamente, l’impugnazione, anzichè con citazione, venga proposta con ricorso, per stabilirne la tempestività occorre avere riguardo non alla data di deposito di quest’ultimo, ma alla data in cui lo stesso risulta notificato alla controparte unitamente al provvedimento del giudice di fissazione dell’udienza; Cass. 11.9.2008, n. 23412, secondo cui, qualora l’appello a sentenza pronunciata in esito ad un giudizio celebrato con rito ordinario (nella specie, impugnazione prevista dalla L. 16 marzo 1942, n. 267, art. 99) venga proposto con la forma prescritta per l’appello alle sentenze pronunciate in esito a giudizio camerale, il deposito del ricorso, pur se tempestivo, non è idoneo alla costituzione di un valido rapporto processuale, il quale richiede che l’atto recettizio di impugnazione venga portato a conoscenza della parte entro il termine perentorio stabilito dall’art. 325 c.p.c., nella forma legale della notificazione e nel luogo indicato dall’art. 330 c.p.c., sicchè l’eventuale sanatoria di tale atto nullo è ammissibile soltanto a condizione che non si sia verificata “medio tempore” alcuna decadenza – quale, appunto, quella conseguente all’inosservanza del termine perentorio entro il quale deve avvenire la ricezione dell’atto – che abbia determinato il passaggio in giudicato della sentenza e, quindi, l’inammissibilità dell’appello).

In questo quadro va rimarcato che l’insegnamento, di segno contrario, espresso da questa Corte con la pronuncia n. 18117 del 26.7.2013 (secondo cui in tema di impugnazione delle deliberazioni assembleari del condominio, qualora il giudizio di primo grado sia stato introdotto con ricorso, anzichè con citazione, può essere introdotto con ricorso anche il giudizio di appello, e, in questo caso, il rispetto del termine di gravame è assicurato già dal deposito del ricorso in cancelleria, a prescindere dalla sua successiva notificazione) non solo era evidentemente minoritario, ma risulta “contraddetto” dal successivo arresto n. 23692 del 6.11.2014 di questo stesso Giudice (secondo cui l’appello avverso la sentenza che abbia pronunciato sull’impugnazione di una deliberazione dell’assemblea di condominio, ai sensi dell’art. 1137 c.c., va proposto, in assenza di specifiche previsioni di legge, mediante citazione in conformità alla regola generale di cui all’art. 342 c.p.c., sicchè la tempestività del gravame va verificata in base alla data di notifica dell’atto e non a quella di deposito dello stesso nella cancelleria del giudice “ad quem”) esattamente conforme al prioritario indirizzo ricostruttivo consolidatosi in precedenza.

Al cospetto del riferito “stato” dell’elaborazione giurisprudenziale ben avrebbero potuto e dovuto i ricorrenti alla data del 13.11.2007 aver piena cognizione dell’indirizzo giurisprudenziale del tutto prioritario e su tale scorta proporre l’atto di gravame nella forma “dovuta”, cioè mediante atto di citazione, ovvero, quanto meno, proporlo nella forma “dovuta” nei nove giorni antecedenti alla scadenza (22.11.2007) del termine utile per l’impugnazione.

In tal guisa è del tutto ingiustificato far leva sulla circostanza che “il decreto presidenziale di fissazione dell’udienza di comparizione, di assegnazione dei termini di notifica e di designazione del giudice relatore è stato emesso inspiegabilmente in data 14.12.2007 e depositato in cancelleria il 17.12.2007” (così ricorso, pag. 7).

Il rigetto del primo e del secondo motivo di ricorso assorbe e rende vana la disamina del terzo.

Il condominio dello stabile di (OMISSIS), in persona dell’amministratore D.R.M., D.R.M., in proprio, D.R.F., C.R., V.G., L.A. e P.C. non hanno svolto difese.

Nonostante il rigetto del ricorso pertanto nessuna statuizione va assunta in ordine alle spese del presente giudizio.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 15 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 10 marzo 2017

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