Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6258 del 05/03/2020

Cassazione civile sez. I, 05/03/2020, (ud. 25/10/2019, dep. 05/03/2020), n.6258

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – rel. Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 34843/2018 proposto da:

M.O.B.M., rappresentato e difeso dall’avvocato

Francesco Carricato giusta procura speciale a margine del ricorso

elettivamente domiciliato in Roma, Piazza Cavour presso la

cancelleria civile della Corte di cassazione;

– ricorrente –

CONTRO

PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CORTE DI APPELLO DI VENEZIA – SEZIONE

PER I MINORENNI, PROCURATORE GENERALE DELLA CORTE DI CASSAZIONE,

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro in carica;

-intimati-

avverso il decreto della Corte d’appello di Venezia, Sezione per i

minorenni, n. 111/2018 del 29/05/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25/10/2019 dal Cons. Dott. Laura Scalia.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Corte di appello di Venezia, sezione per i minorenni, con il decreto in epigrafe indicato ha rigettato il reclamo proposto avverso il provvedimento con cui il locale Tribunale per i minorenni aveva, a sua volta, respinto la richiesta di autorizzazione del ricorrente, padre di due minori, nati in Italia nel (OMISSIS), a permanere in Italia D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 31, comma 3, per gravi motivi.

2. Ricorre per la cassazione dell’indicato provvedimento con due motivi M.O.B.M., nella qualità in epigrafe indicata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il Collegio autorizza l’adozione del modello della motivazione semplificata nella decisione del ricorso, nel rispetto del principio della ragionevole durata dei procedimenti civili di cui all’art. 111 Cost., comma 2, non sollecitando il proposto mezzo l’esercizio della funzione nomofilattica, ma ponendo questioni la cui soluzione comporta l’applicazione di principi già affermati in precedenza dalla Corte e dai quali questo Collegio non intende discostarsi (Cass. 04/07/2012 n. 11199).

2.Con atto del 7.10.2019 M.O.B.M., cittadino (OMISSIS), ha dichiarato di rinunciare al ricorso proposto per avere ottenuto in data 14.05.2019 il permesso di soggiorno per motivi familiari con scadenza al 14.05.2021.

3. Ciò posto, quanto alle sorti dell’odierno giudizio.

4. Va pregiudizialmente dichiarata l’inammissibilità del tardivo atto di costituzione presentato dal Ministero dell’Interno al “solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1”.

A tale stregua risulta da detta Amministrazione violato il combinato disposto di cui all’art. 370 c.p.c. e art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, in base al quale il controricorso deve a pena di inammissibilità contemplare l’esposizione dei motivi di diritto su cui si fonda, costituendone requisito essenziale (v. Cass., 13/3/2006, n. 5400).

Ne consegue che, giusta orientamento consolidato nella giurisprudenza di legittimità, ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, alla parte contro la quale il ricorso è diretto, la quale non abbia depositato il controricorso (situazione cui deve equipararsi quella in cui, come nella specie, si tratti di atto privo dei relativi requisiti essenziali, e pertanto non qualificabile come tale), nel periodo che va dalla scadenza del termine per la proposizione del controricorso alla data fissata per la discussione del ricorso per cassazione è preclusa qualsiasi attività processuale, sia essa diretta alla costituzione in giudizio – anche se soltanto ai fini della partecipazione alla discussione orale – o alla produzione di documenti e memorie ai sensi degli artt. 372 e 378 c.p.c. (v. Cass., Sez. Un., 11/4/1981, n. 2114; Cass., 28/5/1980, n. 3513; Cass., 9/8/1962, n. 2486).

5. Nel resto, quanto alla intervenuta rinuncia al ricorso per cassazione, si osserva.

La rinuncia, nella natura ricettizia dell’atto, deve essere notificata alla controparte nella irritualità della cui costituzione il relativo onere resta pertanto non configurabile ai fini dell’estinzione del giudizio (ex art. 390 c.p.c., comma 3).

Va pertanto dichiarata l’estinzione del giudizio, effetto che resta fermo nella irritualità della costituzione della controparte.

P.Q.M.

Dichiara estinto il giudizio.

In caso di diffusione del presente provvedimento si omettano le generalità e gli altri dati identificativi, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 25 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 5 marzo 2020

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