Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6267 del 05/03/2021

Cassazione civile sez. VI, 05/03/2021, (ud. 16/12/2020, dep. 05/03/2021), n.6267

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – rel. Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24673-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)) in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

R.M.G., in proprio e nella qualità di legale

rappresentante della società GRAZIA SNC di RA. e R.,

RA.AL., elettivamente domiciliati in ROMA, P.ZA DELLA LIBERTA’ 10,

presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO CAPECCI, rappresentati e

difesi dall’avvocato ALESSANDRO FIORAVANTI;

– controricorrenti e ricorrenti incidentali –

avverso la sentenza n. 803/7/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della TOSCANA, depositata il 16/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/12/2020 dal Consigliere Relatore Dott. COSMO

CROLLA.

 

Fatto

RITENUTO

che:

1. Con distinti ricorsi la soc. Grazia snc di Ra. e R., R.M.G. e Ra.Al. proponeva ricorso avanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Siena avverso gli avvisi, notificati alla società e ai soci per trasparenza, con i quali l’Ufficio, riscontrata la mancata presentazione di interpello disapplicativo, il risultato di non congruità dello studio di settore, accertava, in conseguenza del mancato superamento del test di operatività, il reddito imponibile minimo ai sensi della L. n. 724 del 1994, art. 30, per l’anno di imposta 2010.

2. La Commissione Tributaria Provinciale accoglieva i ricorsi ritenendo illegittimi gli atti impositivi essendo stata violata la normativa sul contraddittorio endoprocedimentale.

3. Le sentenze venivano impugnate dall’Agenzia delle Entrate e la Commissione Tributaria Regionale, riuniti i procedimenti, rigettava l’appello principale affermando che l’avviso di accertamento che ricostruiva il reddito, la L. n. 724 del 1994, ex art. 30, si basava sull’erroneo presupposto della non congruità dello studio di settore.

4. Avverso la sentenza della CTR ha proposto ricorso per Cassazione l’Agenzia delle Entrate affidandosi a due motivi, i contribuenti si sono costituiti con controricorso proponendo ricorso incidentale condizionato.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo di impugnazione l’Ufficio denuncia nullità della sentenza per motivazione omessa e/o apparente in violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4) ed D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4).

1.2 Con il secondo motivo si deduce violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 21, commi 2, 3 e 6 ed art. 2697 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, avendo la CTR sostanzialmente invertito l’onere – addossandolo in capo all’Ufficio – della dimostrazione della natura della prestazione dedotta in fattura ai fini del suo corretto inserimento nello studio di settore.

2 Il primo motivo è infondato.

2.1 Ricorre il vizio di omessa o apparente motivazione della sentenza allorquando il giudice di merito ometta di indicare gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento ovvero li indichi senza un’approfondita disamina logica e giuridica, rendendo, in tal modo, impossibile ogni controllo sull’esattezza e sulla logicità del suo ragionamento. E’ noto che in seguito alla riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), disposta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, conv. con modif. in L. n. 134 del 2012, è denunciabile in cassazione l’anomalia motivazionale che si concretizza nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili”, quale ipotesi che non rende percepibile l’iter logico seguito per la formazione del convincimento e, di conseguenza, non consente alcun effettivo controllo sull’esattezza e sulla logicità del ragionamento del giudice. In particolare, il vizio motivazionale previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nella formulazione introdotta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, convertito in L. n. 134 del 2012, applicabile ratione temporis, presuppone che il giudice di merito abbia esaminato la questione oggetto di doglianza, ma abbia totalmente pretermesso uno specifico fatto storico, e si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa e obiettivamente incomprensibile”, mentre resta irrilevante il semplice difetto di “sufficienza” della motivazione. E così, ricorre il vizio di omessa motivazione della sentenza, denunziabile in sede di legittimità ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, quando il giudice di merito ometta di indicare gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento ovvero indica tali elementi senza una approfondita disamina logica e giuridica, rendendo in tal modo impossibile ogni controllo sull’esattezza e sulla logicità del suo ragionamento. (cfr. Cass. S.U. n. 8053 del 2014).

2.2 Nella fattispecie la motivazione della sentenza non è connotata da tali deficienze in quanto la CTR ha dato conto delle ragioni poste a base della sua decisione spiegando che poichè la fattura in ragione della sua indicazione di ” prestazioni professionali – acconto competenza 2010 ” poteva essere ricondotta alla categoria degli” altri costi per servizi” rigo (OMISSIS) anzichè classificata al rigo (OMISSIS) – “spese per acquisto servizi – così come da studio di settore rielaborato dall’Agenzia delle Entrate, era da escludersi ogni incongruità dello studio di settore e la conseguente applicazione della cosiddetta disciplina delle società di comodo.

3 Il secondo motivo non merita accoglimento.

3.1 Contrariamente a quanto opinato dalla ricorrente, i giudici di secondo grado affermando che la descrizione contenuta nella fattura giustificasse la collocazione del relativo costo nello studio di settore sotto la voce “altri costi e servizi” al rigo (OMISSIS), non hanno affatto sovvertito le regole del riparto dell’onere probatorio limitandosi semplicemente a compiere un accertamento di fatto avente ad oggetto la valutazione di una prova documentale.

La reiezione dei motivi di ricorso dell’Agenzia dell’Entrate esime questa Corte dall’esame del motivo di ricorso incidentale proposto condizionatamente all’ipotesi di accoglimento di uno dei due motivi de ricorso principale

5 Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

PQM

La Corte:

– Rigetta il ricorso

– Condanna Agenzia delle Entrate al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 7.300 per compensi Euro 200 per spese oltre rimborso forfettario ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 16 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 5 marzo 2021

 

 

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