Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6254 del 05/03/2020

Cassazione civile sez. I, 05/03/2020, (ud. 25/10/2019, dep. 05/03/2020), n.6254

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – rel. Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 11617/2018 proposto da:

L.E., L.X., in qualità di genitori dei minori

L.M. (nato a (OMISSIS)) e L.U. (nata in (OMISSIS))

rappresentati e difesi dall’avvocato Roberto Caranzano per procura

speciale in calce al ricorso con indicazione dell’indirizzo di posta

certificato comunicato al proprio ordine per ricevere atti e

comunicazioni;

contro

PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CORTE DI APPELLO DI TORINO-SEZIONE PER

I MINORENNI; PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE PER I

MINORENNI DI TORINO;

– intimati –

avverso il decreto della Corte d’appello di Torino, Sezione per i

minorenni, n. 547/2017 del 19/10/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25/10/2019 dal Cons. Dott. Laura Scalia.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Corte di appello di Torino, sezione per i minorenni, con il decreto in epigrafe indicato ha rigettato il reclamo proposto avverso il provvedimento con cui il locale Tribunale per i minorenni aveva, a sua volta, respinto la richiesta di autorizzazione dei ricorrenti, a permanere in Italia D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 31, comma 3, per prendersi cura dei figli minori L.M. (nato a (OMISSIS)) e L.U. (nata in (OMISSIS).

La Corte di merito ha ritenuto che il rientro in (OMISSIS), Paese di origine del nucleo familiare, non avrebbe pregiudicato il diritto all’unità familiare facendovi i minori rientro con entrambi i genitori, non individuando, altresì, ragioni di radicamento dei primi in Italia per i tempi di loro permanenza nel territorio dello Stato che ne avrebbero escluso il pregiudizio psicologico.

L’autorizzazione alla permanenza nei termini di cui all’art. 31, comma 3 T.U. Immigrazione avrebbe creato l’occasione di un radicamento nella reiterazione dei provvedimenti fino alla maggiore età dei figli, in difetto di prospettiva di regolarizzazione delle posizioni dei genitori in Italia.

2. Ricorrono per la cassazione dell’indicato provvedimento con due motivi L.E. e L.X., nella qualità in epigrafe indicata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo i ricorrenti deducono la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 31, comma 3, e la carenza ed illogicità della motivazione per avere il giudice del reclamo ritenuto i “gravi motivi” indicati nella norma limitati a situazioni eccezionali e transitorie e non, invece, finalizzati alla conservazione del nucleo familiare ed a evitare lo sradicamento del minore dal contesto di vita.

Il minore L.M., classe (OMISSIS), era nato in Italia in cui era vissuto, eccezion fatta per un periodo di diciotto mesi, integrandosi pienamente nel territorio nazionale in cui aveva frequentato un istituto scolastico di (OMISSIS); la minore L.U., classe (OMISSIS), nata in (OMISSIS) era giunta in Italia quando aveva poco più di un anno e dopo aver frequentato la scuola dell’infanzia a (OMISSIS) era stata iscritta al primo anno dell’istituto comprensivo “(OMISSIS)” della medesima cittadina con ottimo profitto; per siffatte evidenze i minori dovevano intendersi come pienamente integrati in Italia.

2. Con il secondo motivo i ricorrenti fanno valere la violazione dell’art. 3 della Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, ratificata dall’Italia con L. n. 176 del 1991, per l’omessa e/o erronea valutazione circa la prevalenza dell’interesse dei minori, per l’intrapreso percorso di vita ed educazione e formazione in Italia ed il conseguente sofferto loro sradicamento, rispetto all’interesse dello Stato al regolare flusso migratorio.

3. I motivi proposti – che devono trovare congiunta trattazione perchè, tra loro strettamente connessi, essi toccano i termini di applicabilità dell’istituto di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 31, comma 3, sull’autorizzazione al rilascio di un permesso di soggiorno ai genitori di un minore straniero nella sussistenza di gravi motivi – sono infondati e come tali vanno rigettati.

3.1. La fattispecie in esame trova invero soluzione in applicazione del principio che, solido nelle affermazioni di questa Corte di legittimità, da ultimo riceve conferma nel più recente pronunciamento di questa Corte a Sezioni unite n. 15750/2019 per il quale, i “gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico” del minore, che consentono la temporanea autorizzazione alla permanenza in Italia del suo familiare secondo la disciplina prevista dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 31 devono consistere in situazioni oggettivamente gravi, comportanti una seria compromissione dell’equilibrio psicofisico del minore, non altrimenti evitabile se non attraverso il rilascio della misura autorizzativa.

3.2. All’indicato principio si correla l’affermazione che la normativa in esame non può essere intesa come volta ad assicurare una generica tutela del diritto alla coesione familiare del minore e dei suoi genitori e, ancora, che sul richiedente l’autorizzazione incombe l’onere di allegazione della specifica situazione di grave pregiudizio che potrebbe derivare al minore dall’allontanamento del genitore (Cass. 16/01/2020 n. 773; Cass. 16/04/2018 n. 9391; Cass. SU n. 21799/2010).

3.3. Ferma l’indicata premessa di principio, il diritto fatto valere dai ricorrenti non è quello inteso a tutelare le ragioni del figlio minore che per l’allontanamento di uno dei due genitori, perchè privo di un valido permesso di soggiorno o per ragioni di sicurezza nazionale, venga a perdere una figura di riferimento nel suo accudimento e sviluppo sì da risentire un grave nocumento nell’equilibrio psico-fisico o, ancora, quello del minore che dovendo seguire le sorti del genitore allontanato, D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 31, comma 1 ed art. 19, comma 2, lett. a) venga sradicato dal contesto di permanenza, ma piuttosto quella di un nucleo familiare che si trovi ad invocare il diritto alla coesione in una determinata obiettività territoriale.

3.4. Con provvedimento che si sottrae a sindacato in questa sede per le dedotte violazioni di legge ed i vizi di motivazione, la Corte di merito, nella rilevata distonia tra le circostanze in fatto allegate dai ricorrenti ed i contenuti e la ratio dell’invocata disposizione D.Lgs. n. 286 del 1997, ex art. 31, comma 3, ha, in modo ineccepibile, rigettato la domanda.

La Corte territoriale ha correttamente e congruamente escluso nella permanenza in Italia dei minori l’esito di quel radicamento il cui inopinato strappo può dirsi portatore di pregiudizio all’equilibrio psico-fisico dei primi, nelle acquisite abitudini di vita e nel consolidato percorso di integrazione.

Escluso l’estremo dei “gravi motivi” per una interpretazione dell’istituto dell’autorizzazione temporanea D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 31, comma 3, saldamente ancorata ai principi espressi da questa Corte di legittimità, ogni ulteriore valutazione resa dalla Corte di merito resta contenuta all’interno di un giudizio di merito che in quanto congruamente motivato è sottratto, come tale, a censura in questa sede.

4. Conclusivamente il ricorso va rigettato.

Nulla sulle spese.

La natura del giudizio esonera i ricorrenti dal pagamento del contributo unificato di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.

Va disposta ai sensi del D.Lgs. n. 198 del 2003, art. 52 l’omissione delle generalità e degli altri dati identificativi in caso di diffusione del presente provvedimento.

PQM

Rigetta il ricorso.

Dà atto che la natura del giudizio esonera i ricorrenti dal pagamento del contributo unificato di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.

Dispone che ai sensi del D.Lgs. n. 198 del 2003, art. 52 siano omessi le generalità e gli altri dati identificativi in caso di diffusione del presente provvedimento.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 25 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 5 marzo 2020

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