Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6264 del 05/03/2021

Cassazione civile sez. VI, 05/03/2021, (ud. 16/12/2020, dep. 05/03/2021), n.6264

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – rel. Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18052-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE E DEL TERRITORIO, (C.F. (OMISSIS)), in persona

del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente –

contro

A. N. E FIGLI SRL IN LIQUIDAZIONE, in persona del liquidatore

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA SFORZA PALLAVICINI, 18, presso lo studio dell’avvocato

ROSARIO RAO, rappresentata e difesa dall’avvocato BRUNO MANTINEO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5543/1/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della SICILIA, depositata il 12/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/12/2020 dal Consigliere Relatore Dott. COSMO

CROLLA.

 

Fatto

RITENUTO

che:

1. La soc. A. N. proponeva ricorso avanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Agrigento avverso gli avvisi di accertamento con i quali l’Ufficio recuperava a tassazione ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 41 bis, le maggiori imposte (Ires Irap ed Iva) in relazione agli anni di imposta 2007 e 2008.

2. La Commissione Tributaria Provinciale, riuniti i ricorsi, li accoglieva.

3 Sull’impugnazione dell’Agenzia delle Entrate la CTR dichiarava inammissibile l’appello in quanto l’Ufficio non aveva provveduto a versare in atti la ricevuta di spedizione precludendo ogni controllo sulla tempestività dell’appello; la CTR riteneva altresì infondati i motivi di appello.

4. Avverso la sentenza della CTR ha proposto ricorso per Cassazione l’Agenzia delle Entrate affidandosi ad due motivi; la contribuente si è costituita depositando controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo l’Uffico denuncia violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 51 e dell’art. 327 c.p.c., comma 1, nonchè del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 16, comma 5, art. 20, comma 2, art. 22, comma 5 e art. 53, in relazione all’art. 360 comma 1 nr 4 c.p.c. avendo la CTR errato nel dichiarare inammissibile l’appello in quanto il ricorso era stato spedito per la notifica nel rispetto del termine semestrale per l’appello tenuto conto della sospensione feriale dei termini.

2. Con il secondo motivo si deduce la violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 53, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; si sostiene nel merito che l’Ufficio ha legittimamente applicato con gli avvisi di accertamento la presunzione di acquisto e di vendita in evasione.

Il primo motivo è infondato.

2.1 In accoglimento dell’eccezione sollevata dall’appella va preliminarmente dichiarata l’inammissibilità della produzione della distinta analitica di Poste Italiane e dell’interrogazione sito web CTR di Palermo del 5/3/2019. Si tratta di documenti mai prodotti nel giudizio di merito.

2.2 L’art. 372, comma 1, stabilisce che “non è ammesso il deposito di atti e documenti non prodotti nei precedenti gradi di giudizio, tranne di quelli che riguardano la nullità della sentenza impugnata e l’ammissibilità del ricorso e del controricorso”.

3. Venendo al merito è pacifico che il termine di impugnazione della sentenza resa dalla CTP di Palermo cadeva il 10 marzo 2014 (essendo il 9 marzo domenica), cosi come è incontestato che l’Agenzia delle Entrate non abbia prodotto copia dell’avviso di spedizione a mezzo posta dell’atto di impugnazione ma abbia versato in atti l’avviso di ricevimento della notifica dell’atto di appello avvenuta a mezzo del servizio postale.

3.1 Ciò premesso la questione della prova della tempestività della notifica dell’atto di impugnazione è stata di recente affrontata dalla Suprema corte a Sezioni Unite (sent. 29 maggio 2017, n. 13452), che ha formulato il seguente principio di diritto: ” Nel processo tributario, non costituisce motivo d’inammissibilità del ricorso o dell’appello, che sia stato notificato direttamente a mezzo del servizio postale universale, il fatto che il ricorrente o l’appellante, al momento della costituzione entro il termine di trenta giorni dalla ricezione della raccomandata da parte del destinatario, depositi l’avviso di ricevimento del plico e non la ricevuta di spedizione, purchè nell’avviso di ricevimento medesimo la data di spedizione sia asseverata dall’ufficio postale con stampigliatura meccanografica ovvero con proprio timbro datario; solo in tal caso l’avviso di ricevimento è idoneo ad assolvere la medesima funzione probatoria che la legge assegna alla ricevuta di spedizione, laddove, in mancanza, la non idoneità della mera scritturazione manuale o comunemente dattilografica della data di spedizione sull’avviso di ricevimento può essere superata, ai fini della tempestività della notifica del ricorso o dell’appello, unicamente se la ricezione del plico sia certificata dall’agente postale come avvenuta entro il termine di decadenza per l’impugnazione dell’atto o della sentenza”. Dunque, in caso di mancata produzione dell’avviso di spedizione, può assumere idoneo valore probatorio, preclusivo della declaratoria di inammissibilità dell’appello, anche la produzione dell’avviso di ricevimento, purchè nello stesso risulti l’asseverazione della data di spedizione con stampigliatura meccanografica o con timbro datario apposto sulla data di spedizione.

3.2 Tale profilo non risulta nel caso di specie in quanto la CTR ha accertato che sull’avviso di ricevimento “non risulta leggibile il relativo timbro di spedizione, nè risulta compilata la data di spedizione “.

3.3 Nè la CTR era tenuta, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, a disporre l’esibizione dell’originale della ricevuta di spedizione secondo quanto disposto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 22, comma 5, richiamato dal D.Lgs. citato, art. 61.

Tale potere istruttorio può essere esercitato secondo quanto stabilito dalla disposizione testè citata solo “ove sorgano contestazioni” e non può quindi essere utilizzato per supplire all’inerzia del ricorrente, tenuto, ai sensi dell’art. 22, comma 1, al deposito degli atti relativi alla notifica del ricorso, nel deposito ricevuta di spedizione.

3.4 Non giova alle ragioni dell’Agenzia delle Entrate neanche la “prova di resistenza” della ricezione dell’atto da parte del destinatario atteso dall’esame dell’avviso di ricevimento della raccomandata risulta che l’atto è stato ricevuto in data 11.3.2014 e, dunque, oltre la data di scadenza del termine per impugnare.

4 Il secondo motivo è inammissibile in quanto il ricorrente è privo di interesse essendo il motivo diretto contro una ratio decidendi espressamente svolta ad abundantiam.

4.1 La CTR, infatti, dopo avere dichiarato inammissibile l’appello per le ragioni sopra esposte ha comunque proceduto all’esame del merito.

4.2 Va, al riguardo, data continuità al principio secondo cui, qualora il giudice, dopo una statuizione di inammissibilità dell’appello, con la quale si sia spogliato della potestas iudicandi sul merito del gravame, abbia impropriamente inserito nella sentenza argomentazioni sul fondo dell’impugnazione, la parte soccombente non ha l’onere nè l’interesse ad impugnare tale statuizione, sicchè è ammissibile l’impugnazione che si rivolga alla sola statuizione pregiudiziale, mentre è inammissibile, per difetto di interesse, l’impugnazione nella parte in cui pretenda un sindacato anche in ordine alla motivazione sul merito, svolta ad abundantiam nella sentenza gravata (Cass., Sez. Un., 17 giugno 2013, n. 15122; Cass., Sez. 3, 20 agosto 2015, n. 17004)

5. Conclusivamente il ricorso va rigettato.

6 Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte:

– Rigetta il ricorso

– Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 4.100 oltre 200 per spese, rimborso forfettario ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 16 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 5 marzo 2021

 

 

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