Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6267 del 05/03/2020

Cassazione civile sez. I, 05/03/2020, (ud. 03/12/2019, dep. 05/03/2020), n.6267

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – rel. Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 33107/2018 proposto da:

F.A., elettivamente domiciliato in Napoli, via Toledo n. 6,

presso lo studio dell’avv. Marco Esposito che lo rappresenta e

difende giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’Interno, elettivamente domiciliato in Roma, Via Dei

Portoghesi 12, presso l’Avvocatura Generale dello Stato che lo

rappresenta e difende ex lege;

– controricorrente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di MILANO, depositato il 27/09/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

03/12/2019 dal Consigliere Dott.ssa Paola GHINOY.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con il decreto gravato da ricorso per cassazione il Tribunale di Milano rigettava la domanda proposta da F.A., proveniente dalla (OMISSIS), volta ad ottenere in via principale, il riconoscimento dello status di rifugiato politico, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex artt. 7 e segg.; in via subordinata, il riconoscimento della “protezione sussidiaria” di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14; in via ulteriormente subordinata, la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 5, comma 6 (nel testo applicabile ratione temporis).

2. Il ricorso per cassazione di F.A. si fonda su un unico motivo.

3. Il Ministero dell’Interno ha resistito con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

4. Il ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 3 e 14 e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5 comma 6 e la violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5. Lamenta che il Tribunale abbia ritenuto non sussistente la situazione di vulnerabilità ritenendo che il ricorrente non avesse indicato quali erano i beni giuridici che rischiavano di essere compromessi in caso di rientro in patria e considerando la Guinea-Bissau luogo sicuro, mentre egli aveva sostenuto che la situazione di vulnerabilità era correlata alla sua situazione personale, essendo stato più volte picchiato e rapito dal narcotrafficante innamorato e respinto dalla sua fidanzata. Insiste nella richiesta di riconoscimento della protezione sussidiaria e in subordine della protezione umanitaria, lamentando che il Tribunale non abbia operato un giudizio comparativo tra integrazione raggiunta e situazione di vulnerabilità.

5. Il ricorso deve essere dichiarato improcedibile ex officio per la mancata produzione – prescritta, sotto espressa comminatoria di tale sanzione processuale, dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2, della “copia autentica della sentenza… impugnata” (nel caso, del decreto del Tribunale).

6. Deve essere ribadito, in ordine a tale disposizione, il principio, più volte affermato da questa Corte (v ex aliis Cass. n. 14426 del 05/06/2018, Cass. n. 25407 del 12/12/2016, Cass. n. 17065 del 03/08/2007, Cass. n. 3254 del 17/2/2005, Cass. n. 4687 del 12/5/1999) secondo il quale la produzione di copia incompleta del provvedimento impugnato è causa di improcedibilità del ricorso per Cassazione quando non consenta di dedurre con certezza l’oggetto della controversia e le ragioni poste a base della pronuncia.

7. Nel caso, dall’esame del fascicolo è emerso che unitamente al ricorso, pervenuto a mezzo posta, è stata prodotta copia del decreto impugnato constante delle sole pagine: 1, 3, 5, 6, 12, 13, 15, 16. Il testo integrale non è stato prodotto neppure dal controricorrente costituito.

8. Manca tutta la parte della motivazione con la quale il Tribunale ha argomentato in ordine alla credibilità del richiedente ed al rigetto delle domande relative riconoscimento dello status di rifugiato politico e della “protezione sussidiaria” di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, residuando solo una parte relativa al permesso di soggiorno per motivi umanitari.

9. Tale carenza non consente assolutamente di determinare “l’oggetto della controversia e le ragioni poste a base della pronuncia” e, di conseguenza, di valutare il fondamento delle censure opposte dal ricorrente.

10. Nè tale carenza può essere colmata mediante la lettura del ricorso, che non riporta puntualmente la motivazione del Tribunale, nè del controricorso del Ministero, che formula difese del tutto generiche che si attagliano a qualunque giudizio nella materia in trattazione e non specificamente conferenti con la fattispecie esaminata.

11. Segue l’improcedibilità del ricorso.

12. Le spese vengono compensate tra le parti, atteso che il controricorso non ha arrecato alcun utile contributo al dibattito processuale.

13. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis, ove dovuto.

P.Q.M.

La Corte dichiara improcedibile il ricorso. Compensa tra le parti le spese del giudizio.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 3 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 5 marzo 2020

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