Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6253 del 15/03/2010

Cassazione civile sez. trib., 15/03/2010, (ud. 26/01/2010, dep. 15/03/2010), n.6253

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato,

nei cui uffici, in Roma, Via dei Portoghesi, 12 è domiciliata;

– ricorrente –

contro

C.M., residente a (OMISSIS), rappresentato e

difeso, giusta delega a margine del controricorso, dall’Avv. DE

ANGELIS Corrado, nel cui studio, in Roma, Viale Angelico, 91 (studio

Avv. Gennaro Leone), è elettivamente domiciliato;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 473/39/2006 della Commissione Tributaria

Regionale di Roma – Sezione Staccata di Latina n. 39, in data

15/11/2006, depositata l’11 dicembre 2006.

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

26 gennaio 2010 dal Relatore Dott. Antonino Di Blasi.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

La Corte:

Considerato che nel ricorso iscritto al n. 3538/2008 R.G., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

1 – E’ chiesta la cassazione della sentenza n. 473/39/2006, pronunziata dalla CTR di Roma Sezione Staccata di Latina n. 39 il 15.11.2006 e DEPOSITATA l’11 dicembre 2006.

Il ricorso, che attiene ad impugnazione di avviso di accertamento, relativo al maggior reddito di partecipazione, accertato, ai fini Irpef per l’anno 1995, censura l’impugnata decisione di nullità, per violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36 e art. 118 disp. att. c.p.c..

2 – L’intimato, giusto controricorso, ha chiesto il rigetto dell’impugnazione.

3 – In via preliminare deve essere rilevata la nullità dell’intero giudizio.

Premesso, infatti, che l’accertamento in questione attiene al reddito di partecipazione societaria e che al giudizio ha partecipato il solo socio ricorrente, e non anche la società e gli altri soci, deve farsi applicazione del principio di recente affermato dalle sezioni Unite a mente del quale “La unitarietà dell’accertamento che è (o deve essere) alla base della rettifica delle dichiarazioni dei redditi delle società ed associazioni di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 5 (T.U.I.R.) e dei soci delle stesse (D.P.R. n. 600 del 1973, art. 40) e la conseguente automatica imputazione dei redditi della società a ciascun socio proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili, indipendentemente dalla percezione degli stessi, comporta che il ricorso proposto da uno dei soci o dalla società, anche avverso un solo avviso di rettifica, riguarda inscindibilmente la società ed i soci (salvo che questi prospettino questioni personali), i quali tutti devono essere parte nello stesso processo, e che la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni soltanto di essi (D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 14, comma 1), perchè non ha ad oggetto la singola posizione debitoria del o dei ricorrenti, bensì la posizione inscindibilmente comune a tutti i debitori rispetto all’obbligazione dedotta nell’atto autoritativo impugnato, cioè gli elementi comuni della fattispecie costitutiva dell’obbligazione (Cass. SS.UU. n. 1052/2007); trattasi pertanto di fattispecie di litisconsorzio necessario originario, con la conseguenza che:

– il ricorso proposto anche da uno soltanto dei soggetti interessati, destinatario di un atto impositivo, apre la strada al giudizio necessariamente collettivo e il giudice adito in primo grado deve ordinare l’integrazione del contraddittorio (a meno che non si possa disporre la riunione dei ricorsi proposti separatamente, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 29);

– il giudizio celebrato senza la partecipazione di tutti i litisconsorzi necessari è nullo per violazione del principio del contraddittorio di cui all’art. 101 c.p.c. e art. 111 Cost., comma 2, e trattasi di nullità che può e deve essere rilevata in ogni stato e grado del procedimento, anche di ufficio” (Cass. SS.UU. 4 giugno 2008 n. 14815).

4 – Si ritiene, dunque, sussistano i presupposti per la trattazione del ricorso in Camera di Consiglio e la definizione, ai sensi degli artt. 375 e 380 bis c.p.c., con pronuncia che dichiari la nullità dell’intero giudizio, rimettendo la causa al giudice di primo grado per i provvedimenti di competenza.

Il Relatore Cons. Dott. Antonino Di Blasi.

Considerato che la relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata ai difensori;

Visti il ricorso, il controricorso e tutti gli altri atti di causa;

A Considerato che il Collegio condivide tutte le argomentazioni, in fatto ed in diritto, svolte nella relazione;

Ritenuto che, in base a tali condivisi motivi ed ai richiamati principi, va dichiarata la nullità, oltre che dell’impugnata sentenza, di tutti gli atti successivi alla costituzione in giudizio del ricorrente nel giudizio di primo grado e della decisione emessa a conclusione di tale fase processuale, e la causa va rimessa alla CTP di Latina perchè, previa adozione dei provvedimenti sottesi ad integrare il contraddittorio nei confronti degli altri litisconsorti necessari, decida la causa nel merito;

Considerato, altresì, che, avuto riguardo all’epoca del consolidarsi del principio applicato, le spese delle fasi di merito e del presente giudizio di legittimità vanno compensate;

Visti gli artt. 375 e 380 bis c.p.c..

PQM

Pronunciando sul ricorso di che trattasi, dichiara la nullità dell’impugnata sentenza, di quella di primo grado e degli atti successivi alla costituzione nel giudizio di primo grado del ricorrente; Dispone rimettersi gli atti alla CTP di Latina perchè, previa adozione dei provvedimenti sottesi a consentire l’instaurazione di regolare contraddittorio, decida la causa nel merito. Compensa le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, il 26 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 15 marzo 2010

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